Libertina? Chi, io?

«Sessualità libertina? Non so»

È cominciato tutto in osteria: Conchita Wurst ha scritto lì la storia della sua vita. La cantante ci parla dei primi amori e dei pregi del cibo spazzatura, per poi rispondere alla domanda: «La salsiccia austriaca Käsekrainer è gay?»
Di Frédéric Schwilden

Una stanza al “Soho House” di Berlino. Pannelli di legno alle pareti. Una ditta di jeans lì vicino. L’entourage dell’artista offre uova sode e panini. «Uno formaggio e prosciutto, grazie». Conchita Wurst, 26 anni, quasi un anno fa ha vinto l’Eurovision Song Contest. È una figura di speranza, la speranza di un mondo tollerante, aperto, pazzo! La donna barbuta più caliente in assoluto è seduta con le gambe accavallate. E che gambe. Lunghe. Snelle. Sexy. Ieri [4 marzo 2015, N.d.T.] ha presentato la sua biografia. A maggio dovrebbe uscire il suo primo album di musica pop. Abbiamo venti minuti.

Die Welt: Come ha dormito?

Conchita Wurst: Bene, molto bene.

DW Me la immagino svegliarsi in un grande letto bianco… Passa da un abito da sera all’altro con aria sognante e la mattina è sempre più stanca della sera precedente, poi quando si alza comincia a brillare. È così?

CW: No, dormo davvero molto bene.

DW: Supina, prona o su un lato?

CW: Su un lato.

DW: Mani sopra o sotto le coperte?

CW: Dipende se è estate o inverno.

DW: In estate quindi tiene le mani sopra le coperte?

CW: Ho sempre una coperta tra le gambe, mi sento spesso come le donne incinta, che tengono il cuscino in quel modo.

DW: Proseguendo la nostra triviale ma divertente fase di conoscenza: va dal barbiere o al salone di bellezza?

CW: Né nell’uno né nell’altro.

DW: Lei appartiene al jetset. Quanto è bella la vita festaiola di Berlino?

CW: Mi dispiace, sa, ho sempre il desiderio di uscire a Berlino, ma mai, mai, mai il tempo. E non posso uscire se il giorno dopo devo essere in forma.

DW: Quale posto le piace di più di Berlino: il Nollendorfplatz o Kottbusser Tor?

CW: Oddio, ora farò outing ma non conosco la città così bene. Mi mancano proprio queste esperienze. In linea di principio però mi trovo molto bene a Berlino.

DW: Ora passiamo alla parte osé.

CW: Ma prego!

DW: Quando va al Gayclub berlinese „Lab Oratory“ vicino al “Berghain”, quale party sceglie? “Naked Sex Party”, “Yellow Facts”, “Athletes / Fit For Fuck” o “Office Slut / Suit & Tie”?

CW: Non ho mai sentito parlare di nessuna di queste serate. Non posso farla io, una festa tutta mia?

DW: Non ha mai sentito parlare del “Lab.oratory”?!

CW: No.

DW: È un posto meraviglioso per esplorare i limiti di un uomo fra gli uomini. Dirty!

CW: Con quelle serate, non ho dubbi! Conosco la mia comunità, ma non ci sono mai stata a party del genere. Preferisco fare il mio solito clubbing. Sicuramente più noioso. Pop commerciale e palle da discoteca.

DW: Parliamo di viaggi. Qual è stato finora il Paese più bello che ha potuto visitare?

CW:  Il Sud Africa mi ha davvero sorpreso. È stato travolgente – l’atmosfera, il paesaggio. Per il resto mi sento velocemente a casa un po’ ovunque.

DW:  Signora Wurst, ora vorrei sentire parole d’odio da parte sua. Qual è stato il Paese peggiore in cui è mai andata?

CW:  Devo ancora visitarlo.

DW:  Mia madre diceva sempre: la cosa più importante quando si viaggia è il cibo.

CW:  Quando penso al cibo che si mangia in viaggio, penso ai viaggi in auto. È sempre super divertente. In auto o in pullman. E in quelle occasioni non può mancare niente di quello che il settore del cibo spazzatura ha da offrire.

DW:  Come i biscotti al burro?

CW:  Tutto! Orsetti gommosi. Patatine. Bastoncini salati. Tutto. Tutto. Tutto. Cioccolato. Coca Cola. Fanta. Basta che non sia salutare.

DW:  Ora passiamo a cose serie. Si può dire che con la sua vittoria all’Eurovision Song Contest lei abbia fatto di più per il mondo che Edward Snowden l’anno precedente?

CW:  Dubito di aver contribuito con qualcosa di rilevante per il mondo. Penso di aver presentato qualcosa che abbia ispirato alcune persone. Ma non credo di aver cambiato la società.

DW:  Lei però è riuscita, da drag queen barbuta, a rappresentare l’Europa in un mondo intollerante.

CW:  Non direi mai di parlare a nome di qualcuno. Io rappresento solo me stessa. Quando sento cose del genere, mi suonano inconcepibili, allo stesso tempo però molto lusinghiere. Esempio, icona, non so che farmene. Lo faccio davvero solamente per divertirmi, per mio un desidero egoista. Non vorrei piacere a nessuno tranne che a me stessa.

DW:   Come sta poi la gatta di Lagerfeld, Choupette?

CW:  Non l’ho mai vista. Né accarezzata. Non era sul set in cui Karl Lagerfeld mi ha fotografata.

DW:   E a quando risale l’ultima telefonata a Vivienne Westwood?

CW:  A mai! Ho visto Vivienne solo una volta finora, al Life Ball di Vienna. Non è tra le mie chiamate rapide.

DW:  Un suo obiettivo nella vita potrebbe essere quello di farsi fotografare nuda in tarda età dal fotografo tedesco Jurgen Teller?

CW:  Non so ancora. Deciderò più tardi, fra le altre cose, se mi ci sentirò a mio agio.

DW:  In base alla sua esperienza: le persone più cool e creative al mondo si drogano tutte?

CW:  No. O meglio, non so. Ma nessuno ha mai preso droghe davanti a me. Le persone che ho potuto conoscere hanno tutte una cosa in comune, cioè l’amore per quello che fanno. La passione. Non hanno bisogno nemmeno di una briciola di altre sostanze al di fuori di loro stessi.

DW:  Uno dei momenti più belli della mia vita è stato vederla mangiare un Käsekrainer [grossa salsiccia austriaca contenente Emmentaler, N.d.T.] con Jean-Paul Gaultier.

CW:  Il Käsekrainer è la migliore invenzione al mondo.

DW:  Si può dire in tutta coscienza che il Käsekrainer sia la salsiccia più gay in assoluto?

CW:  Questa me la deve proprio spiegare!

DW:  Ma su!

CW:  Non riesco a immaginarmi in che direzione stia andando. Mi vedrebbe arrossire, se solo non mi fossi truccata tanto. Ma onestamente, non ho mai pensato che gli alimenti possano avere un orientamento sessuale.

DW:  Parliamo di lei. Il suo primo amore è stato un porcellino d’India di nome Bob, vero?

CW:  No, il mio primo amore è stata Ariel la sirenetta.

DW:  E Bob?

CW:  Era un porcellino d’India molto cool. Davvero poco adatto alla vita in società, ma divertente proprio per questo.

DW:  I suoi genitori avevano un ostello. È una buona padrona di casa, signora Wurst?

CW:  Sì, ma solo se voglio. In quel caso sono molto attenta e premurosa. Ma ovviamente mi piace anche essere invitata dagli altri.

DW:  I suoi genitori avevano anche un’osteria. Ha imparato lì a bere?

CW:  Chi dice che bevo?

DW:  Ma sì, capita di iniziare la serata alle nove. E alle dieci il tavolo dei clienti abituali ti invita con loro per mezz’ora.

CW:  No, non mi è mai successo. E non reggo poi così bene l’alcol.

DW: È cresciuta a 66 km dal lago di Wolfgang. Quali sono i suoi ricordi dell’ex cancelliere, Helmut Kohl, che si fa un bagno?

CW:  Nessuno. Non l’ho mai visto nuotare lì. Non avevo nemmeno mai sentito che andasse lì.

DW:  Da dove avete preso voi austriaci la vostra moralità sessuale così libertina?

CW:  Moralità sessuale libertina? Da dove l’abbiamo presa? Non so, davvero. Mi fa domande su cose a cui non ho mai pensato. Mi sa fare un esempio, per favore?

DW:  Un Paese la cui morale sessuale è stata fortemente influenzata da Fritzl, Freud e Falco non lo si può definire altrimenti se non libertino, o sbaglio?

CW:  In linea di principio non sono fan dei cliché. È l’unica cosa sensata che mi viene in mente da dire.

DW:  Cosa ne pensa di queste parole, tratte da una canzone: «Non posso andare certo a letto con mia cugina, anche se lo farei volentieri, ma non oso»?

CW:  A caldo, le trovo molto divertenti. Di chi è la canzone?

DW: Della maggiore band austriaca di Schrammelmusik del momento, Wanda. Quelli di “Bologna Amore” e compagnia bella.

CW:  Oddio, sì, ho presente. Molto, molto divertenti. Che canzone cool!

DW:  Al Grazer Tuntenball [ballo mascherato omosessuale che si tiene a Graz, N.d.T.] è andata travestita. Non da Conchita Wurst, ma in un altro ruolo. Non è due volte comico?

CW:  Divertente, soprattutto. Sono già andata vestita da Donatella [Versace, N.d.T.] e questa volta ero Eleonora White. Mi calo di rado in altri ruoli, però. Non mi riconoscono come persona privata, quindi rinuncio al mio anonimato. Quando però voglio andare a grandi eventi e non voglio essere riconosciuta, mi travesto per mio divertimento personale.


Frédéric Schwilden, «“Libertäre Sexualmoral? Ich weiß nicht”», Die Welt, 5 marzo 2015

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