Professione: filantropo

Il miliardario norvegese che dona il suo patrimonio alla pulizia degli oceani

In linea con filantropi moderni come Bill Gates e Mark Zuckerberg, Kjell Inge Rokke ha annunciato che dedicherà “buona parte” dei suoi 1,8 miliardi di euro a questa causa.

Con un patrimonio di quasi 1,8 miliardi di euro, Kjell Inge Rokke non è solo uno degli uomini più ricchi della Norvegia, ma anche – come ha dichiarato il giornalista che ha scritto la sua autobiografia – «il primo imprenditore ad aver importato il capitalismo aggressivo all’americana» nel Paese.

Nato in una cittadina di pescatori e partito dalla Norvegia senza un diploma in mano a causa della propria dislessia, Kjell Inge Rokke ha lavorato per un certo periodo nel porto di Seattle prima di tornare in patria e costruire il suo impero. La Aker Solutions opera principalmente nel campo di gas, petrolio, trasporto marittimo e trivellazioni offshore. Una storia di self-made man, la sua, di quelle che il capitalismo tanto ama e al quale Rokke ha aggiunto un nuovo capitolo questa settimana.

In un’intervista pubblicata il 2 maggio sul quotidiano norvegese Aftenposten, Kjell Inge Rokke ha annunciato che avrebbe voluto «restituire alla società buona parte di quanto guadagnato». In altre partole avrebbe fatto quello che fanno anche altri amministratori delegati: mettere «buona parte del suo patrimonio» al servizio di un obiettivo filantropico. Nel suo caso, l’obiettivo in questione è la pulizia degli oceani, inquinati in particolar modo dai rifiuti plastici. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ritiene che ogni anno vengano scaricati negli oceani 9,5 milioni di tonnellate di plastica.

Sottomarini, droni e plastica fusa

Il miliardario non ha specificato a cosa corrisponda questa «buona parte» del suo patrimonio, come conta di usarla o a chi vorrebbe devolverla. La prima fase del suo progetto filantropico, presentato ad Aftenposten e illustrato in un video, sarà la costruzione di una nave di 181 metri con cui effettuare ricerche e operazioni di pulizia sugli oceani.

Nell’intervista si dice che la nave, già operativa nel 2020, potrà:

  • ospitare un equipaggio di una trentina di persone, così come 60 ricercatori e laboratori;
  • raccogliere dati atmosferici fino a 6000 metri di profondità;
  • impiegare mini-sottomarini, droni aerei e sottomarini;
  • prelevare e fondere fino a 5 tonnellate di plastica al giorno;
  • essere affittata dai privati come yacht di lusso quando non è in missione.

«Questa imbarcazione sarà una piattaforma dedicata all’avanzamento della ricerca scientifica e dello scibile umano» ha dichiarato Kjell Inge Rokke. «Scienziati e ricercatori di altre discipline coinvolte potranno, con un po’ di fortuna, trovare soluzioni e far progredire le cose».

A capo di questo progetto c’è l’ONG WWF (World Wide Fund for Nature), con cui Rokke ha già lavorato in passato e al quale ha dato la massima libertà operativa. La responsabile della filiale norvegese, Nina Jensen, ha ammesso che tra la posizione dell’organizzazione e quella del miliardario c’è «un abisso», ad esempio per quanto concerne le trivellazioni petrolifere. «E continueremo a contestare il suo punto di vista se non saremo d’accordo con lui» promette, prima di aggiungere, «ma nell’ambito di questo progetto lavoreremo insieme per cercare di dare una scossa alla battaglia ambientale».

L’annuncio mediatico di Kjell Inge Rokke è in linea con una «nuova forma di filantropia» che Antoine Vaccaro, presidente del Centro di studi e ricerca sulla filantropia (Cerphi), definisce «portata avanti da soggetti giovani, spesso provenienti dalla Silicon Valley, con metodi chiaramente ispirati al mondo dell’impresa».

Non si tratta più di concedere milioni e di passare ad altro, ma di investire in progetti, fare promesse concrete e prevedere ritorni alle scadenze fissate. In altre parole, introdurre i valori dell’impresa moderna nella filantropia.

In misura minore, Kjell Inge Rokke si comporta come Mark Zuckerberg, che ha annunciato la creazione di un’organizzazione benefica per l’infanzia, a metà strada tra fondazione e impresa; una volta portata a termine (quando, ancora non si sa), l’organizzazione disporrà del 99% delle azioni di Facebook detenute dalla coppia Zuckerberg, per un valore complessivo di 42 miliardi di euro.

Come riassume Antoine Vaccaro: «Per questi nuovi filantropi, parte tutto con la creazione di un progetto studiato da esperti in materia, poi si fissano delle priorità, un calendario, degli imperativi, delle esigenze in termini di risultati e degli strumenti di reporting».


 «Le milliardaire norvégien qui destine sa fortune au nettoyage des océans», Le Monde, 3 maggio 2015

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