I dieci comandamenti culinari per Natale

I miei dieci comandamenti culinari per Natale

Mangerai zuppa inglese a Santo Stefano e non servirai Christmas pudding. Parola di Jay Rayner.
Di Jay Rayner

Per cavilli tecnici legati al fatto che ha preceduto Gesù di circa 13 secoli, e alla sua natura profondamente ebrea, Mosè non ha mai stilato leggi di condotta per Natale. A parer mio, è una tremenda omissione: Dio sa che avremmo bisogno di aiuto. Ma non temete. Avendo già redatto l’anno scorso 10 comandamenti culinari tout court, mi sento perfettamente qualificato per fornirvi 10 comandamenti natalizi. Ignorateli, se vi va, ma a vostro rischio e pericolo.

1

Non confonderai Nigella, Mary e Jamie per il Signore, Dio tuo. Quegli speciali natalizi sono solo programmi televisivi. Sono forme di intrattenimento, non una cianografia del tuo Natale. Il tuo Natale non sarà per niente simile, perché non hai schiere di esperti pronti a improvvisare ricette, né architetti per decorarti casa. Anche il Natale di Nigella non sarà così.

2

Non dovrai per forza di cose cucinare tutto. Non c’è niente di male nel comprare salsa al pane o mince pies già pronti. Del resto, i nuovi reparti dei prodotti pronti sono stati inventati proprio per questo.

3

Se sarai tu il cuoco a Natale dovrai avere il primo assaggio delle salsicce e del bacon che escono dal forno.

4

Non dovrai sentirti obbligato a preparare ogni contorno mai ideato sulla faccia della terra. Se vuoi proprio strafare, preparane due – patate arrosto e un’altra verdura. Non di più. Cosa cerchi di dimostrare? Che sei un mago nel “Tetris da forno”? Non ti giudica nessuno, sai? Finché c’è un intingolo, andrà tutto bene. (Quest’ultima regola si applica 365 giorni l’anno.)

5

Non indosserai cappelli ridicoli durante il pranzo, se non ti andrà di farlo. Anche se i bambini ti accuseranno di essere un guastafeste. Devono imparare che uno dei piaceri dell’età adulta è che non sei tenuto a fare cose stupide.

6

Non servirai Christmas pudding, almeno non il giorno di Natale. Non piace a nessuno. E anche se piace a qualcuno, una volta che arrivi al dessert non c’è più spazio. Vogliono tutti gelatina. Fai la gelatina, allora – e se si lamentano, dì che te l’ha ordinato Mosè. Se proprio devi servire Christmas pudding, aspetta la settimana tra Natale e Capodanno, compralo per due spiccioli, cuocilo al vapore e friggilo nel lardo. Mi ringrazierai. Sono un profeta biblico, so quello che dico.

7

Mangerai zuppa inglese per la colazione di Santo Stefano. È Natale. Le regole tradizionali non valgono.

8

Non ti vergognerai nell’usare gli avanzi come fai di solito. Sì, il tuo tacchino al curry è disgustoso. Lo è sempre stato. Ma le tradizioni sono importanti e il tuo tacchino al curry è una tradizione. Smettila di cercare di reinventare la ruota. Anche se al posto tuo eviterei il risotto al tacchino con i piselli surgelati. Quello è davvero un crimine contro la gastronomia.

9

Berrai il Bailey’s, ma solo in questo periodo dell’anno. Berlo in un altro periodo dell’anno significa confessare di avere il palato di un bambino delle elementari. Berlo a Natale ti qualifica come dolce e sentimentale.

10

Sarai libero di avere un esaurimento nervoso. In teoria, il Natale è una festa deliziosa, il momento in cui si può stare vicino alle persone amate. In pratica, è un incubo terrificante, un terreno fertile per recriminazioni e divorzi. A parte questo, è pace e buona volontà. Buon Natale a tutti. E… prego!


Jay Rayner, «My 10 Christmas food commandments», The Guardian, 14 dicembre 2017

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