«È il tempo che mi frega»

Ami leggere ma non hai tempo a sufficienza? Basta con le scuse

Leggere un bel libro è un piacere profondo che può aprire la mente, ma non dovrebbe essere ucciso dal nostro desiderio di gratificazione digitale istantanea
Di Rhiannon Lucy Cosslett

Quando Fleur Pellerin, ministro della cultura francese, ha dichiarato di non aver mai letto un romanzo del fresco premio Nobel Patrick Modiano e di non leggere molto in generale, il popolo francese è caduto in preda allo sgomento. Non c’è da stupirsi – una delle cose di cui i francesi vanno particolarmente fieri è il loro spudorato intellettualismo. In qualità di ragazza britannica cresciuta in una scuola dove la lettura di libri e l’uso di parole complesse erano abitudini che celavo per paura di venire ostracizzata, vivere in Francia è stato un vero e proprio shock. L’importanza data all’insegnamento della filosofia e all’arte dell’argomentazione sono fonti di orgoglio, non di vergogna, da sfoggiare nei bar e a cena con gli amici; quindi l’ammissione del ministro della cultura, a suo dire impossibilitata a leggere per mancanza di tempo, potrebbe essere percepita come il mancato adempimento a un dovere nazionale. Ma in generale, quanti di noi occidentali hanno ancora tempo per leggere?

Un sondaggio dello scorso anno ha mostrato come circa 4 milioni di adulti britannici non hanno mai letto per piacere e, come nel caso della Pellerin, la causa principale è stata la mancanza di tempo. In Gran Bretagna 4 milioni di persone (forse gli stessi 4 milioni, non è così improbabile) lavorano più di 48 ore a settimana, e un uomo su 25 supera le 60 ore a settimana. In generale gli uomini leggono meno delle donne, e la nostra cultura del lavoro è senza dubbio un fattore chiave. L’uomo con cui vivo è sempre troppo stanco per leggere più di un paio di pagine la sera. Quindi, come molte persone che conosco, mette da parte tutto ciò che vuole leggere e recupera a grande velocità nel tempo libero. Eppure, se noi britannici trascorriamo le vacanze a trangugiare il nostro quantitativo annuale di parole e idee sdraiati su un lettino in spiaggia, ciò non significa forse che, nonostante i dati preoccupanti sull’alfabetizzazione. vogliamo ancora leggere, e imparare, ed esplorare mondi finzionali?

È questione di tempo, diciamo. Eppure troviamo il tempo per altre cose: darci all’alcol, discutere su Twitter, guardare X-Factor. La colpa per la morte del romanzo ricade spesso e volentieri su internet. La Rete cambia il nostro modo di leggere: facciamo una scansione. per separare i diamanti dai detriti, e svolazziamo di pagina in pagina. I nostri cicli di attenzione sono logori. Secondo i ricercatori stiamo sviluppando dei nuovi cervelli digitali che stanno eclissando il sistema di lettura profonda da noi perfezionato nel corso dei millenni. Questo tipo di lettura alimenta l’immaginazione, ed è lì che creiamo persone, luoghi ed esperienze, in una sorta, per usare le splendide parole di Will Self, di telepatia. Non è che internet ci rende stupidi; semplicemente, ci perdiamo ciò che deriva dalla lettura profonda, dall’immergersi, dal relax e dall’evasione.

Ho sempre considerato la lettura come una forma di auto-miglioramento. Così come in un viaggio, scopri nuovi mondi e nuove idee, ti arricchisci, acquisci conoscenze, diventi più empatico; un essere umano migliore. Ma se, in quanto società, abbiamo abbandonato questo tipo di auto-miglioramento, cosa dice questa scelta sul nostro conto? Viviamo in una cultura dedita all’auto-miglioramento, molti di noi si affidano alle app per ritagliarsi un po’ di “spazio mentale”. Scarica questa app e in pausa pranzo, invece di fare ciò che fai di solito – sdraiarti di fianco al termosifone della sala del personale per cercare di fare un pisolino – clicca un paio di volte e potresti raggiungere il nirvana.

Non mi stupirei se il prossimo fenomeno fosse un’applicazione TCC; esercizi elementari per smartphone rivolti a chi sfrutta quei momenti sacri della giornata per allentare lo stress e la pressione che molti di noi avvertono. Siamo sempre in collegamento. Invece di fare lunghe camminate, la gente fissa lo schermo del celulare mentre corre da una riunione all’altra. In questo mondo di life hacks è raro vedere qualcuno fare qualcosa con calma e piacere, per il puro gusto di farlo, che si tratti di chiacchierare con gli amici, dedicarsi a un hobby – per amore, non per Instagram – o fare attività fisica. Ormai ci dicono che si può restare in forma con una semplice sessione da quattro minuti.

Da un lato tutto ciò ha senso. Oggigiorno la nostra cultura dedica così poco spazio alla lettura, che viene da chiedersi perché un ministro della cultura dovrebbe a tutti i costi indugiarvi. Qui la situazione è peggiore rispetto alla Francia, dato che stiamo togliendo i libri ai detenuti ed eliminando volumi fantastici come Uomini e topi o Il buio oltre la siepe dai programmi scolastici, libri che ci insegnano cose fondamentali sull’umanità, su conflitti, razze e disabilità, libri che, quando li avevo studiati a scuola, mi avevano fatto piangere e disperare, e mi avevano motivato a voler cambiare il mondo.

La Pellerin rispecchia la tendenza generale in un Occidente sempre più gretto, ma non è la grettezza a preoccuparmi, quanto la perdita di quella apertura verso nuove emozioni. Se guardo la mia libreria Kindle, vedo che metà dei libri sono stati abbandonati prima della fine. Voglio sentire queste emozioni, ma non sono più così disposta ad aspettare. Leggere è una gratificazione a lungo termine, vuol dire ciondolare lungo la strada che porta alla ricompensa finale. E così sempre meno persone ciondolano. Invece di assaporare, trangugiamo – non solo le parole, tutto.


Rhiannon Lucy Cosslett, «Love reading but don’t have the time? Stop making excuses», The Guardian, 29 ottobre 2014

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