Non chiamatemi strega

Eva Green: «Non vorrei l’etichetta di “strega svitata”»

La star del fantasy gotico Penny Dreadful parla dei rischi – e dei piaceri – di recitare per il lato oscuro.
Di Stuart Jeffries

Solo le donne molto belle e – forse – i motociclisti possono cavarsela con dei pantaloni di pelle. La detective Saga Norén in The Bridge? Forse. Ronan Keating? Proprio no.

Penso questo mentre mi presentano Eva Green in un club apparentemente riservato a pochi membri nel revival gotico del St Pancras Renaissance hotel a Londra. L’attrice indossa stivali neri, pantaloni di pelle nera e una canottiera nera e ha lunghi capelli tinti di nero sopra un pesante trucco nero.

«Sono un vampiro» ride mentre ci ritiriamo su un divano in un angolo oscurato, «e non mi espongo mai al sole. Ho una pelle molto delicata, sa». Ogni giorno applica crema solare (fattore 30 o 50) sotto al trucco.

Green è attirata dal lato oscuro anche in altri modi. L’attrice francese 35enne è a Londra per promuovere Vanessa Ives nella serie di Sky Penny Dreadful, personaggio scarno ma statuario, posseduto dal demonio e chiaroveggente, dalle guance così incavate che chissà come le fanno male dopo una giornata di riprese. L’opera è un mix gotico di Dracula, Dorian Gray, Frankenstein, estetica steampunk, vampiri, lupi mannari, possessione demoniaca e psichiatria alienista vecchio stile. Quando ho recensito il primo episodio nel 2014, ho trovato impossibile prenderlo sul serio, un po’ come Ronan Keating in pantaloni di pelle, a dispetto dell’impressionante talento recitativo in campo, inclusi Rory Kinnear, Simon Russell-Beale, Helen McCrory, Billie Piper e la Green stessa. Ma il dramma vittoriano, la cui terza stagione inizia questa settimana, ha da allora collezionato ascolti niente male e ha anche vinto dei premi, quindi che ne posso sapere io?

Un giorno, mi sussurra la Green in tono confidenziale nel suo inglese fin troppo ben scandito, rauco e venato di francese, era nella sua roulotte in Irlanda. Si stava preparando a filmare una scena in cui la Ives viene posseduta dal demonio e inizia a parlare con voci strane. Per prepararsi ascoltava la registrazione di una giovane donna tedesca di nome Annaliese Michel. Si può sentire la voce posseduta di Annaliese su YouTube, prima di sottoporsi ai riti cattolici di esorcismo nel 1974. È inquietante da ascoltare, e tanto più a posteriori: Annaliese è morta un anno dopo e i suoi genitori e due preti sono stati accusati di omicidio colposo. «Mentre la stavo ascoltando» dice Green, «la mia make-up artist è entrata, ha sentito i rumori e ha detto: “Eh no, io me ne vado”. E se n’è andata. La capisco. Sembra quasi contagioso».

Sarà davvero contagioso? Che ne pensa l’attrice, è psichicamente pericoloso interpretare un personaggio così squilibrato, specie se per farlo deve incanalare la voce di qualcuno che ha subito un esorcismo? «Anzi. Per me è divertente, anche se il risultato è spaventoso. Io ci scherzo e gioco con la troupe prima di avvicinarci…» – e qui fa un ringhio comico – «all’oscurità. Poi entro nel personaggio».

Questo è il terzo anno che Green trascorre in Irlanda cinque mesi e mezzo recitando nei panni di Vanessa Ives. Come dice lei stessa, con una risatina: «È come dare la tua vita al diavolo. Non hai vita al di fuori di questo, quindi sarà meglio che il programma sia buono».

Chiaramente, Eva Green pensa che Penny Dreadful sia un buon programma ed esulta nel recitare un personaggio in piena crisi psichica. In questa nuova stagione, Ives fa terapia presso una psicoterapeuta alienista, e la si vede in una cella, con il viso rigato di lacrime, che sibila sinistramente ai suoi medici: «Pensate di conoscere il male?» Come fa Vanessa a ridursi così? «Si sente abbandonata da Dio, ha perso l’amore, la fede e la famiglia e si sente maledetta. Abbiamo tutti i nostri demoni, ma quelli di Vanessa sono veri e propri demoni. È questo il problema». E, per la Green, è questa l’opportunità.

«Ma mi porto a casa la sua follia? No. Ti immagini ad essere nel personaggio tutto il tempo? Ugh. Finirei in manicomio». Questo, senza dubbio, spiega perché attori come Christian Bale o Tom Hardy non lavorerebbero bene a un programma come Penny Dreadful.

L’attrice prende sul serio i temi di Penny Dreadful, come la possessione, il soprannaturale, il diabolico? «Ho fatto delle ricerche, ma prenderlo sul serio, no. È più una dissezione artistica». Prende un sorso della sua bevanda rossa. Potrebbe essere il sangue di qualcuno, ma purtroppo si rivela solo succo di barbabietola per rafforzare il suo sistema immunitario (il suo regime alimentare è tanto complesso quanto la sua routine per la cura della pelle).

«È come liberarsi da un corsetto, interpretare Vanessa. La gente pensa che sia terribile divertirsi in un programma del genere. Ma io mi diverto».

La Green dichiara, comunque, di essere «molto spirituale». «Non credo in Dio, ma credo in qualcosa di più. Credo ci siano energie, cose al di là del quotidiano». Poi si ridimensiona, preoccupata di come possa apparire. «Ma che ne so. Sembro una svitata, cazzo. È difficile parlare di queste cose».

Niente nelle sue radici l’ha preparata a questa propensione al soprannaturale. Sua madre, Marlène Jobert, attrice trasformatasi in scrittrice per ragazzi, è di origini ebraiche sefardite; il padre, dentista, Walter, è parte svedese, parte francese. Si descrive come un’ebrea non praticante che non è mai andata in sinagoga da ragazza.

[…] Dopo il film 007, la carriera di Eva Green sembra essere dominata da ruoli legati al soprannaturale – ha recitato come strega […] in Dark Shadows di Tim Burton (2012). E nella serie tv del 2011 Camelot era Morgana, la sorellastra cattiva di Artù, una donna ossessionata dalla stregoneria.

E ora recita nei panni di un’eroina gotica con poteri soprannaturali. Corre forse il rischio di essere legata a un ruolo ben preciso? «Dovrò accettare più ruoli normali perché non voglio essere etichettata “strega svitata”. La gente attorno a me dice: devi smetterla con questi ruoli dark». Che gente? «Oh, amici, fidanzati. Ma c’è qualcosa di affascinante nell’oscurità. Impari qualcosa su di te mentre arrivi a questi estremi come attore. Forse» dice con una risatina «dovrei vedere uno strizzacervelli».

La sua famiglia non capisce perché sia attirata così spesso dal lato oscuro. «Se ascoltassi il consiglio di mia madre non farei mai nulla. Le racconto la storia e lei mi dice: “Oddio! Perché lo fai? Perché non puoi recitare qualcosa di normale?”».

La sorella gemella della Green, Joy, trova strano guardare Penny Dreadful. «Mi guarda parlare con voci strane e avere convulsioni e dice: “Questa è la mia gemella?”» Le vite delle due sorelle sono molto diverse. «Lei è sposata a un conte italiano, vive in Italia ed è impegnata a crescere i loro due figli. A prendersi cura del vigneto. Bella vita, eh?»

[…] Vedremo la Green in un altro film fantasy in lingua inglese. Nel nuovo film La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Tim Burton, adattato dal romanzo per ragazzi e best-seller dell’autore americano Ransom Rigg, interpreta la direttrice dell’omonimo orfanotrofio, che vive in un’isola del Galles prendendosi cura di bambini i cui doni speciali non sono riconosciuti nella rigida società contemporanea. Un bambino riesce a riportare in vita animali e bambini per un breve periodo; un altro custodisce le api nello stomaco per proteggerle; un altro è più leggero dell’aria e deve essere ancorato a terra con una fune. Rieccoci nel campo di Eva Green, un regno confortevolmente familiare e fantastico.

Una ragione per cui la Green pensa di sopravvivere in una professione così dura è perché le permette di essere l’opposto di quanto è nella vita reale (vive da sola fuori Parigi). «Sono tranquilla – addirittura noiosa – nella vita reale. Non come le streghe svitate che interpreto. E mi diverto ancora, quel tipo di divertimento che un bambino trae dal fare qualcosa che ama e che è un po’ cattivello».


Stuart Jeffries, «Eva Green: ‘I don’t want to be put in a box marked Weird Witch’», The Guardian, 3 maggio 2016

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