Vacanze, che angoscia!

Le vacanze, che angoscia!

Il periodo di riposo tanto atteso è infine arrivato. Eppure è difficile mettere da parte il lavoro e ritrovarsi soli con se stessi. Per non parlare dell’obbligo sociale di essere sempre su di giri.
Di Marlène Duretz

Aspettiamo le vacanze con ansia. Poi le afferriamo di getto, assetati di tempo libero, spazio, divertimenti e nuovi incontri. E alla ricerca degli scatti migliori per Instagram.

È praticamente una ricetta per l’angoscia. «Smettere di lavorare è angosciante» conferma lo psichiatra Michel Lejoyeux. Se non altro per i ritmi che impone e per le abitudini nate dal mondo del lavoro e il cui giogo deve andare in frantumi dall’oggi al domani. Liberarsi non è semplice! E non c’è niente di scandaloso nel provare nostalgia per il lavoro o nel pensare: «Quale sarà la mia condizione al ritorno, dopo la riorganizzazione aziendale?».

Il fantasma dell’«io ideale»

Inoltre, aggiunge Lejoyeux, «il lavoro ci distrae dal nostro io interiore. In vacanza, siamo inevitabilmente faccia a faccia con noi stessi». Non bisogna ragionare in maniera assoluta, in termini di «tutto o niente», consiglia lo psichiatra, e occorre accogliere ogni pensiero, anche quelli negativi. «Solo gli alieni e i robot entrano in modalità di totale euforia e poi alla fine delle vacanze tornano come prima». In caso di scoppi di rabbia, depressione o stress, niente paura. «Le vacanze non sono esenti dalle emozioni che costituiscono la nostra vita di tutti i giorni».

«C’è una sorta di discontinuità durante le vacanze, secondo la quale si deve indossare un “io ideale” assieme ai vestiti leggeri» continua lo psichiatra. «E l’angoscia nasce proprio quando ci fissiamo obiettivi irraggiungibili!» Come programmare un’escursione in capo al mondo quando vorremmo solamente restare a guardare il tempo che passa. «L’obbligo di vivere avventure non è adatto a tutti» osserva Lejoyeux. «Bisogna osare e non cedere al conformismo sociale secondo il quale se non abbiamo fatto bungee-jumping le nostre vacanze sono fallite. Le vacanze devono corrispondere a noi, assomigliarci. Dobbiamo imporci vacanze su misura e nient’altro.»

Luce e astinenza digitale

Per evitare l’angoscia e fare il pieno di emozioni positive, si deve ricorrere ad antidepressivi naturali come attività semplici, raccomanda Lejoyeux: esporsi alla luce, specialmente quella del mattino, per stimolare il cervello, ma soprattutto praticare un’attività fisica, che aumenta del 30% il ritmo cardiaco. Dieci minuti al giorno, però, invece che un solo giorno di fatica a fronte di quindici giorni di sedentarietà. «Abusiamone, non ci sono pericoli!»

Occorre anche ridefinire la propria relazione con il mondo virtuale e con gli oggetti connessi in rete, molto ansiogeni: quindici minuti di connessione al giorno, o astinenza pura. E per stimolare l’emisfero minore, alleato delle emozioni, è necessario concentrarsi sul presente: ascoltare la musica, dedicare del tempo a contemplare un quadro, ballare. «Abbiamo il diritto di ballare, e di ballare male anche; di cantare stonati canzoni stupide». In breve, la leggerezza deve farsi valere.


Marlène Duretz, «Les vacances, quelle angoisse !», Le Monde, 30 luglio 2017

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