Il baculum conta(va)

Perché gli esseri umani non hanno l’osso del pene? Gli scienziati pensano di saperlo

Sarebbe la ridotta velocità di accoppiamento la causa della mancanza del baculum negli esseri umani, suggeriscono alcuni studi che ripercorrono l’evoluzione di quest’osso.
Di Ian Sample

Nelle scimmie ha le dimensioni di un dito. Nei trichechi arriva a 60 cm. Ma il maschio umano l’ha perso completamente. E i ricercatori sono un po’ perplessi.

Noto come baculum per gli scienziati coinvolti, l’osso del pene è una meraviglia dell’evoluzione. Sbuca in mammiferi e primati in giro per il mondo, ma varia in termini di lunghezza e di presenza, tanto che viene descritto come il più variegato osso esistente in natura.

Incuriositi dalle straordinarie differenze in termini di lunghezza degli ossi del pene riscontrabili nel regno animale, gli scienziati si sono messi all’opera per ricostruire la storia evolutiva del baculum, rintracciandone l’aspetto nei mammiferi e nei primati nel corso della storia.

Si è così scoperto che l’osso del pene si è evoluto nei mammiferi oltre 95 milioni di anni fa ed era presente nei primi esemplari di primati, circa 50 milioni di anni fa. Da quel momento in poi, il baculum è diventato più lungo in alcuni animali e più piccolo in altri. Il macaco orsino, che pesa solo 10 kg, ha un baculum incredibilmente lungo, con l’osso che si estende per 5 cm. L’osso è cinque volte la dimensione del baculum del cercocebo dal collare, una scimmia leggermente più grande.

Kit Opie, che ha condotto lo studio assieme a Matilda Brindle della University College London, ha detto che la lunghezza dell’osso del pene era maggiore nei maschi dediti a quella che lui stesso ha definito “intromissione prolungata”. In sostanza, in questi animali l’atto della penetrazione dura più di tre minuti, una strategia che aiuta il maschio a fecondare la femmina tenendola al contempo alla larga da altri maschi concorrenti. L’osso del pene, che si attacca alla punta del pene invece che alla base, fornisce un supporto strutturale per i maschi delle specie che si dedicano a questa intromissione prolungata.

Negli scimpanzè, l’osso del pene non è più lungo di un’unghia umana. La piccolezza dell’osso si collega alla breve durata dell’accoppiamento, nell’ordine di sette secondi. Nei branchi di scimpanzè, le donne si accoppiano con tutti i maschi, in quella che sembra una strategia per evitare che i piccoli vengano uccisi dai maschi anziani. «In questo modo ogni maschio pensa di aver concepito i cuccioli, ed è nell’interesse della femmina sbrigarsi in fretta» dice Opie.

Gli scienziati ritengono che gli umani possano aver perso il pene quando la monogamia è emersa come strategia dominante nella riproduzione, all’epoca dell’homo erectus, circa 1.9 milioni di anni fa. Nelle relazioni monogame, il maschio non deve dedicare troppo tempo a penetrare la donna, perché non le salteranno addosso altri maschi in calore. In teoria, almeno.

«Pensiamo che è lì che sia scomparso il baculum umano, perché il sistema di accoppiamento è cambiato» dice Opie. «Questo potrebbe essere stato l’ultimo colpo inferto a un baculum già ridotto, che è andato perso al tempo dei nostri antenati». I dettagli della ricerca sono pubblicati in Proceedings of the Royal Society.

«Con la ridotta competizione per l’accoppiamento, ci sono meno probabilità della presenza di un baculum» aggiunge. «Nonostante quello che ci piace pensare, siamo una specie che viene in meno di tre minuti massimo.»


Ian Sample, «Why don’t humans have a penis bone? Scientists may now know», The Guardian, 14 dicembre 2016

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