Bambini in gabbia

Amore, metti fuori il bambino a prendere aria

Un bimbo dietro le sbarre ha un effetto quanto meno sconcertante. Eppure negli Stati Uniti avevano brevettato una “gabbietta per bambini portatile”. E le madri che vi mettevano i propri figli erano animate dalle migliori intenzioni. Davvero.
Di Solveig Grothe

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L’idea di una gabbia rimanda alle galline ovaiole. O a un carcere. La foto qui sopra rappresenta un enigma: perché questo piccolino deve guardare l’ambiente che lo circonda attraverso una rete metallica?

Lo scatto è vecchio già 80 anni, mostra un piccolo londinese del 1936. A quel tempo non c’erano né galline in batteria né dibattiti sui pro e i contro del tenere i figli in gabbia. E le madri che all’epoca appendevano in questo modo i loro figli fuori dalle finestre non erano considerate senza cuore, ma moderne. Volevano solo il meglio per i loro pargoli.

Fondamentalmente però la gabbietta aveva anche come obiettivo primario l’efficienza, la gestione razionale delle scarse risorse in termini di tempo e spazio.

Per la popolazione rurale la permanenza all’aria aperta era ovvia. Nelle crescenti città industriali del XIX secolo però le idee del medico statunitense Luther Emmett Holt erano quasi rivoluzionarie. Il primario, un pioniere nel campo della cura pediatrica, nel 1894 aveva pubblicato il libro The Care and Feeding of Children, un manuale di istruzioni per la formazione di infermiere pediatriche. In poco tempo, il volume era diventato un bestseller e aveva fatto la sua comparsa a New York e Londra.

Una delle raccomandazioni di Holt riguardava la “ventilazione del bambino”. L’aria fresca, come scriveva il dottore, è «indispensabile per rinnovare e ripulire il sangue, ed è altrettanto importante per la salute e la crescita quanto una buona alimentazione». Un consiglio prezioso per le giovani madri.

Non sapevo assolutamente nulla dei bambini

Holt descrive in quali momenti e con quali condizioni atmosferiche è ragionevole esporre il bambino all’aria fresca. Come abbigliamento raccomanda una «berretta e un cappotto leggero, come per uscire in strada», mentre il bambino deve stare in presenza di finestre spalancate e porte chiuse, in una culla o nel passeggino.

Holt glissa sulle strutture di ventilazione migliori per l’ambiente. Forse non le considerava necessarie, forse non riusciva a immaginare le condizioni abitative di una famiglia media londinese o newyorchese.

Proprio qui entra in gioco la creatività delle giovani madri – come nel caso di Eleanor Roosevelt, più tardi conosciuta come diplomatica delle Nazioni Unite, attivista per i diritti umani e moglie del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt. Poco dopo la nascita della sua prima figlia nel 1906 la 21enne aveva comprato una gabbia per polli, l’aveva appesa alla finestra della sua casa di New York nella East 36th Street e ci aveva messo la piccola Anna.

Come scrisse più tardi nella sua biografia, Eleanor Roosevelt aveva sentito che l’aria fresca era particolarmente buona per i bambini. Era sempre grata a chi le sapeva dare consigli. «Non mi sono mai interessata a bambole e bambini» ha ammesso in tutta franchezza la Roosevelt, «non sapevo assolutamente nulla di come si trattassero i bambini o della loro alimentazione».

Un vicino ha minacciato di svergognare i Roosevelt

La piccola Anna non amava per niente la gabbietta per l’aria fresca. Forse dipendeva dal fatto che era appesa a una finestra affacciata a nord, dove faceva sempre freddo e dove incombevano le ombre. La bimba piangeva spesso ed Eleanor la lasciava piangere – finché un vicino è intervenuto. Ha minacciato la giovane madre di denunciarla all’organizzazione per la tutela dei minori “Society for the Prevention of Cruelty to Children”. «Quello per me è stato un vero shock» ricorderà più tardi Eleanor Roosevelt, «pensavo di essere una madre molto moderna».

E non era la sola. Originaria di Spokane, nello Stato di Washington, Emma Read nel 1922 aveva depositato un brevetto per una “gabbia per bambini portatile”; l’anno successivo il brevetto le era stato concesso. Nella sua domanda, Read descriveva un «articolo per neonati e bambini piccoli», che «si può appendere ell’esterno di un edificio, a una finestra aperta». Comprendeva «un vano o una gabbietta in cui si può posizionare il neonato o il bambino piccolo assieme ai suoi giocattoli».

Non è dato sapere quanto fosse diffusa la costruzione di queste gabbie negli Stati Uniti. Sono arrivati fino a noi degli scatti che mostrano strutture simili a quella descritta da Emma Read appese alle case in affitto di Londra. Nel 1935 il Royal Institute of British Architects aveva consigliato questi «balconi per neonati» come «componenti indispensabili di ogni appartamento della classe media», citando l’esperienza del Chelsea Babies’ Club, una sorta di centro sociale per madri borghesi.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e i devastanti attacchi aerei tedeschi, le gabbie per bambini sono sparite dalla città di Londra. Uno spot del 1953 ha cercato però di farli tornare in auge.

La distribuzione delle gabbiette è stata limitata, perché nel frattempo il traffico automobilistico dei centri cittadini si era intensificato e una postazione ariosa direttamente affacciata sulla strada non era più poi così auspicabile.


Solveig Grothe, «Schatz, häng mal das Baby zum Lüften raus», Der Spiegel, 26 gennaio 2017

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