In principio era lo sperma

In principio era lo sperma

Di Pierre Barthélémy

Forse questa notizia vi è sfuggita, ma mentre in Francia quest’anno si celebrano i cinquant’anni della legge Neuwirth che autorizza la distribuzione della pillola, un contraccettivo maschile ha dimostrato la propria efficacia… sulle scimmie. Pubblicato il 7 febbraio sulla rivista Basic and Clinical Andrology, lo studio che l’ha presentato non esplora la pista farmacologica, che consiste nel ridurre in modo massiccio o nell’interrompere direttamente la produzione di spermatozoi, ma quella di una barriera fisica interna, di una contraccezione meccanica che sarebbe in qualche modo l’equivalente maschile del diaframma. Il prodotto in questione, di nome Vasalgel, è un gel che si inietta (con un intervento chirurgico) nel dotto deferente, condotto che imboccano i gameti maschili dopo la loro fabbricazione nei testicoli. Durante un rapporto sessuale, gli spermatozoi vengono sì emessi, ma restano bloccati nel corpo, da cui vengono poi eliminati. L’uso di questo gel è simile a una vasectomia, ma provvisoria, perché è possibile sciogliere in ogni momento il gel iniettato.

Questi nuovi studi puntano ovviamente l’attenzione al modo in cui vengono fabbricati gli spermatozoi. Senza voler porre domande indiscrete, avete mai confrontato gli apparati riproduttori maschili dell’uomo e della mosca? No? Che menefreghismo… Osservando queste delicate macchine, le differenze risultano evidenti, colpa della selezione naturale che, a partire dall’antenato in comune alle due specie, le ha fatte evolvere in rapida successione, quanto i governi della IV Repubblica.

Eppure, come ho già spiegato in un mio articolo precedente, nel 2010 un’équipe americana della Northwestern University (Chicago, Illinois) ha mostrato in uno studio pubblicato da PLOS Genetics che il gene responsabile di codificare la proteina indispensabile per la fabbricazione degli spermatozoi non è cambiato di una virgola negli ultimi… 600 milioni di anni. E lo si ritrova presso tutti i bilateri. Come indica il nome, la grande famiglia dei bilateri raggruppa tutti gli animali dotati di simmetria bilaterale, vale a dire, oltre a noi uomini, il lombrico, l’avvoltoio, la vedova nera o la iena. Questi affascinanti animali sono, in misura diversa, nostri cugini. Per parafrasare la celebre affermazione di Kennedy «Io sono un berlinese», ripetete a voce alta «Io sono un bilaterale».

Il rinomato gene Boule…

Quindi noi tutti (e quando parlo di “noi” intendo solo la frazione maschile di queste specie) fabbrichiamo spermatozoi grazie a un gene di nome… Boule – non me lo sto inventando, io non c’entro, giuro. Gli autori dello studio l’hanno riscontrato in tutte le specie seguenti: uomo, topo, pollo, trota iridea, chimera elefante (un pesce cartilagineo), lampreda, anfiosso, ascidia (altro animale marino), riccio, drosofila, zanzara, astice, granchio, vespa e diversi vermi; è invece assente nelle spugne e nei placozoi, elemento questo che ha permesso di stabilire il limite di 600 milioni di anni.

Per la cronaca, sia messo agli atti che Eugene Xu, uno dei ricercatori in questione, è andato, in nome della scienza, a comprare una trota iridea al mercato del pesce di Chicago. Ma, una volta scartato il pacchetto, potete immaginarvi la sua sorpresa quando si è accorto che l’animale era già stato eviscerato! È tornato subito indietro. Avrei proprio voluto vedere la faccia del pescivendolo quando Eugene gli ha urlato: «Mi servono i testicoli!». Senza parole. Per compensare questa mancanza, lo scienziato è dovuto partire per una battuta di pesca, cosa che senza dubbio non è stata la parte più spiacevole del suo lavoro.

Con 600 milioni di anni alle spalle, nato nell’Archeozoico, il gene Boule è un veterano, sopravvissuto a tutto e tutti per una ragione semplice quanto implacabile, nota come selezione negativa: se si verificasse una mutazione, l’individuo che la introdurrebbe sarebbe sicuramente sterile e non potrebbe trasmetterla. L’équipe americana ha testato questa teoria modificando il gene Boule dei topi maschi. Quando il gene non è intatto, la produzione di spermatozoi non va a buon fine. Al contrario, Eugene aveva dimostrato in una precedente pubblicazione che il gene Boule umano è così poco evoluto che, impiantato in mosche dal gene omologo sottoposto a mutazione, riesce a riattivare la spermatogenesi! Questi risultati potrebbero avere un grande interesse nella lotta alla sterilità.


Pierre Barthélémy, «Au commencement était le spermatozoïde», Le Monde, 9 febbraio 2017

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