Altri muri da abbattere

Sarebbe un tradimento

Un quarto di secolo fa, la storia è stata buona con i tedeschi. Questo però non cancella l’obbligo di impegnarsi anche oggi per gli ideali della rivoluzione pacifica. Il destino della Germania e quello dell’Europa sono saldamente legati l’uno all’altro.
Di Berthold Kohler

I tedeschi festeggiano. Questa, venticinque anni fa, era la frase di apertura dell’articolo di fondo dell’Extrablatt, che faceva uscire un’edizione speciale dopo la caduta del Muro. A distanza di un quarto di secolo, la frase si presta ancora a descrivere l’umore dei tedeschi, anche se la timida esultanza per uno degli eventi più felici della storia tedesca ha lasciato il posto a una gioia consapevole. Chi non ha preso parte alla rivoluzione pacifica o si è dimostrato scettico o persino ostile nei suoi confronti mostra comunque una pacata soddisfazione, ma anche chi ha aderito fin da subito all’unificazione tedesca, a est come a ovest, deve ammettere che la storia è stata buona con i tedeschi. E i tedeschi sono stati buoni con la storia, non solo la loro.

La parte orientale del Paese un tempo diviso, infatti, nell’estate e nell’autunno del 1989 è stata fonte di coraggio e ispirazione anche per i suoi vicini.  La fuga in massa dei tedeschi in occasione del “picnic paneuropeo” vicino a Sopron ha dimostrato agli altri Paesi ancora aggiogati che il sistema di oppressione era arrivato al capolinea. L’ondata di tedeschi della RDT che ha invaso l’ambasciata della Germania occidentale a Praga ha accelerato la ribellione dei cechi contro la gerontocrazia locale. La rivoluzione pacifica tedesca ha preso per mano le sue sorelle dando vita a un movimento di liberazione a livello europeo, che ha spazzato via le strutture dominanti incartapecorite, spianando la strada nell’Europa centro-orientale ai valori fino a quel momento sconosciuti della libertà, della prosperità e della sicurezza. Non tutto però è filato liscio come l’olio. Anche i “nuovi” Länder tedeschi hanno avuto bisogno di tempo per far rifiorire i loro territori, benché fossero state investite ingenti somme nel risanamento, somme che le economie in transizione potevano solo sognarsi. Non tutte sono poi così politicamente stabili come il Paese riunificato al centro del continente europeo. Eppure, grazie al fatto che l’Unione Europea e la NATO hanno inglobato i Paesi orientali, seguendo l’esempio dettato dalla Germania stessa, si è creata una zona di stabilità che rappresenta un’eccezione in questo periodo storico.

In Germania ce n’eravamo dimenticati – finché Putin ha scosso l’Occidente dal torpore dell’autocompiacimento. La politica di Putin segna un ritorno alla normalità – la normalità dei secoli passati, in cui in Europa si facevano le guerre per le province, le zone di influenza e lo “spazio vitale”. La maschera della tutela delle minoranze, dietro cui il Cremlino nasconde le sue campagne militari, è così labile che è un gioco da ragazzi capire cosa si vuole ottenere davvero. Ma nessuno vuole seriamente guardare oltre la maschera. Perché la verità rovinerebbe i dogmi della politica e i lucrativi rapporti d’affari tratti in salvo dalla vecchia e placida repubblica federale (il 9 novembre del 1989 a Berlino ovest si è tenuta una manifestazione per la chiusura dei negozi) e dalla RDT nel momento in cui il Paese è stato riunificato.

La violenza militare è ancora uno strumento politico

Nonostante tutte le differenze che ancora separano gli “Ossis” dai “Wessis”, e che sono spesso le differenze che separano gente di diverse nazionalità, una cosa li unisce: la voglia di essere lasciati in pace. È iniziato tutto dopo la guerra mondiale avviata dalla Germania di Hitler, che ha lacerato interi popoli e si è conclusa – in maniera affatto sorprendente – con la distruzione e lo smembramento della Germania stessa. Dopo il 1945, i tedeschi dell’ovest sono riusciti piuttosto bene a inondare gli altri Stati con prodotti made in Germany. Ma il giuramento prestato a destra e a sinistra del Muro, («Mai più un’altra guerra!») non è stato condiviso da tutta l’umanità. La violenza militare resta ancora uno strumento politico. I tedeschi sono riusciti a sradicare la guerra dalle loro menti, ma non dal resto del mondo.

Un conflitto è addirittura scoppiato vicino ai confini della Germania, cosa che non accadeva dal crollo della Jugoslavia. Nel bacino del Donec non si combatte più per la sovranità o l’integrità territoriale ucraina, ma per i principi che reggono gli ordinamenti statali moderni e che sono stati raggiunti con la rivoluzione europea del 1989, per la quale anche i tedeschi dell’est sono scesi in piazza. Ogni popolo ha il diritto di decidere in pace e in libertà come organizzare il proprio Stato, a chi farlo governare e quali valori e alleanze rispettare.

Non è il caso della farsa democratica dell’Ucraina orientale o della Crimea: servirebbe un processo decisionale reale e democratico, come quello avvenuto negli anni Novanta in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. I polacchi, in particolare, non hanno dimenticato che la libertà è un bene prezioso facile da perdere, tutto d’un tratto ma anche lentamente e in modo subdolo. Sarebbe un tradimento degli ideali della rivoluzione pacifica se la Germania riunificata, che può sentirsi orgogliosa per quello che è stata capace di fare anche al di fuori dei suoi confini, non lottasse contro questa minaccia. Il destino della Germania e quello dell’Europa sono saldamente legati l’uno all’altro. E i tedeschi, nonostante la tendenza a ripiegarsi su se stessi, non dovrebbero mai dimenticarlo, nemmeno nei giorni di festa nazionale.


Berthold Kohler, «Es wäre Verrat»Frankfurter Allgemeine Zeitung, 8 novembre 2014

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...