Il parco giochi della discordia

L’assurda disputa sul parco giochi “Alì Babà”

Nel quartiere berlinese di Neukölln un parco giochi per bambini ispirato alla favola orientale “Alì Babà e i quaranta ladroni” ha scatenato l’indignazione di internet. Una reazione che farebbe scoppiare a ridere anche conservatori del calibro di Michel Houellebecq.
Di Peter Huth

Una farsa di provincia. Il palcoscenico è a Berlino, nel quartiere di Neukölln. Un nome collegato ben di rado a lieti eventi: basti pensare alla scuola “Rütli” [istituto tecnico che nel 2006 ha chiesto al Ministero dell’istruzione berlinese di poter chiudere la struttura per i frequenti episodi di violenza nelle classi, N.d.T.]. All’integrazione fallimentare. Ai clan di arabi. E non solo. Heinz Buschkowsky ha dettato il destino del quartiere come sindaco per 15 anni.

Mentre era ancora in carica, ha scritto un libro sulle condizioni dell’area assegnatagli dagli elettori. L’opera, intitolata Neukölln ist überall, “Neukölln è ovunque”, potrebbe cinicamente essere definita come il riscatto di un politico che ha avuto scarso successo durante il proprio mandato; ad ogni modo, se Neukölln è ovunque, la storia seguente ha un significato che abbraccia la Germania intera.

Ecco i fatti: occorre costruire un nuovo parco giochi. L’amministrazione incarica gli asili circostanti di stabilire un tema di fondo. A quanto pare, oggi scivoli, altalene e sabbiere non bastano più.

Uno degli asili si chiama “Alì Babà”, quindi si decide di realizzare il parco giochi prendendo a tema questa favola. C’è un piccolo Alì di legno, un bazar e un castello a cupola sormontato da una mezzaluna. Non manca nulla della favola tratta da Le mille e una notte, che viene letta ai bambini di tutta Europa fin dalla metà del XIX secolo.

Indottrinamento prescolare?

Quando una foto del parco giochi ha fatto la sua comparsa su internet, questa idea così carina è stata fatta a pezzi dall’odio. «Niente da ridire, Germania?», «Mi sento straniero nel mio stesso Paese», «Ovvio, la prima moschea è in un parco giochi», questi i commenti più civili che si leggono su Facebook.

Il parco giochi favoleggiante è visto come un simbolo di islamizzazione (tollerato dalle autorità, se non direttamente progettato da loro, secondo la teoria del complotto). I bambini, dicono i malpensanti, vengono introdotti all’idea di entrare nelle moschee già in età prescolare.

Non si sa nemmeno dove iniziare a replicare a queste accuse. Può servire ricordare che praticamente in tutti  i parchi divertimenti c’è un nucleo a ispirazione orientale, oppure ribadire che il tema di “Alì Babà” è stato trasposto al cinema decine di volte, anche dalla reazionaria Disney?

Political incorrectness come arma di attacco

Forse basta sottolineare che la canzone tedesca e turca per bambini “Alì Babà” è ormai un classico? O che non tutte le mezzelune inneggiano all’Islam o fanno l’occhiolino all’Isis? O ancora che in questo caso persino Michel Houellebecq, con i suoi appelli alla sottomissione dell’Occidente, scoppierebbe a ridere?

No. Troppo complicato per certa gente. Parco giochi = cupola = declino dell’Occidente. Fine. La semplificazione è il maggior peccato del pensiero, e si accompagna a un meccanismo spaventoso: la rabbia contro il politically correct, esternata qualche anno fa da Thilo Sarrazin (in modo piuttosto violento), ha portato al politically incorrect a ogni costo. L’obiettivo è un presunto discorso privo di giri di parole.

In realtà si tratta solamente di una stupida ripicca che permette di sentirsi meglio nell’immediato, ma che in fin dei conti (ironia della sorte!) sfocia di nuovo in una retorica politically correct basata sull’indifferenziazione. È ora di opporsi al politically incorrect. Comincio io, con un attacco senza giri di parole. Il clamore suscitato dal parco giochi di Neukölln si può definire in un modo solo: imbecille.


Peter Huth, «Der absurde Streit um einen Spielplatz namens „Ali Baba“», Die Welt, 5 novembre 2017

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