Una balbettante bambocciona banda di babbuini

James Bond, Il Signore degli Anelli, Narnia – i libri che fingiamo di aver letto

Fleming, Tolkien e CS Lewis sono gli autori che la gente dice più spesso – mentendo – di aver letto. Ma perché? E in cosa è diversa la lista attuale degli autori che fingiamo maggiormente di conoscere rispetto a quella degli anni precedenti?
Di David Barnett

Qualche anno fa, mentre lavoravo per un giornale locale, ho dovuto intervistare un autore per un romanzo auto-pubblicato. Era un mattone – ops, un thriller – di 500 pagine fitte fitte e con pochi spazi: un editor professionista avrebbe allegramente fatto piazza pulita di almeno un terzo del lavoro.

«Che ne pensa?» ha preteso di sapere lo scrittore. «L’ho adorato!» ho risposto io, mentendo spudoratamente: ero riuscito a leggere solo due pagine prima di soccombere all’emicrania. Poi mi ha chiesto di esporgli i punti della trama, caotica e bizzarra, che avevo apprezzato di più, e di parlare delle caratteristiche e motivazioni interiori delle migliaia di personaggi. Alla fine ero esausto come se l’avessi letta davvero, quella dannata opera. Ma penso di essermela cavata.

A quanto pare, imbrogliare sulle nostre abitudini di lettura è più comune di quanto pensiamo. Stando alla Reading Agency britannica, che ha svolto un sondaggio per la giornata mondiale del libro, il 41% delle 2000 persone intervistate ha ammesso che in quanto a libri letti, ha «detto una menzogna, una sporca, maledetta menzogna; sull’anima mia, una menzogna, un’infame menzogna!»

È una citazione dell’Otello di Shakespeare – non che questi mendaci millennial lo possano sapere, visto che secondo il sondaggio sono proprio gli appartenenti alle generazioni più giovani (il 64% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni) a dichiarare di aver letto libri che non hanno mai aperto.

Del resto, il caro vecchio William non ha gran peso nella lista dei libri più spacciati per letti. I 13 libri che diciamo più spesso di aver letto anche se non è così hanno una cosa in comune: sono stati tutti trasposti al cinema in film di successo.

«Ma qui è l’ostacolo» (ragazzi, questa è tratta da… va beh, lasciamo perdere). A essere onesti, l’abbiamo fatto tutti prima o poi: la diffusione in VHS del film Kes negli anni ’80 è stata una manna dal cielo per chi studiava nel primo corso di letteratura inglese.

In cima alla lista di quest’anno si trovano i romanzi di James Bond di Ian Fleming, seguiti dal Signore degli Anelli di JRR Tolkien e dalla serie di Narnia di CS Lewis. Ma la cosa più strana è che la gente dice di aver letto Hunger Games di Suzanne Collins e Il Codice Da Vinci di Dan Brown, quando ci sono più copie di questi tomi a poltrire nei negozi e nelle pesche di beneficenza di quanti se ne potranno vendere prima dell’Apocalisse […].

Ma perché mentiamo? Non è perché ci vergogniamo di non aver letto questi libri, ma per fare colpo. Gli uomini lo fanno più delle donne: la Reading Agency dice che un uomo su cinque mente sulle sue abitudini di lettura durante i colloqui di lavoro. Forse per chi fa domanda per entrare nell’MI5 è de rigueur aver letto l’opera magna di Fleming, ma non è chiaro quali siano le carriere avvantaggiate dalla lettura di Trainspotting di Irvine Welsh (a parte il responsabile alla pulizia dei bagni scozzesi, forse)…

Altre occasioni in cui mentiamo sono incontri con i potenziali futuri suoceri («Sembrerò anche un lercio capellone con strane mire sul corpo di sua figlia, ma mi permetta di elencare i punti salienti de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini»), sui social media (dove nessuno vede quali libri hai davvero in casa) e, ovviamente, durante gli appuntamenti amorosi («Adoro Il mago di Oz di Frank L Baum, specialmente come inizia in bianco e nero – ah no!»).

È interessante fare un confronto tra l’elenco di quest’anno dei libri che più si finge di aver letto e quello del 2009. All’epoca la gente aveva ambizioni più elevate in quanto a lettura. I quattro volumi più popolari erano 1984 di Orwell, Guerra e Pace di Tolstoj, Ulisse di Joyce e la Bibbia.

Forse nel frattempo in molti hanno davvero letto quei libri: l’adattamento della BBC di Guerra e Pace ha portato Tolstoj nella lista dei bestseller, mentre 1984 ha avuto un picco di vendite quest’anno dopo che il consigliere di Donald Trump Kellyanne Conway ci ha presentato “fatti alternativi”. Forse la gente ha pensato che fosse meglio farsi una cultura letteraria sulla distopia in cui viviamo. Eppure trovo stranamente confortante che la gente ancora finga di leggere per fare colpo – allora leggere è ancora importante…


David Barnett, «James Bond, Lord of the Rings, Narnia – the books we most pretend to have read», The Guardian, 2 maggio 2017

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