È urgente! Fallo per ieri!

Le parole da bandire in ufficio? «È urgente!»

“UFFICIOLOGO” – Quentin Périnel, giornalista e cronista di Le Figaro, disseziona le parole o le espressioni peggiori che ci accompagnano in ufficio e che faremmo meglio a bandire dal nostro dizionario.

Ogni settimana “ordino” un’illustrazione allo studio di Le Figaro per accompagnare il mio articolo. Il team incaricato aggiunge anche questa alla lunga lista di cose da fare. Scrivo il mio pezzo il venerdì per il lunedì. Questo mercoledì, scrivendo la solita mail a Amandine e Sisley, ho esordito con “È urgente!”. Poco dopo aver cliccato su “Invia” mi sono messo a riflettere. In cosa la mia domanda è più urgente delle altre? Non ho la più pallida idea del loro carico di lavoro nel dato momento in cui scrivo, né dei lavori che hanno in cantiere. Che pretesa da parte mia! E ancora peggio, prendo coscienza dell’apertura della mia mail. «È urgente!». Eppure i miei genitori mi hanno insegnato a dire buongiorno.

Divento così più consapevole dell’assurdità del mio discorso. La mia urgenza non è davvero tale. Lo è solamente perché IO mi sento sopraffatto e ho effettivamente diversa carne al fuoco. Ma è un problema solamente mio. Un’urgenza è sempre relativa. Quanti incarichi ogni giorno definiamo “urgenti” anche se non lo sono? Un numero enorme. Nella vita d’ufficio del 2017, tutto è urgente. Occorre fare tutto e subito. Il termine prolifera – spesso anche in stampatello – negli oggetti delle mail. Inonda lo slang dell’ufficio. «La riunione sul progetto taldeitali è fra tre giorni. Puoi verificare questi numeri stasera please? È piuttosto urgente». Altro esempio. Siamo agli inizi di giugno. «Puoi fissarmi le ferie di agosto? È piuttosto urgente.»

Anteporre alla suddetta urgenza un avverbio che ne minimizzi l’effetto non cambia nulla. Rifletteteci. Cos’è una vera urgenza? Pensateci. Un’urgenza seria ha a che fare con la salute. Il ricovero di un paziente in gravi condizioni è un’urgenza. Invece, organizzare as-so-lu-ta-men-te una riunione per preparare un seminario che si terrà fra tre mesi non lo è. Smettetela. Le urgenze generano stress, angoscia cronica. È fastidioso. A maggior ragione perché lo sappiamo benissimo che queste famose “urgenze” sono fittizie, mentre lo stress e il malessere generale, di fittizio non hanno proprio niente…


Quentin Périnel,  «Les expressions à bannir au bureau : “C’est une urgence!”», Le Figaro, 5 giugno 2017

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