Fallo per la Svezia

 

Un’ora di sesso retribuita? Una città svedese prende in considerazione l’idea

Di Dan Bilefsky e Christina Anderson

In Svezia, un funzionario locale ha una proposta tutta nuova per migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro e aumentare il tasso di natalità locale: concedere ai dipendenti comunali un’ora di pausa retribuita a settimana per andare a casa a fare sesso.

La Svezia è già osannata per il suo generoso sistema di welfare, che include 480 giorni di congedo parentale, assistenza sanitaria universale e un rituale di caffè e pasticcini, detto fika, considerato sacrosanto.

Per-Erik Muskos, consigliere 42enne della città settentrionale di Overtornea, vuole potenziare questi benefit offrendo ai 550 dipendenti del comune il diritto al sesso sovvenzionato dallo Stato. Quando ha presentato la proposta la settimana scorsa, ha detto ai colleghi del consiglio comunale che avrebbe rallentato il calo demografico, dato un po’ di pepe ai matrimoni più stantii e risollevato il morale dei dipendenti.

L’idea ha presto catturato l’attenzione di tutta la Svezia, dove quanto meno è stata un’allegra distrazione dal vago riferimento di Trump ai problemi del Paese con l’immigrazione, subito negati dagli svedesi, sconcertati.

Facendo notare che «il sesso è anche un ottimo esercizio fisico e ha effetti positivi documentati sul benessere» Muskos ha suggerito che i dipendenti municipali locali avrebbero potuto usare una delle ore settimanali già destinate all’esercizio fisico per andare a casa e fare sesso con coniugi e partner. La mozione, che verrà votata in primavera, potrà essere approvata con la maggioranza semplice del consiglio, formato da 31 membri. Ad oggi, l’opinione del consiglio resta divisa.

«Dobbiamo incoraggiare la procreazione. Io credo che il sesso scarseggi. Ogni giorno è stressante e ci sono sempre i bambini per casa» ha spiegato Muskos nella sua mozione per Overtornea, cittadina di circa 4.500 abitanti nella pittoresca e remota valle del fiume Torne. «Potrebbe essere un’opportunità per le coppie di avere del tempo per sé, da dedicare l’uno all’altra».

La sua proposta ha generato lodi, derisioni e critiche. Alcuni detrattori temono che i lavoratori single potrebbero trascurare il lavoro per cercare partner in app di appuntamenti come Tinder per l’interludio settimanale.

Quando Muskos ha presentato la mozione lunedì [20 febbraio 2017, N.d.T.] alcuni membri del consiglio si sono messi a ridacchiare, mentre altri hanno detto che la cosa non era divertente. Ma come si addice a uno Stato progressista a lungo considerato un faro per l’illuminismo sessuale – inclusi spettacoli puramente kitsch all’Eurovision Song Contest – la proposta è stata presa in seria considerazione.

Ha riempito i notiziari della Svezia e non solo. «Idea: il personale deve fare sesso in orario lavorativo» titola il giornale Expressen con una fotografia che mostra una coppia a letto.

Muskos ha detto ai colleghi che la proposta non era uno scherzo, ma ne ha riconosciuto i problemi di applicazione pratica. Sarebbe difficile, ad esempio, dire se un impiegato salta l’ora di sesso per farsi una passeggiata in campagna.

La proposta arriva in un momento in cui gli Stati europei cercano di giostrarsi tra modernità, lavoro e desiderio di una migliore qualità di vita. In Francia, che ha già una settimana lavorativa obbligatoria di 35 ore, un sistema sanitario sovvenzionato e vacanze piuttosto lunghe, il governo socialista di recente ha approvato una legge che garantisce ai dipendenti il “diritto di disconnettersi”. La misura fa appello alle aziende con più di 50 dipendenti per far sì che il lavoro non intacchi anche i giorni di riposo.

La Svezia è in prima linea tra le nazioni europee che cercano di mettere al primo posto la soddisfazione dei dipendenti. Un esperimento con giornate lavorative di sei ore nella città meridionale di Gothenburg è stato recentemente scartato perché troppo costoso. Ma i promotori dell’esperimento, condotto nell’arco di due anni in una casa di riposo gestita dalla città, hanno detto che rende i dipendenti più felici, sani e produttivi. La giornata lavorativa di sei ore si è dimostrata efficace anche nel settore privato, incluso un centro servizi della Toyota, dove ha contribuito a migliorare gli affari.

Le pressioni demografiche preoccupano le nazioni di tutta Europa, incluse Spagna, Italia e Germania. Di recente in Danimarca i politici sono stati così preoccupati del tasso di natalità che hanno iniziato a offrire lezioni di educazione sessuale incentrate sulla procreazione invece che sulla contraccezione. Un’agenzia di viaggio ha anche introdotto la campagna “Do It for Denmark!”, incoraggiando le coppie a fare viaggi romantici per cercare di procreare, sostenendo che i danesi fanno il 46% di sesso in più in vacanza.

La Svezia ha i tassi di fertilità più alti dell’Unione Europea, secondo l’Eurostat, in parte per i sistemi generosi di congedo parentale e per l’immigrazione. Ma il tasso di fertilità è comunque diminuito di recente.

Malin Hansson, 41enne, sessuologa e specialista in salute riproduttiva di Gothenburg, ha accolto di buon grado l’iniziativa, sostenendo che il sesso riduce lo stress, migliora il sonno e rafforza il sistema immunitario, mentre arricchisce l’intimità della coppia. «Se fosse per me, lo introdurrei in tutto lo Stato» ha detto, prima di aggiungere: «In Svezia, il sesso è considerato un’attività come un’altra».

Lotta Dellve, docente del dipartimento di sociologia della University of Gothenburg, ha ribadito che brevi raffiche di attività fisica durante le ore di ufficio hanno molti benefici, inclusa la produttività. «E queste attività possono includere il sesso, perché no?».

Ma Dellve, sposata e madre di due figli già a vent’anni, ha detto che sarebbe ridicolo per i datori di lavoro stabilire quando i dipendenti devono essere intimi. «Certo, è meraviglioso poter vedere il coniuge in orario di lavoro, ma non sempre vuoi farci sesso» ha dichiarato.

Stefan Nilsson, membro dei Verdi a capo del comitato per la salute e il welfare del Parlamento Svedese, ha fatto notare che forse i contribuenti non vogliono finanziare con i loro soldi sesso retribuito, ma concede che l’idea possa essere un astuto investimento in termini di attività fisica: i lavoratori più sani costano meno al governo.

Altri sono meno convinti.

Tomas Vedestig, 42enne, consigliere comunale di sinistra di Overtornea, ha detto che quando Muskos se n’è uscito con la sua proposta, i suoi colleghi hanno pensato di aver capito male. Vedestig ha detto che la proposta è invasiva e minaccia di mettere in imbarazzo chi non vuole avere partner sessuali, chi non vuole fare sesso e chi ha condizioni fisiche tali da impedire attività sessuali.

«Non credo che spetti al datore di lavoro dire “Vai a casa e fai figli”» è stato il suo commento. C’è infine chi teme che la proposta sia ingenerosa: «Ho parlato a un paio di anziani signori che hanno esclamato: “Un’ora? Ma non è abbastanza!”».


Dan Bilefsky e Christina Anderson, «A Paid Hour a Week for Sex? Swedish Town Considers It», New York Times, 23 febbraio 2017

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