Filastrocche antivegane addio

Le canzoni per bambini che feriscono i vegani

Di Marcel Reich

Vi siete mai chiesti quanto sia ostile agli animali il patrimonio di canzoni per bambini? La domanda sorge spontanea dopo che la città tedesca di Limburg (nell’Assia) ha bandito la canzone Fuchs, du hast die Gans gestohlen [Volpe, hai rubato l’oca, N.d.T.] dal repertorio campanario del palazzo municipale. Tutto è iniziato quando una vegana dichiarata ha chiesto al sindaco, Marius Hahn, in toni “amichevoli” ma fermi, di non suonare più la canzone omicida risalente al 1824. Hahn ha voluto «fare un favore alla signora, senza farne un caso di Stato», come ha comunicato Johannes Laubach, portavoce della città, al Frankfurter Neue Presse. E le campane sono state zittite.

«Non c’è alcun motivo ideologico: è solo un periodo di tregua per una signora che lavora nelle immediate vicinanze del municipio, che ogni giorno sente le campane suonare – e che è irritata dalla canzone» dice il portavoce. «Non è tanto il fatto che la volpe rubi l’oca, ma che la si minacci di morte».

Volpe, hai rubato l’oca

Questa minaccia è evidente quando si vanno a cercare tracce di violenza nella canzone. Già nella prima strofa si sente: «Volpe, hai rubato l’oca, restituiscila! Altrimenti ti prenderà il cacciatore con il suo fucile».

Crudele. Ma le cose peggiorano nella seconda strofa, che da decenni traumatizza i bambini tedeschi: «La sua canna grande e grossa ti spara addosso i pallini, che ti tingono di inchiostro rosso e poi sei morta».

Inchiostro rosso. Un eufemismo per il sangue. Ora, che la canzone sia bandita per il sindaco Hahn non è un grande problema politico. A sentir lui c’è un lungo elenco di canzoni nel repertorio campanaro, e di tanto in tanto le canzoni vengono cambiate. Ma come la mettiamo con le altre canzoni tedesche per bambini? Per non ferire i sentimenti vegani, urge un piccolo controllo.

Verdi, verdi, verdi, tutti i miei vestiti sono verdi

Nella canzone si parla di vestiti verdi, rossi, blu, neri e bianchi. La donna che li indossa sceglie il colore in base al lavoro del suo “amore”: la signora Spazzacamino si veste di nero, la signora Mugnaio di bianco. Al di là della scelta d’abito quanto meno discutibile sul piano dell’emancipazione, già nella prima strofa questa canzone andrebbe scartata, perché la signora in verde che dà il titolo alla canzone fa pendant col maritino, un cacciatore!

Cuoci, cuoci la torta

Cuocere torte. Cosa può andare storto? Chi mai potrà offendere questa canzone? E invece… Leggete voi stessi: «Cuoci, cuoci la torta, il fornaio ha gridato. Chi vuole cuocere buone torte deve avere sette cose: uova e strutto…»

Fermi tutti. Uova e strutto. L’incubo di ogni vegano. E poi la canzone risale al 1840, quando i fornai non pensavano minimamente di fare a meno del diavolo in persona: il glutine. Questa canzone va scartata.

Salta, salta cavaliere

L’ultima spiaggia. Qui i ruolo sono invertiti: quando il cavaliere perde il controllo del suo destriero e finisce per terra, ecco che arrivano i corvi: «Salta, salta cavaliere, quando cade strilla. Cade nella fossa e lo mangiano i corvi. Cade nella palude, il cavaliere fa un tonfo!» In questa canzone soffre solo l’uomo, quindi nessun amante degli animali dovrebbe sentirsi punto sul vivo. Il repertorio delle campane di Limburg è salvo.

(Come segno di buona volontà si è omesso in questo testo ogni gioco di parole offerto su un piatto d’argento dal cognome del sindaco [Hahn in tedesco significa “gallo”, N.d.T.]).


Marcel Reich, «Diese Kinderlieder könnten Veganer auch verletzen», Die Welt, 10 febbraio 2017

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