Sport e stipendio, accoppiata vincente

Fai sport e guadagnerai di più

Due studi dimostrano che praticare uno sport (o suonare uno strumento musicale) garantisce, a parità di condizioni, stipendi maggiori sul mercato del lavoro.
Di Pierre Rondeau

Due recenti articoli universitari, Gli effetti dello sport e dell’esercizio fisico sul mercato del lavoro: dati canadesi e Mozart o Pelè? Gli effetti di sport e musica sugli adolescenti, hanno sottolineato il fatto che praticare uno sport (o suonare uno strumento musicale) garantisce, a parità di condizioni, stipendi maggiori sul mercato del lavoro. Partendo dalla raccolta di un ampio numero di dati, rispettivamente in Canada e in Germania, gli autori di questi articoli hanno scoperto che gli sportivi regolari in genere guadagnano più dei non sportivi.

Incentivi agli atleti

In questo si ravvisano somiglianze con le conclusioni degli economisti Long e Caudill che nel 1991 hanno constatato che gli sportivi erano meglio remunerati sul mercato del lavoro dei non sportivi. Nel loro articolo L’impatto della pratica atletica al college sul reddito e sul rendimento accademico osservavano che il salario può variare del 5%, a fronte di posizione e qualifiche identiche, tra chi pratica una disciplina sportiva in modo regolare e chi invece è sedentario.

Secondo loro, questo “incentivo agli atleti” si spiega alla luce del fatto che, in quanto sportivi, hanno interiorizzato e fatto propria l’idea della competizione, parte integrante della disciplina sportiva di alto livello, e quindi sono più inclini a chiedere promozioni, a contrattare per lo stipendio durante il colloquio di assunzione ed accettare situazioni di disuguaglianza.

La paura del rischio tra gli atleti è più debole e influenza meno la capacità di prendere decisioni. Inoltre, gli sportivi vedono i colleghi come potenziali avversari e si mantengono perennemente sulla difensiva.

Ma come spiegare questo fenomeno? Come è possibile che la semplice disciplina sportiva possa influire sul futuro salario di una persona e sul suo percorso di vita? Perché lo sport ha simili ripercussioni sulle scelte e sui comportamenti individuali?

Comportamenti sportivi e professionali: un test

Nel 2006, gli economisti Nicolas Eber e Marc Willinger hanno condotto uno studio sperimentale sugli studenti del primo anno iscritti all’Istituto di Studi politici di Strasburgo. Hanno distribuito due questionari a 115 studenti, di cui la metà era composta da sportivi regolari, titolari di una licenza sportiva e partecipanti a gare. Il loro obiettivo era di verificare, a partire dalle scienze sperimentali, le conclusioni di Long e Caudill: uno sportivo è più razionale e più competitivo di un non atleta?

I due test consistevano nello studiare la razionalità di un individuo di fronte a una scelta di natura economica e la sua reazione di fronte a una situazione ingiusta. Nel primo caso, si trattava di un ultimatum: ti danno 100 euro (virtuali) e devi dare una parte di questa somma a qualcuno che non conosci e che non vedrai mai. Se questa persona rifiuta il tuo dono, nessuno otterrà nulla. Quanto gli dai? L’idea è di misurare il sentimento di altruismo (donare senza avere nulla in cambio) ma anche la razionalità (è ragionevole dare soldi a qualcuno? E quanti? Nessuno rifiuta soldi che “piovono dal cielo”, a prescindere da chi accetta il dono e anche se si dovesse trattare di 1 euro).

Quanto al secondo questionario, gli studenti erano posti di fronte alla seguente situazione: ottieni una promozione. Sia tu che un tuo collega dovreste avere 500 euro al mese in più, ma tu ne ottieni 600 e il tuo collega 800. Preferisci la situazione di uguaglianza senza discriminazione, rinunciando a un salario più elevato (scelta numero 1) o una remunerazione più alta sapendo che qualcun altro avrà più soldi di te (scelta numero 2)?

Nel complesso, i non sportivi accettano di dare in media 37,15 euro allo sconosciuto del primo questionario, a fronte dei 31,30 degli sportivi. Una differenza statisticamente significativa: in altre parole, gli sportivi incorporano l’idea di razionalità economica e preferiscono conservare il denaro per sé invece che darlo a possibili avversari.

Inoltre, non partono dal principio che la seconda persona potrebbe potenzialmente rifiutare l’offerta: non si rifiutano soldi “che piovono dal cielo”. Gli sportivi sono guidati dalla ragione più che dai sentimenti, al contrario dei non sportivi, concentrati su altruismo e moralità. Eber e Willinger ribadiscono:

«Una simile interpretazione rinvia all’idea secondo la quale la pratica sportiva insegna ai giovani a padroneggiare le loro emozioni e a prendere rapidamente buone decisioni in contesti emotivi difficili (stress, pressione, ecc)»

Ragazzi e ragazze

Per quanto riguarda il secondo gioco, la differenza è significativa se si tratta di una ragazza sportiva o un ragazzo sportivo. In effetti, un ragazzo sportivo privilegia la scelta numero 2, prendere 600 euro dandone 800 a un altro, nell’86,96% dei casi. Sono meno sensibili alle disuguaglianze dei non sportivi maschi perché questi optano per la seconda scelta nel 76,92% dei casi. Gli sportivi si focalizzano solo su loro stessi, senza pensare alle conseguenze sociali. «Vogliono guadagnare di più, è tutto quello che gli importa. […] Sono guidati da ideali individualisti».

Quanto alle ragazze, la pratica sportiva rivela un punto interessante: sviluppa la sensibilità alle disuguaglianze. Le non sportive optano per la scelta numero 2 nel 53,06% dei casi, mentre le sportive solo nel 42,86% dei casi. Secondo gli autori, questo si spiega con la distinzione sociologica tra lo sport femminile e quello maschile: «In effetti, le pratiche sportive di ragazze e ragazzi sono distinte in termini di attività e motivazione».

In sostanza, «i ragazzi sono più spinti verso gli sport fisici, di contatto (calcio, rugby, judo, ecc.) e questo in un’ottica competitiva (sviluppo di sicurezza di sé e spirito di competitività), mentre le ragazze sono più naturalmente orientate verso sport tecnici (equitazione, tennis, sport su ghiaccio, danza, ecc.) in un’ottica di salute, estetica, ma anche “emancipazione sociale”. Se si accetta questo schema derivante dalla sociologia dello sport, è quindi del tutto plausibile che la pratica sportiva abbia effetti diversi sui comportamenti sociali di ragazzi e ragazze, e questo precisamente nel senso emerso dallo studio. Qui, i dati sperimentali sono perfettamente in linea con la visione dicotomica della pratica sportiva di ragazzi e ragazze, perché suggeriscono un’intensificazione dello spirito competitivo tra i primi e, al contrario, una maggiore apertura sociale tra le seconde.»

[…] Che questi dati spieghino, almeno in parte, le differenze salariali tra gli uomini e le donne sul mercato del lavoro?

*La versione originale di questo articolo è stata pubblicata su The Conversation


Pierre Rondeau, «Salaire : faites du sport, et vous gagnerez plus», La Tribune, 31 ottobre 2016

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