Il mio pony pizza è un robot

Il mio pony pizza è un robot

Una start-up nei pressi di San Francisco, in California, mette in strada i dispositivi ideati da Starship Technologies perché effettuino una parte delle consegne a domicilio.
Di Jérôme Marin

Da giovedì 23 marzo le strade di Redwood City, città di 80.000 abitanti nel cuore della Silicon Valley, dovrebbero essere percorse in lungo in largo da robot semoventi. La start-up DoorDash mette in strada una piccola flotta di dispositivi incaricati di consegnare i pasti ordinati dai clienti. «È la soluzione ideale per le piccole consegne» spiega Stanley Tang, co-fondatore e direttore dei prodotti di questa azienda ancora agli inizi.

I robot, che per il momento non hanno un nome, si muovono a una velocità massima di 6 chilometri all’ora, in un raggio di 5 chilometri. Equipaggiati di sei ruote e nove telecamere, possono arrampicarsi sui marciapiedi, evitare le collisioni e anche attraversare un incrocio dopo aver aspettato che il semaforo per i pedoni sia diventato verde. Possono trasportare fino a 10 chili di merce.

Un robot de Starship Technologies livre un repas d’un restaurant de Tallinn en Estonie, le 16 février.

Questi dispositivi sono stati ideati dalla società britannica Starship Technologies, creata da due co-fondatori di Skype e già in trattative con diverse aziende europee, in particolare di Londra e Bruxelles. Negli Stati Uniti, è in corso una fase di test a Washington in associazione con Postmates, un’altra start-up specializzata nella consegna di cibo a domicilio.

Allarme antifurto e GPS

Secondo Startship Technologies, che ha raccolto 17 milioni di euro a gennaio, questi robot hanno già effettuato più di 20.000 chilometri, incrociando circa quattro milioni di persone. Per evitare i furti, sono dotati di un allarme e di un GPS. E la loro consegna è protetta: un messaggio inviato sul cellulare del cliente permette di sbloccarla. «I robot sono veicoli come gli altri sulla nostra piattaforma» assicura Tang. Secondo lui, non avrebbero lo scopo di sostituire le migliaia di fattorini indipendenti che lavorano per DoorDash, che «potranno concentrarsi sulle consegne più lunghe o complesse». Per ora, almeno.

Perché anche se non lo ammette, il responsabile non può ignorare il potenziale impatto dell’automatizzazione sul suo modello economico. DoorDash, come la grande maggioranza delle sue decine di concorrenti, continua ad accumulare perdite. L’anno scorso, durante la sua ultima raccolta fondi, l’impresa aveva dovuto accettare di rivedere al ribasso la propria valutazione. Riducendo i costi in modo drastico potrà forse imboccare la strada della redditività. Come Uber con le sue macchine senza conducenti.


Jérôme Marin, «Mon livreur de pizza est un robot», Le Monde, 23 marzo 2017

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