Aria fresca vendesi (parte II)

Aria fresca in vendita

È iniziato tutto come uno scherzo, ma oggi c’è chi spende una fortuna per comprare aria fresca appena imbottigliata. Alex Moshakis spiega come l’inquinamento globale abbia alimentato questa moda effimera.
Di Alex Moshakis

(continua da qui)

Quando ho parlato a Lam, lo scorso novembre, gli ho chiesto di descrivere nella maniera più chiara possibile l’attività della sua azienda. «Prendiamo aria pulita e incontaminata e la spostiamo da una parte all’altra del mondo» mi ha risposto. Era allegro ma serio. Sembrava un bravo ragazzo, non certo il tipo da prendere per il naso gli altri. Ma è facile sentirsi scettici, non da ultimo in merito all’efficacia del prodotto: non sarà una baggianata?

Prima del 2014, ci sono pochissime testimonianze di qualcuno che abbia provato a spostare grandi quantità di aria. Ma l’idea era stata affrontata in un film. In Balle spaziali, satira fantascientifica del 1987, Mel Brooks racconta la storia di una razza crudele che complotta per rubare l’aria pulita da un pianeta vicino. In una scena c’è un’atmosfera che viene aspirata da un’enorme astronave, simile a una cameriera con in mano un aspirapolvere. In un’altra, un personaggio inala aria fresca da una lattina. Il prodotto si chiama Perri-Air.

La premessa di Brooks è esilarante e assurda. Ma Balle spaziali risale a 30 anni fa, quando l’inquinamento dell’aria era una minaccia di poco conto. Oggi è «il principale rischio sanitario di natura ambientale», stando all’Organizzazione Mondiale della Sanità, e costa 6,5 milioni di morti premature l’anno, un decesso su nove. In buona parte, si tratta di una tendenza in aumento, specialmente nelle economie emergenti – l’India, ad esempio – in cui la rapida crescita industriale si è imposta a spese dell’ambiente. Le cause dell’inquinamento dell’aria sono semplici e, a fronte di un sostegno legislativo, neutralizzabili: trasporti inefficienti, centrali a carbone, incenerimento, produzione industriale e utilizzo domestico. In molte parti del mondo, l’aria che le persone inalano le uccide lentamente, e spesso non c’è via di scampo. «Il problema è che quando sei un cittadino non puoi scegliere l’aria che respiri» ha detto Maria Neira, leader del reparto di salute pubblica dell’OMS. «Respiri qualunque tipo di aria sia disponibile».

In numerosi centri urbani, specialmente in Asia, l’aria supera i limiti di  sostanze nocive consentite, anche di dieci volte. Ma le cose possono  ancora peggiorare. […] Quello che è inquietante è che questa è un’ottima notizia per il successo di Vitality Air. A novembre, Lam mi ha detto che la sua azienda aveva venduto «più di 200.000 bottiglie» in regioni con elevati livelli di inquinanti. I mercati target includono Cina, India, Vietnam, Russia, Turchia, Iraq e Kuwait. Spesso i clienti comprano un prodotto che sperano offrirà loro la tregua necessaria, se non una cura.  […]

Ho chiesto a Lam di condividere le sue ambizioni personali. «Sono il tipo di ragazzo che va a caccia di titoli» ha detto. «Vorrei affermarmi come “il re dell’aria”. Vorrei essere la prima persona al mondo ad aver venduto l’aria alla gente.» Neanche un accenno al desiderio di contribuire alla fine dell’inquinamento dell’aria o di aiutare l’umanità. […]

Niente di straordinario, in fondo: la gente cerca di arricchirsi in modi diversi. Quello che rende moralmente ambigua la questione è che pochi sanno se inalare aria da un barattolo possa davvero essere di beneficio per la salute dei consumatori. […] «La realtà è che non ci sono rapporti medico-scientifici sui benefici di piccole dosi di aria fresca». Nessuno si è messo a tavolino a eseguire test rigorosi, quindi resta aperta la domanda: l’aria in scatola funzionerà davvero?


«Fresh air for sale», Alex Moshakis, The Guardian, 21 gennaio 2018

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