Sbarazzarsi di dipendenti razzisti

Si può essere licenziati per aver espresso commenti razzisti al di fuori dell’ambiente di lavoro?

Un dipendente di EY, società di revisione contabile, fa la sua comparsa in un video e si lancia in dichiarazioni profondamente razziste. Gli internauti lo identificano e chiedono alla società di prendere provvedimenti. Viene avviata una procedura disciplinare a suo carico.

Di Yohan Blavignat

I fatti

Un dipendente di EY, azienda di spicco a livello globale nel campo dell’audit finanziario, fa la sua comparsa in compagnia di un altro uomo in un video diffuso su Snapchat martedì 24 ottobre. La clip, che ha raggiunto più di 20.000 visualizzazioni, contiene osservazioni profondamente razziste. Bicchieri alla mano, i due protagonisti del video dichiarano che i neri andrebbero «messi in gabbia» perché non cedono il posto ai bianchi in metropolitana.

Queste frasi del tutto riprovevoli hanno scatenato un’ondata di indignazione sui canali sociali e hanno obbligato l’azienda a reagire. Il nome di uno dei giovani, identificato come addetto alla revisione contabile di EY, è stato subito reso noto. L’azienda, sommersa su Twitter da una fiumana di commenti, risponde ogni volta con lo stesso messaggio: «EY condanna le osservazioni espresse nel video in questione. Si terranno le opportune indagini interne per chiarire le cose». Ma la gogna sembra inarrestabile: mercoledì l’amministratore delegato della società, Jean-Pierre Letartre, pubblica un comunicato stampa per ribadire che l’azienda prende le distanze da queste «dichiarazioni spregevoli». Indica inoltre che è stata avviata una procedura disciplinare nei confronti del dipendente. Lo stesso testo è stato inviato internamente a tutti i collaboratori di EY.

La società può licenziare il dipendente?

Intervistata da Le Figaro su un eventuale licenziamento del dipendente, l’azienda non ha rilasciato commenti. Non è semplice sbarazzarsi di un dipendente in ragione del suo comportamento privato, per quanto riprovevole. Emmanuel Malbezin, avvocato specializzato nel diritto del lavoro, sottolinea che se il datore di lavoro «ha il potere di licenziare un dipendente per qualsiasi ragione», quest’ultimo può sempre fare ricorso in tribunale.

Nel caso specifico, il dipendente potrebbe sostenere la tesi del licenziamento senza giusta causa reale e seria – e riaffermando i diritti che gli derivano dal livello di anzianità acquisito. Se la giustizia gli desse ragione, l’azienda dovrebbe versargli danni e interessi. «In linea di principio, le osservazioni fatte al di fuori dell’orario e dell’ambiente di lavoro non possono essere sanzionate dall’azienda» precisa l’avvocato. «Ma occorre stabilire caso per caso il danno eventualmente subito dal datore di lavoro. Nel caso specifico, il danno di EY sembra minimo» prosegue Emmanuel Malbezin.

Affermazioni sanzionabili per legge

«Le offese di natura razzista sono punibili per legge. Viene infatti a cadere la tutela della libertà di espressione» spiega Emmanuel Malbezin. A differenza di opinioni politiche e religione che rientrano nell’ambito di applicazione della libertà religiosa – e non prevedono sanzioni – le parole del dipendente di EY sono passibili di una pena detentiva di 6 mesi e di una sanzione di 22.500 euro per “insulto pubblico razziale, nazionale o religioso”. Chiaramente è necessario che sia sporta denuncia.


Yohan Blavignat, «Peut-on être licencié pour des propos racistes tenus dans un cadre privé?», Le Figaro, 26 ottobre 2017

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