Abuso o imitazione?

Gli insegnanti hanno bisogno di maggiori strumenti per affrontare i comportamenti sessuali problematici

Di Alexandra Smith

Le ricerche mostrano che già a cinque anni alcuni bambini manifestano comportamenti sessuali allarmanti quando sono a scuola; si teme che gli insegnanti non abbiano gli strumenti adatti per distinguere se gli studenti sono vittime di abusi sessuali o imitano quello che vedono nei video musicali o nelle pubblicità su internet.

Lesley-Anne Ey, insegnante, psicologa educativa ed esperta di protezione di minori presso la University of South Australia, dice che secondo gli studi i docenti ritengono di non saperne abbastanza sui comportamenti sessuali problematici per poter gestire in tutta sicurezza episodi diventati sempre più frequenti nelle scuole australiane.

Nella sua ricerca, pubblicata di recente sulla rivista specializzata Sex Education, la dottoressa ha chiesto a oltre 100 insegnanti pubblici, privati e di scuole elementari cattoliche australiane di condividere le proprie esperienze in merito a comportamenti sessuali problematici dei bambini, nonché di spiegare quali sono le strategie adottate dalle scuole per affrontare la situazione.

L’esperta ha scoperto con sua grande sorpresa che il 40% degli insegnanti coinvolti nella ricerca ha riferito comportamenti sessuali problematici dei propri alunni, inclusi rapporti sessuali simulati, tentativi di obbligare altri studenti a eseguire pratiche sessuali e, in un caso, un bambino di quattro anni che ha minacciato di stupro altri studenti.

Secondo Lesley-Anne Ey, gli insegnanti intervistati si dichiaravano certi di dover riferire l’episodio, ma meno sicuri di come affrontare i bambini che mostravano questi atteggiamenti.

«Gli insegnanti devono sapere quali domande porre per riconoscere se i comportamenti problematici derivano da potenziali attività criminali viste o vissute dal bambino a casa o a scuola, o se il bambino copia azioni viste nei video, nelle pubblicità e in internet, dove i contenuti sono sempre più di frequente incentrati attorno al sesso» ha detto la psicologa.

Come sottolinea Lesley-Anne Ey, già a otto anni molti bambini hanno a disposizione smartphone e altri dispositivi con cui accedere a svariati contenuti online, pornografia inclusa.

«Possono portare questi dispositivi ovunque e spesso è difficile per i genitori sapere a quali siti hanno accesso online i propri figli» dice l’esperta.

La ricerca, secondo lei, mostra la disponibilità degli insegnanti a imparare come identificare e gestire al meglio i bambini che mostrano comportamenti sessuali impropri.

«Se i bambini si comportano in modo inappropriato, qualunque sia la ragione, è un problema. Ma la questione per molti insegnanti è sapere come reagire. Non vogliamo che i bambini siano trattati in maniera scorretta o etichettati come “traviati” perché copiano comportamenti per loro normali, dato che li vedono a casa o in televisione. Al contempo, però, non vogliamo che gli insegnanti trascurino possibili abusi, perché non capiscono qual è il comportamento sessuale tipico dell’età o del gruppo di sviluppo dei loro studenti».

La psicologa ha ribadito che le scuole australiane educano i bambini alla sicurezza, ma il livello di istruzione varia tra Stati e territori.

«Educare il bambino a capire che ci sono contatti fisici inappropriati, a imparare a declinare gli inviti a toccare altre persone in modo inopportuno, a dire di no se ci si sente a disagio, a riconoscere forzature e ricatti, a distinguere i segreti inappropriati e a riferirli a educatori e adulti – sono tutti obiettivi chiave per dare al bambino il potere di sentirsi sicuro» ha detto.


Alexandra Smith, «Teachers need more training to deal with problematic sexual behavior», The Age, 6 agosto 2017

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