Vivere senz’auto si può (a Oslo)

La strategia di Oslo per ridurre, se non eliminare del tutto, le auto personali

La capitale norvegese abbandona la nozione di trasporto pubblico per imboccare la strada della “mobilità come servizio”. L’obiettivo? Sopprimere le auto.
Di Francis Pisani

Endre Angelvik è il vice presidente dei servizi di mobilità di Ruter, ente per il trasporto pubblico della regione di Oslo, che rappresenta il 50% dei trasporti pubblici norvegesi. In un’intervista ci spiega la sua strategia per rendere la mobilità un servizio su cui «fare affidamento», come l’elettricità.

Qual è l’obiettivo di Ruter, l’organismo responsabile della mobilità per la regione di Oslo?

Ruter ha per obiettivo lo sviluppo e la gestione dei trasporti pubblici, a piedi e in bicicletta, e la riduzione sostanziale delle auto personali. In questo senso si passa dalla nozione di trasporto pubblico a quella di mobilità, che nella nostra visione delle cose poggia su quattro fenomeni ben precisi: l’urbanizzazione, lo sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e l’individualizzazione, finora punto forte delle auto personali.

I due ultimi fattori si rinforzano vicendevolmente e permettono di offrire servizi personalizzati di livello superiore. È proprio questa la strategia che abbiamo definito nel 2016: il segreto del successo è l’integrazione di queste diverse tendenze. Ampliando la nostra offerta, noi di Ruter permettiamo ai nostri utenti di vivere la vita che hanno scelto. Ci è sembrato corretto chiamare questa visione  “MAAS”, mobility as a service.

Cosa significa in concreto “mobilità come servizio”?

Con la “mobilità come servizio” o “mobilità combinata” [termine in uso nella Confederazione elvetica] vogliamo eliminare i problemi derivanti dal trasporto, occuparci della logistica della vostra zona e darvi tutte le informazioni di cui avete bisogno. L’obiettivo è ottenere un servizio come quello dell’elettricità, su cui si fa affidamento senza pensarci. Si paga alla fine del mese e ci si affida al sistema.

La digitalizzazione ci consente di integrare diverse modalità di trasporto, con un approccio paragonabile a quello della compagnia finlandese Maas Global [che ha esportato i propri servizi anche in Gran Bretagna, dopo il successo di Helsinki].

Cerchiamo anche di replicare l’esperimento realizzato a Göteborg, in Svezia, dalla start-up Ubigo [che debutterà a Stoccolma nel marzo del 2018]: ottanta famiglie non hanno usato l’auto per sei mesi in cambio di un abbonamento che comprende tutti i tipi di mobilità e a fronte di un pagamento a forfait, compreso il noleggio di un’auto (per una scampagnata nel bosco). Al termine dell’esperienza nessuno è tornato alle vecchie abitudini di trasporto, il che ci mostra come vivere senz’auto sia possibile.

Non c’è il rischio che i costi del servizio siano eccessivi?

Quando si compra un’auto si immobilizza una parte considerevole del proprio capitale. Immaginate di poterla impiegare in altri ambiti della vostra vita! Un recente rapporto dell’esperto Tony Seba intitolato “Ripensare ai trasporti 2020-2030” mostra che la combinazione di un servizio di mobilità integrale e di somme di denaro svincolate dall’acquisto di un’auto può rappresentare un incentivo estremamente potente. Sono le scelte dei consumatori, non l’offerta di un prodotto, a determinare il cambiamento e l’evoluzione.

Qual è il ruolo della multimodalità nella vostra idea di mobilità combinata?

MAAS significa vivere senz’auto. Questo presuppone una certa multimodalità, perché dovete sempre essere voi i responsabili del tragitto da compiere. La questione chiave è sapere chi è responsabile del servizio. Al momento siete voi, ma noi potremmo farlo al posto vostro: arriveremmo anche a svegliarvi dieci minuti prima del previsto se ci fossero problemi sulla linea del tram o della metro. Vi metteremmo a disposizione un veicolo entro dieci minuti dalla richiesta tramite la nostra app. Se vogliamo diventare una città competitiva non possiamo aspettare: dobbiamo sperimentare.

Immagino che testiate anche i veicoli senza conducente, giusto?

In attesa delle modifiche alla legislazione vigente stiamo realizzando una piccola flotta di veicoli per il 2018 con l’aiuto di Navya e EasyMile, due aziende francesi che forniscono navette. Abbiamo scelto di essere ambiziosi e di lanciare una sfida al mercato e ai grandi costruttori. Ma un elemento su cui non smettiamo di puntare è il car sharing. Test condotti per Lisbona dal Forum del Trasporto Internazionale dell’OCSE mostrano che il ricorso ai veicoli autonomi e condivisi, combinato a una buona rete metropolitana, potrebbe determinare la scomparsa del 90% delle auto in circolazione senza influire sulla mobilità.

Uno scenario del genere permette di immaginare un maggior numero di spostamenti puntuali, tragitti quotidiani più brevi e profonde modifiche al mercato del lavoro, al valore degli immobili e alla società nel suo complesso. Una semplice riduzione del 40% delle auto in circolazione comporterebbe la fine degli imbottigliamenti. Anche se ottenessimo la metà dei benefici auspicati, ne varrebbe la pena.


Francis Pisani, «La stratégie d’Oslo pour réduire, voire éliminer, les voitures personnelles», Le Monde, 3 novembre 2017

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