Il lato oscuro (e redditizio) del Viagra

Per la malavita, meglio il Viagra della cocaina

Il business dei farmaci contraffatti, altamente redditizio, è al centro del processo di Potsdam contro un presunto “falsario di medicinali”. La sua carriera criminale era iniziata con un gesto inconcepibile.
Di Florian Flade e Lars-Marten Nagel

Quando il conte von Wagner fa il suo ingresso nel tribunale di Potsdam, è difficile scovare tracce di nobiltà in lui: si schiaccia nel banco degli imputati con un banale maglione a coste, una barba incolta che sprizza bagliori rossastri e le manette strette ai polsi.

Nella vita reale, il conte si chiama Matthias Mönch. Non è un nobile, ma un imputato, che in rete si nasconde dietro alias fantasiosi.

Il quarantacinquenne ha fatto di tutto per rimanere nell’ombra ed evitare quello che è poi successo in questo nebbioso venerdì mattina [5 dicembre 2014, N.d.T.]: essere scortato di fronte a un giudice da tre nerboruti funzionari.

Matthias Mönch rischia una lunga pena detentiva. Un’altra, visto che ha alle spalle una carriera criminale tra le più lunghe e insolite del Paese. Sul finire degli anni ’80 è stato incarcerato per l’omicidio dei genitori; questa volta invece avrebbe venduto, a capo di un’organizzazione internazionale in grande stile, pillole contro l’impotenza e farmaci dimagranti. Per un bottino che ammonta a decine di milioni di euro.

Tra il 2008 e il 2011, Mönch e diversi suoi complici avrebbero venduto farmaci contraffatti, tra i quali anche la pillola blu, il Viagra, su siti internet come Pillendienst, Männerapotheke e Eds Apotheke. Le pillole contraffatte sarebbero arrivate da laboratori clandestini indiani e cinesi.

Tra i capi di imputazione contro Mönch e una decina d’altri rientrano frode in commercio, associazione a delinquere, contrabbando e svariate violazioni delle leggi farmacologiche vigenti.

Il commercio illegale con cui Mönch, originario dell’Assia, e i suoi colleghi si sono arricchiti non è un caso isolato: digitando Viagra su Google si trovano centinaia di negozi online di dubbia fiducia, che offrono farmaci contraffatti senza obbligo di ricetta. Da anni i funzionari doganali, gli ufficiali di polizia e le multinazionali farmaceutiche sanno che dietro questi portali si nasconde il crimine organizzato con le sue diramazioni globali. Ma solo raramente riescono a catturarne i vertici.

Il dibattimento giudiziario contro Matthias Mönch, di professione esperto falegname,  permette di dare uno sguardo dietro le quinte del commercio illegale di farmaci, che ha un fatturato mondiale di miliardi.

Dai 20 ai 30 miliardi di euro l’anno

Nel mondo si falsifica di tutto, dal paracetamolo fino agli antitumorali più cari. «In molti Paesi, chi non ha un’assicurazione sanitaria può permettersi solo i preparati meno costosi» spiega Harald Schweim, professore presso l’Istituto farmaceutico dell’Università di Bonn. «Possiamo supporre che in tutto il mondo questa attività valga 20-30 miliardi di euro».

È difficile stimare il danno economico derivante da questi traffici illegali. In Germania, dove il sistema sanitario finanzia i medicinali essenziali per la vita dei cittadini, si vendono soprattutto farmaci per la disfunzione erettile, prodotti dimagranti e integratori alimentari – i cosiddetti prodotti extra – che sono quelli più facili da ordinare tramite canali illegali.

Non ci sono dati precisi su quanti farmaci contraffatti arrivino davvero in Germania, ma i funzionari di dogana ritirano sempre merci sensibili. Nel 2013 sono stati sequestrati medicinali contraffatti per un valore di 1,1 milioni di euro, l’anno prima i prodotti ritirati avevano un valore di 4,8 milioni.

Non stupisce che il business di farmaci contraffatti si espanda di continuo, visto quanto è lucrativo. «Un kilo di cocaina ha un valore di mercato di 65 000 €. Un kilo di Viagra contraffatto però rende 90 000 €» dice Frank Birkhold dell’ufficio doganale di Stoccarda. In più, i servizi di chi contrabbanda medicinali incidono meno sul prezzo finale rispetto ai costi di chi spaccia droga, perché il rischio di essere scoperti è inferiore.

Farmaci per la disfunzione erettile, online e senza obbligo di ricetta

Alcuni farmaci contraffatti contengono il principio attivo originale ma in dosi minori, spiega l’esperto, in altri medicinali invece i componenti sono inseriti a casaccio. Difficile capire quanta gente si rovini la salute con questi pseudo-farmaci, però: se un cinquantenne muore d’infarto facendo sesso, nessuno dice che la colpa sia da attribuire al Viagra che ha preso prima. I medicinali contraffatti di solito non sono presi in considerazione come causa del decesso, e alla fine sul certificato di morte c’è scritto solo “infarto”.

La gang dei farmaci guidata da Mönch ha sfruttato proprio il senso di vergogna dell’acquirente medio di Viagra. Nessuno va volentieri dal medico a sbandierare la propria impotenza. Meglio piuttosto “comprare senza obbligo di ricetta” la pillola blu e farsela recapitare in una “confezione discreta”, come prometteva il sito internet ai clienti. Usando foto e slogan come «Amore, oggi vengo più tardi!», i falsari pubblicizzavano il Viagra e altri farmaci per la disfunzione erettile, come Cialis, Levitra e Kamagra. Spedivano poi i medicinali per posta in tutta la Germania, dopo aver ricevuto il pagamento con carta di credito o bonifico. Nessuna compressa era quella che diceva di essere, accusa il procuratore.

Oltre alle pillole contro l’impotenza, i falsari avrebbero anche offerto “compresse dimagranti” di origine vegetale della marca Lida. Un inganno che potrebbe avere gravi conseguenze. La Lida contiene la sibutramina, un principio attivo capace di compromettere il sistema cardiovascolare e per questo non più prescritto in Germania dal 2010. Su Pillendienst però lo si vendeva senza problemi.

L’accusa ha dichiarato che gli imputati avrebbero gestito la loro attività illegale come se si fosse trattato di un commercio legale di medicinali: contabili, specialisti informatici e web designer ben pagati si occupavano di far funzionare il marketing e la contabilità, mentre per pochi spiccioli un centinaio di collaboratori organizzava lo stoccaggio, il confezionamento e il trasporto. I farmaci, sintetizzati con tutta probabilità in Cina, erano portati di contrabbando in Europa. L’organizzazione aveva un centro di smistamento nella città ceca di Olomouc da cui far partire i pacchi, per non parlare di una rete di società di facciata e di conti bancari in Romania e a Cipro dietro cui nascondere gli alti incassi.

Attirare i clienti con lo spam

Il successo dell’organizzazione è da imputarsi anche ai molti webmaster che con lo spamming procacciavano clienti al commercio di farmaci. Grazie alla vendita porta a porta in versione digitale, fino all’aprile del 2010 già solo Pillendienst riceveva 153.000 ordini, per un giro d’affari di circa 11 milioni di euro. Questo è quanto si legge nel mandato di cattura di cui è entrato in possesso Die Welt.

Mönch e colleghi starebbero ancora spacciando Viagra & Co se nell’aprile del 2011 la polizia non avesse mandato a segno il primo colpo contro la gang dei farmaci: nel corso di una maxiretata internazionale sono stati perquisiti 50 appartamenti e uffici e sono stati messi in stato di fermo 10 sospetti. Matthias Mönch non era tra questi, dato che pochi mesi prima si era nascosto in Uruguay.

Anche se fino ad allora i falsari avevano realizzato, stando all’accusa, almeno 25 milioni di euro, ne sono stati sequestrati solo 2,4. Che fine abbia fatto il resto, rimane un mistero. Gli investigatori ritengono che in parte il denaro fosse investito in incentivi ai dipendenti e in festini aziendali conditi da prostitute.

Il processo di Potsdam è uno dei casi più spettacolari nell’industria farmaceutica che riguarda il traffico illecito di stupefacenti. Per Matthias Mönch il dibattimento giudiziario è solo un’altra tappa di una carriera criminale senza precedenti, iniziata il 12 dicembre del 1987 con un duplice omicidio svoltosi nella camera da letto della villa dei suoi genitori.

Quella notte, un turco diciannovenne armato di machete ha fatto a pezzi i Mönch, una coppia di imprenditori. Il mandante della mattanza era il loro figlio diciottenne, Matthias. Le grida disperate provenienti dalla stanza di fianco gli erano sembrate «suoni melodiosi», come ha scritto anni dopo. Matthias aveva fatto massacrare anche il barboncino – a quanto pare per gelosia, forse perché la madre dava più affetto al cane che al figlio.

Omicidio di genitori e barboncino

La polizia ha potuto dimostrare in fretta la colpevolezza del sicario e di Mönch, del quale la corte ha sottolineato «l’egoistico movente» e «le esagerate fantasie infantili»: Matthias infatti sperava di assumere il controllo della ditta dei genitori e di comprarsi una Ferrari. In seguito i giudici si sono lamentati del fatto che Mönch avesse seguito il processo, durato in tutto tre mesi, «con l’aria di un interessato uomo d’affari» e che sorridesse nei momenti meno opportuni. Il loro verdetto è stato di nove anni nel carcere minorile.

Matthias Mönch è rimasto in carcere cinque anni effettivi, poi è stato rilasciato anzitempo. In un pamphlet di 519 pagine che ha scritto nel periodo di detenzione riflette sulle proprie azioni, giustificandole alla luce della carenza d’affetto dimostratagli dai genitori. I due si erano fatti da sé: il padre era passato da semplice meccanico a proprietario di una concessionaria, la madre invece da colf a proprietaria dell’impresa di pulizie. Mönch dice che la freddezza dei genitori è stata per lui fonte di sofferenza: i due lo punivano a suon di cinghiate e lo premiavano dandogli soldi.

«Orribile, senz’altro, e anche molto dolorosa, come morte, ma non provo compassione. Per tutti e due, anzi per tutti e tre, non provo che disgusto!» ha scritto nel pamphlet. A quanto pare, la tanto odiata barboncina era un membro effettivo della famiglia. Si riferisce all’omicidio come al «mio regalo di Natale». Non è certo pentimento, questo.

Tornato un uomo libero, l’ex galeotto si è trasferito in diverse scuole dell’Assia, ha detto la sua in TV e alla radio, ha raccontato di aver trovato Dio e di voler diventare sacerdote. La propensione al bene però non sarebbe durata a lungo.

Le aziende farmaceutiche sguinzagliano gli investigatori

Anche se con la sua bizzarra carriera criminale Mönch gode di uno status di esoticità nel mondo della falsificazione, il suo modello di business non è certo insolito e per le aziende farmaceutiche come la Bayer il commercio illegale online di medicinali contraffatti è diventato ormai un pericolo serio. Ogni anno la Bayer AG riceve 500-600 segnalazioni di farmaci contraffatti. Spesso sono i clienti a farle, allegando anche i farmaci, che hanno tutto l’aspetto dei prodotti dell’azienda del Dax  ma sono ben altro.

Michael Sorge – occhiali, capelli brizzolati, camicia a righe con le maniche arrotolate – è a capo della sicurezza aziendale della Bayer e con il suo team combatte i falsificatori di farmaci di tutto il mondo. Sorge è nella sede centrale di Leverkusen ed esamina una pila di fotografie in cui sono ripresi i laboratori illegali – e l’impotenza dell’azienda al riguardo. Negli scatti si vedono betoniere, miscelatori sporchi, bacinelle ammuffite e i residui della produzione illegale di farmaci. Un’altra foto mostra il minuscolo timbrino con cui i falsari imprimevano il logo della Bayer sulle compresse.

Le immagini sono state scattate in un laboratorio di contraffazione cinese. Una dipendente della Bayer era presente quando la polizia cinese ha avuto successo nel suo attacco alla malavita. Erano mesi che gli investigatori di Sorge passavano in rassegna i siti internet che offrivano medicinali spacciati per veri.

«Abbiamo trovato più di 9.500 negozi online» racconta. Molte di queste farmacie online di dubbia fiducia lavorano sul principio dei fast-food, cioè tramite franchising: una marca disponibile online che si adatta ai Paesi, alle lingue e ai sistemi di pagamento dei diversi clienti.

Campagna denigratoria contro l’accusa

Farmaci a basso prezzo prodotti in laboratori cinesi, un magazzino per lo smistamento nell’Europa dell’est, farmacie online che si spacciano per serie – ecco il modello classico della mafia dei farmaci. Matthias Mönch e i suoi complici l’avranno anche perfezionato, ma sono finiti comunque nel mirino degli investigatori. Mönch sapeva che prima o poi le autorità avrebbero scoperto il suo gioco: portava con sé un’arma e cambiava spesso residenza, come hanno riferito i testimoni.

I procuratori conoscevano piuttosto bene la residenza di Mönch – «Regione Canelones, Camino Grezeszyk, Uruguay» – ma non sono riusciti a prenderlo, perché l’Uruguay non aveva stretto accordi di estradizione con la Germania. La svolta è arrivata dal Ministero degli Esteri: grazie a sforzi diplomatici congiunti, le autorità uruguaiane hanno arrestato il tedesco, con sua grande sorpresa. A marzo, Matthias Mönch è stato portato prima a Buenos Aires e poi a Brandeburgo, vicino al fiume Havel, dove l’hanno messo in stato di carcerazione preventiva.

Fino alla fine, Mönch non ha mai dimostrato di aver capito i propri errori. Ancora in Uruguay, insultava la procura su siti internet da lui creati, chiamandola «Stasi 2.0». Attribuiva loro il «rogo di anime» e «pratiche di interrogatorio lesive dei diritti umani». Inoltre pubblicava indirizzi, hobby e i nomi dei familiari dei procuratori – che per il lavoro che svolgono si fanno non pochi nemici.

Non è ancora detta l’ultima parola. Nei prossimi mesi, invece di vendere pillole, Matthias Mönch dovrà occuparsi della propria vita e di quello che ha fatto: la corte ha previsto 32 giorni di udienze precauzionali.


Florian Flade e Lars-Marten Nagel, «Viagra ist für Gangster heute lukrativer als Kokain»Die Welt, 6 dicembre 2014

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