Siamo tutti vampiri

Siamo tutti vampiri

L’homo sapiens ha bisogno di sangue, liquido altamente nutritivo e simbolico – e non solo ad Halloween.
Di Anke Fossgreen

Zanzare, pulci e cimici succhiano il sangue; le zecche se ne riempiono fino a scoppiare; le sanguisughe si struggono anche per un anno nell’attesa di un rosso pasto; e anche i mammiferi hanno bisogno di questo liquido nutriente. Gli unici rappresentanti della categoria dei mammiferi che si nutrono esclusivamente di sangue sono i pipistrelli vampiri. Questi animali, nativi dell’America centrale e meridionale, prendono il sangue di bovini, cavalli, animali selvatici o uccelli – con un solo morso assumono quasi il loro peso in sangue: fino a 30 millilitri, vale a dire 30 grammi. E l’uomo? «Non è poi così insolito pensare di ingerire sangue» dice Mark Benecke, biologo criminale di Colonia. E con questo non intende solo popoli come i masai dell’Africa orientale, che mescolano ai loro alimenti sangue bovino. Benecke si riferisce anche a specialità locali più vicine a noi, come il sanguinaccio svizzero o tedesco, le frittelle di sangue della Finlandia e il black pudding britannico. La gente mangia piatti del genere da generazioni.

Per l’homo sapiens però il sangue è molto di più di un semplice concentrato di proteine. Ha infatti sempre avuto un “grande valore simbolico”, poiché in situazioni-chiave legate alla nostra esistenza, come la nascita o la morte, gioca un ruolo significativo, come sottolinea Christina von Braun dal Centro di Studi ebraico di Berlino-Brandeburgo.

Il sangue ha una posizione privilegiata in tutte le religioni. Gli ebrei credenti, ad esempio, pensano che consumare sangue sia un atto inconcepibile: quel liquido appartiene a Dio. «Una speciale peculiarità della religione cristiana è quella di distinguere tra sangue buono e sangue cattivo» spiega von Braun. Se Gesù in quanto martire ha versato sangue “buono”, il sangue terreno, umano, ha un valore inferiore. La credenza tanto diffusa nell’Europa meridionale dei vampiri, esseri che succhiano il sangue delle loro vittime, sarebbe l’«opposto del sangue cristiano» dice von Braun. Qualcosa di diabolico. Qualche anno fa la studiosa ha pubblicato assieme a Christoph Wulf il libro Miti del sangue.

Bere il sangue di giustiziati o deceduti

Ancora oggi gli Arbore, una tribù africana che vive nella parte sud-occidentale dell’Etiopia, crede che dal sangue derivi una forza speciale. Ritengono infatti che la fertilità arrivi alla loro società dall’esterno, per la precisione attraverso il sangue dei loro nemici. Un’informazione di cui parla l’etnologa berlinese Anni Peller nel libro Miti del sangue. Quando uno degli Arbore si cosparge del sangue di un nemico da lui ucciso, le piante sui campi della sua famiglia crescono meglio, le sue mandrie si moltiplicano, e sua moglie gli dà molti figli.

Già nell’antichità gli studiosi – tra cui anche il medico greco Ippocrate – sottolineavano la particolarità del sangue. Ritenevano che questo umore rossastro fosse la sede stessa dell’anima. Se qualcuno veniva accoltellato, assieme al sangue anche l’anima abbandonava il suo corpo. Ecco da dove viene l’idea che il sangue fresco delle persone morte precocemente conservi intatta la forza vitale e l’anima del defunto. Nel 77 d.C. circa Plinio il Vecchio descrive – con timore reverenziale – che i malati bevono il sangue dei gladiatori «come da tazze viventi». Un fenomeno di cui parla lo storico del diritto Wolfgang Schild dell’Università di Bielefeld.

Ancora nel XVIII secolo si trovano documenti in cui è indicato a chiare lettere che chi soffriva di epilessia o tubercolosi ingeriva o si cospargeva del sangue dei giustiziati. Ma non solo il sangue dei morti, anche quello versato durante il parto veniva ampiamente utilizzato. Il sangue in polvere della placenta di una puerpera era un medicamento potente, e il sangue del cordone ombelicale si diceva combattesse nei, voglie e ascessi. Più di una madre beveva il suo stesso “sangue del parto” per riprendere le forze dopo il travaglio.

Sangue mestruale contro l’herpes

La storica Eva Labouvie dell’Università di Magdeburgo riassume alcune applicazioni riportate su scritti del XVII e XVIII secolo. «Il sangue mestruale è simbolo di fertilità» dice von Braun. Sant’Ildegarda di Bingen lo impiegava contro l’herpes.

Dal punto di vista medico, il prezioso liquido rosso che scorre nelle nostre vene è considerato oggi in maniera molto sobria come mezzo di trasporto per sostanze nutritive e ossigeno. Eppure, la mitologia attorno al sangue non è scomparsa nemmeno alle nostre latitudini. C’è infatti un gruppo di persone che ancora oggi si dedica a rituali di sangue ben precisi. Si definiscono “vampiri” e rafforzano il loro legame assumendo piccole quantità di sangue l’uno dell’altro. «In un certo senso è come una fratellanza di sangue» dice il biologo criminale Benecke, che osserva le loro usanze da anni. Molti dei membri sono socialmente inibiti, hanno scoperto di recente in un sondaggio lui e la sua partner Ines Fischer.

Gli esempi di vampiri del regno animale, però, sono per natura esseri sociali. Quando un pipistrello-vampiro torna affamato da un’incursione notturna, implora i suoi simili. Allora questi rigurgitano un po’ del loro pasto di sangue e lo condividono con lui. Ma solo se lui si dimostra disposto a fare lo stesso in caso di bisogno.


Anke Fossgreen, «Wir sind alle Vampire», Tagesanzeiger, 29 ottobre 2016

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...