La privacy è (quasi) morta

Con dei semplici occhiali si può eludere il riconoscimento facciale

Con i progressi compiuti nel campo del riconoscimento facciale si sono sviluppate nuove soluzioni per non essere identificati. Un gruppo di ricercatori ha messo a punto degli occhiali capaci di bypassare questa procedura.
Di Elsa Trujillo

E se bastasse portare degli occhiali per sfuggire al riconoscimento facciale? Alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh hanno dimostrato che è possibile indurre in errore gli strumenti di identificazione basati sull’intelligenza artificiale portando occhiali speciali, con motivi colorati o psichedelici.

Questo particolare modello di occhiali non solo ricopre in parte i tratti distintivi del viso di chi lo indossa, ma i motivi che lo decorano spingono il sistema di riconoscimento facciale a scambiare la persona per qualcun altro. Il gruppo di ricercatori, ad esempio, è riuscito a far passare alcuni dei suoi membri per altri ricercatori o addirittura per personalità famose, come l’attrice Milla Jovovich. Il loro studio, diffuso sul sito Quartz, è stato reso pubblico il 28 ottobre, in occasione di una conferenza sulla cyber security a Vienna.

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In alto, i ricercatori con gli occhiali speciali; in basso, come sono stati identificati gli stessi ricercatori dal sistema di riconoscimento facciale.

Il test è stato effettuato a partire dal programma Face++, sistema di riconoscimento facciale impiegato dal gigante cinese dell’e-commerce Alibaba per i pagamenti in sicurezza. Secondo i ricercatori, il trucco funziona solamente se chi porta gli occhiali si trova all’interno di un edificio e vicino a fonti di luce naturale. Come ci tengono a precisare, una simile tecnologia non permette di sfuggire, ad esempio, all’identificazione delle telecamere di sorveglianza di Londra.

Una combinazione di tecniche

Grazie alla loro capacità di far confondere chi li indossa per qualcun altro, gli occhiali sviluppati alla Carnegie Mellon University sono più sofisticati dei trucchi anti-riconoscimento finora ideati. E sono decisamente più discreti degli  occhiali AVG, usati per “accecare” i sensori, o delle tecniche di camuffamento presentate nel 2010 da Adam Harvey con il nome di CV Dazzle. Queste ultime propongono acconciature o make-up ideali per mantenere l’anonimato, ma difficili da gestire in pubblico.

Secondo Daniel Bilar, specialista di cyber security di Visa, a New York i sistemi di identificazione non tarderanno a mettersi al pari con queste astuzie. «Siamo tutti dotati di quella che potremmo chiamare un’impronta fisica multidimensionale. Il viso è solamente una delle tante caratteristiche, come capelli, silhouette, abitudini, tragitti frequenti, acquisti online… Anche se riuscissimo a evitare il riconoscimento facciale, sarà sempre più dura sfuggire a questo genere di identificazione, a meno di prendere precauzioni drastiche e di attenersi a una disciplina precisa, cosa che in pochi sono pronti a fare».

Ce n’è abbastanza per mettere in dubbio il fatto che i cittadini possano mantenere una vita privata. Daniel Bilar, dal canto suo, è già arrivato a una conclusione. Non crede più alla privacy dal 1999, data in cui Scott McNealy, all’epoca CEO di Sun Microsystems, ha dichiarato«bisogna farsene una ragione».


Elsa Trujillo, «Des lunettes pour tromper la reconnaissance faciale», Le Figaro, 6 novembre 2016

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