Marijuana 2.0

Non emette fumo, ma l’e-joint è avvolto nella nebbia

Di Kira Peikoff

Durante una recente partita dei Seahawks a Seattle, Shy Sadis, 41 anni, si è portato alla bocca una sigaretta elettronica molto simile a una Marlboro nera. A ogni tiro, l’estremità si illuminava di rosso.

Ma la sigaretta non conteneva nicotina. Al contrario, conteneva 250 mg di olio di hashish e THC, l’elemento psicotropo della marijuana.

«Non se n’è accorto nessuno» dice Sadis, che possiede diversi laboratori di marijuana nello stato di Washington. «La tiri fuori dalla tasca, fai un tiro, come con una sigaretta, la rimetti via e sei a posto. È davvero discreta».

Il dispositivo, detto JuJu Joint, segna un’unione in apparenza inevitabile: tra la marijuana e la sigaretta elettronica, a formare uno spinello elettronico (o e-joint). Da anni molte persone provano a inserire la marijuana in diversi vaporizzatori portatili o nelle cartucce delle sigarette elettroniche. Ma il JuJu Joint è usa e getta, non richiede ricariche elettriche o l’uso di cartucce, e in più garantisce fino a 150 tiri. Lo togli dalla confezione e lo infili tra le labbra – tutto qui. Niente fumo, nessun odore.

Da aprile, quando sono stati immessi sul mercato, i JuJu Joint venduti nello stato di Washington, in cui la marijuana è legale a scopi medici e ricreativi, sono stati 75.000. I produttori dicono che quest’anno riusciranno a venderne 500.000, e già progettano di espandere il business in Colorado, dove l’uso ricreativo è legale; in Oregon, dove sarà legale a partire da luglio; e in Nevada, dove l’uso è stato decriminalizzato.

«Volevo eliminare ogni scocciatura legata all’uso della marijuana» afferma Rick Stevens, 62 anni, inventore e co-fondatore dei JuJu Joint insieme a Marcus Charles, un imprenditore di Seattle. «Volevo trovare un dispositivo discreto e facile da usare. Non ci sono odori, non servono fiammiferi, non si creano casini».

Non tutti sono così entusiasti. Molti ricercatori nel campo delle dipendenze temono che le sigarette elettroniche apriranno la strada all’uso delle sigarette vere e proprie, soprattutto tra i teenager. E secondo alcuni studi il THC danneggia il cervello durante lo sviluppo, indebolendo le capacità di attenzione e memoria tra gli adolescenti e aggravando eventuali problemi psichiatrici.

«In un certo senso, gli e-joint sono una combinazione perfetta e letale tra un dispositivo problematico, la sigaretta elettronica, e una sostanza problematica, l’olio di hashish» sostiene il dottor Petros Levounis, presidente del dipartimento di psichiatria della Rutgers New Jersey Medical School.

Suchitra Srishnan-Sarin, professoressa associata di psichiatria alla Yale University School of Medicine, spiega che ogni JuJu Joint contiene 100 mg di THC, il doppio rispetto a uno spinello tradizionale, e anche il glicole propilenico, una sostanza chimica usata in genere per assorbire l’acqua negli alimenti e nei cosmetici.

«Non conosciamo gli effetti causati dall’inalazione costante di questo agente» ammette Srishnan-Sarin. «Le nostre conoscenze su questi prodotti e su quello che contengono sono molto limitate».

Stevens, un ex responsabile marketing che per 30 anni ha lavorato nel settore del tabacco, difende il contenuto di THC, facendo notare come ogni inalazione sia regolata dal dispositivo.

«Non vogliamo certo creare dei fattoni che si mettono in un angolo a vegetare».

I venditori locali testimoniano che i JuJu Joint stanno prendendo piede, specialmente tra le donne e i fumatori tra i 40 e i 60 anni. «Non crederete mai all’età media dei clienti attratti da questa roba» dice Ed Vallejo, 60 anni, proprietario di New Vansterdam, un negozio ricreativo di Vancouver, Washington. «Sono i vecchi, i pensionati. I giovani non se la possono permettere».

I JuJu Joint a scopo ricreativo costano dai 65 ai 100$ ciascuno, il 25% del quale va al Liquor Control Board dello stato. È prevista una donazione suggerita di 25$ per i laboratori medici. Infine, i clienti devono avere almeno 21 anni.

«La ragione di base che porta la gente a comprare gli e-joint sta nel suo funzionamento e nel fatto che li puoi usare in pubblico» sostiene Lindsay Middleton, 21 anni, commessa di Green Lady Marijuana, negozio ricreativo di Olympia. Sebbene il consumo di marijuana in pubblico sia proibito, i clienti ammettono di usare i JuJu Joint mentre sciano, fanno arrampicata o assistono a un concerto.

La polizia federale teme che i giovanissimi abusino già dei dispositivi elettronici caricati con olio di hashish, e che molti di essi si attiveranno per comprare i JuJu Joint.

«Su Instagram si trovano centinaia di migliaia di post in cui i ragazzini spiegano come usare le sigarette elettroniche, o dispositivi simili, per fumare erba in presenza dei genitori o a scuola e farla franca» sostiene Barbara Carreno, portavoce della Drug Enforcement Administration.

Secondo l’ultima ricerca Monitoring the Future, uno studio annuale condotto su 40.000 teenager dalla University of Michigan e finanziato dal National Institute on Drug Abuse, il 2014 è stato il primo anno in cui i teenager hanno preferito le sigarette elettroniche a quelle tradizionali.

Sempre secondo lo studio, lo scorso anno il 35,1% di diciottenni ha consumato marijuana, rendendola la droga più diffusa tra i liceali.

Ma i principali target del mercato degli e-joint potrebbero essere le persone che ricorrono alla marijuana per scopi medici. La Food and Drug Administration non riconosce loro alcun valore medico, e le ricerche di alta qualità a favore della marijuana come medicinale sono carenti, se confrontate alla valanga di casi in cui viene usata.

Alcuni studi, tuttavia, mostrano come alcuni ingredienti della marijuana aiutino ad alleviare il dolore e a migliorare l’appetito tra i malati di cancro, AIDS e sclerosi multipla. Alcuni ricercatori sostengono che la marijuana – specialmente sotto forma di vapore nebulizzato – possa aiutare ancora più pazienti, se solo il governo federale allentasse le restrizioni alla ricerca.

«Potrebbe esistere e probabilmente esiste un uso medico legittimo per la cannabis vaporizzata, ma dobbiamo fare ricerche per capire se è vero e per capire il giusto dosaggio» spiega Otis Brawley, responsabile medico della American Cancer Society. «Ma poiché la marijuana rientra nella lista delle droghe più pericolose, è così oneroso ottenere i permessi che diversi medici qualificati per fare ricerca preferiscono evitare».

Stevens sta sviluppando un JuJu Joint che contiene solo cannabidiolo (CBD), un estratto non psicotropo della marijuana che secondo alcuni aiuta a prevenire gli attacchi cardiaci. Questa versione contiene meno dello 0,3% di THC, quindi sarebbe legale in tutta la nazione.

«Al giorno d’oggi tutti hanno un vaporizzatore» chiude Sadis. «E non puoi sapere se stanno fumando marijuana o nicotina».


Kira Peikoff, «No Smoke, but Haze Around E-Joint», The New York Times, 12 gennaio 2015

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