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Amsterdam vuole cancellare la nozione di genere

Con 50.000 transgender e transessuali, la città nederlandese si concentra sulla comunicazione nei confronti della comunità LGBT. Il Comune ha realizzato in tal senso una guida linguistica per i propri funzionari.
Di Jean-Pierre Stroobants

La città di Amsterdam rinuncia a “Signore e signori” per “concittadini, abitanti, persone presenti”. Non vuole più sentir parlare di “omosessuali”, ma di “rosa”. Niente più “maschio” o “femmina” nei documenti ufficiali: “maschio alla nascita” o “femmina alla nascita”.

Mercoledì 26 luglio il comune nederlandese di Amsterdam ha redatto una guida linguistica per i propri funzionari. Il consiglio – non si tratta di un obbligo – è di usare queste espressioni negli scambi con gli abitanti. Lo scopo è eliminare la nozione di genere, considerata inutile e discriminatoria, e dimostrare che il linguaggio amministrativo può essere “inclusivo”.

La città di Amsterdam è partita dalla constatazione che distinguere tra uomo e donna non corrisponde più alla realtà della società moderna: oggi i Paesi Bassi contano circa 50.000 transgender o transessuali di età compresa tra i 15 e i 70 anni. Sono persone che, nate uomini, si sentono donne, o viceversa. Un dato più che sufficiente, secondo le autorità municipali, per modificare le abitudini e le norme vigenti.

Allosessuale o alterosessuale

La separazione tra etero e omosessuali è superata, secondo il Comune: la diversità sessuale è uno spettro molto più ampio di possibilità, con transgender, intersessuali e queer. Questa parola anglosassone difficile da tradurre è stata resa nel tempo come “malato”, “bizzarro” o “strano” ed è servita per screditare i “diversi”. Meglio ricorrere a termini come “allosessuale” o “alterosessuale”, fanno notare i Paesi Bassi, così da inglobare ogni orientamento non etero.

Amsterdam, che vorrebbe ribattezzare “Canal Pride” il suo celebre Gay Pride, non intende limitarsi alle parole. Alla fine dell’estate, il municipio avrà bagni “neutri”, come succede già a Utrecht. E se anche buona parte dei nederlandesi non se ne sono resi conto, le tessere elettorali, di sicurezza sociale e dello studente non hanno più riferimenti al sesso di chi le possiede.

Un gesto simbolico o ridicolo? «Sicuramente serio» ha spiegato nel quotidiano NRC Handelsblad Jan Willem Duyvendak, sociologo dell’università di Amsterdam. «Il modo in cui l’autorità si rivolge ai cittadini li limita a una certa identità: è significativo che si voglia eliminare questo atteggiamento» ribadisce il professore.

Accolta favorevolmente dalla rete di transgender dei Paesi Bassi, che parla di uno «sviluppo molto positivo», l’iniziativa “anti-genere” piace molto meno ad Appello Cristiano Democratico, uno dei principali partiti politici nederlandesi.

Reazioni diametralmente opposte 

«Inquietante», questo il giudizio del capofila del consiglio municipale Diederik Boomsma. Secondo lui la «schiacciante minoranza» dei transgender dovrebbe semplicemente adeguarsi alle norme esistenti. Per l’immensa maggioranza dei nederlandesi “signore” e “signora” non sono parole da rifiutare perché presumibilmente offensive.

Basta un breve sguardo ai social network e ai siti dei quotidiani per confermare che in effetti il progetto di Amsterdam non ha ottenuto reazioni univoche. Secondo il Telegraaf si tratterebbe di un’antologia di requisitorie contro un paese «folle», «stupido», «pazzo», un’eccezione in Europa – falso: la metro londinese ha anch’essa bandito “Ladies and gentlemen” in favore di “Hello everybody“.

Alcuni lettori indicano una separazione tra la capitale e il resto del regno. Uno suggerisce anche di lasciare che Amsterdam vada alla deriva in mare aperto.

D’altro canto ci sono le testimonianze spesso struggenti di diversi transgender raccolte nel documentario Genderbende diffuso alla fine di maggio dal canale BNN VARA. Sophie Dros, la realizzatrice, ha fatto testimoniare Selm, che si definisce «un uomo sul piano giuridico, una donna sul piano ormonale, e non so cosa sul piano sociale».

Nato bambino ma con il desiderio di diventare una «principessa Disney», Selm sperimenta quotidianamente la difficoltà del suo stato. Come quando in aeroporto, passando per il metal detector, un poliziotto le ha chiesto perché nascondesse un pene sotto agli abiti da donna.


Jean-Pierre Stroobants, «Amsterdam veut gommer la notion de genre», Le Monde, 4 agosto 2017

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