Un figlio basta (e avanza!)

La Cina abbandona la politica del figlio unico, ma le “esauste” mamme tigri dicono che uno basta e avanza!

Di Simon Denyer e Congcong Zhang

Pechino – Il figlio di Han Jing ha iniziato a prendere lezioni private quando aveva solo 5 anni: inglese, matematica e disegno così da non rimanere indietro rispetto agli altri bambini dell’asilo.

«Non volevo che si vergognasse o che avesse scarsa autostima il primo giorno di scuola alle elementari» dice la donna, preoccupata che il figlio si sarebbe trovato davanti bambini che parlavano inglese, conoscevano migliaia di caratteri cinesi o sapessero suonare il pianoforte.

A distanza di tre anni, la pressione non fa che aumentare: lei e il marito spendono più di 10.000$ l’anno in corsi extrascolastici. È un salasso in termini di tempo e ancor più di risorse, dato che il marito guadagna meno di 35.000$ l’anno.

Il loro appartamento è troppo piccolo per un secondo figlio, e il costo necessario per trasferirsi in uno più grande a Pechino è ormai fuori dalla loro portata. Ma non sono solo i soldi a impedire loro di avere un secondo figlio: Han dice che hanno dedicato tutto il loro tempo e le loro energie al figlio, e sono semplicemente esausti.

«Vedere la pressione a cui mio figlio è sottoposto mi fa stare male, non voglio che un altro mio figlio viva la stessa cosa» dice. «Lui è stanco. Noi siamo stanchi. Forse siamo noi, forse è lui, ma non credo che nessuno di noi sarebbe in grado di gestirne un altro».

Per quasi settant’anni, il Partito Comunista Cinese è stata una presenza invisibile in ogni camera da letto. Nel 1949, Mao Zedong ha detto che avere più persone avrebbe reso il Paese più forte. Il Partito ha condannato il controllo delle nascite e ha reso illegale l’importazione di contraccettivi. Milioni di donne hanno seguito il consiglio del Grande Timoniere, e la popolazione è raddoppiata.

Solo dopo la morte di Mao il Partito ha fatto un’inversione di rotta, in modo drammatico e spesso brutale. La politica del figlio unico introdotta nel 1979 ha portato a milioni e milioni di aborti forzati, sterilizzazioni e orrendi abusi di potere. I tassi di natalità sono crollati.

Ora il Partito cambia rotta ancora una volta. La popolazione cinese sta invecchiando in fretta, ed è un enorme onere che incombe sull’economia del Paese. La politica del figlio unico è stata allentata nel 2013 e abbandonata all’inizio di quest’anno. Il Partito vuole che la gente torni a darsi da fare.

Le province di tutta la Cina hanno offerto alle donne congedi per maternità più lunghi, spesso aggiungendo diversi mesi ai vecchi 98 giorni standard. Nei villaggi, i nuovi slogan ideati dai comitati di partito sono drappeggiati su edifici e muri.

«Addestra il tuo corpo, accumula forza, preparati al secondo figlio!» dice uno slogan, stando a quanto riferisce un forum online. «Vai a letto presto, smettila di giocare a carte, lavora sodo per produrre un figlio!» esorta un altro.

«Niente multe, né arresti. Vai a fare un secondo figlio, se ne vuoi uno!»

Il problema è che molte persone non vogliono un secondo figlio. Averne solo uno è ormai una tradizione radicata nella cultura e nella società cinese, e le persone non credono più che il Partito debba dire loro cosa fare in camera da letto.

Così, quando i funzionari della città di Yichang, nella provincia di Hubei, hanno pubblicato una lettera, a settembre, in cui esortavano i membri del Partito a «rispondere alla chiamata» e a «implementare la politica del secondo figlio» c’è stata indignazione in rete.

«Non puoi obbligare la gente a fare figli quando ti pare e piace, o a smettere quando glielo dici, siamo umani, non maiali!» ha postato un utente.

Anche il giornale statale, il Global Times, ha definito le raccomandazioni «ridicole e illegali» e la lettera pubblica da allora è sparita dal sito della commissione per la pianificazione familiare e sanitaria della città.

Il governo dice che il tasso di natalità nazionale è cresciuto del 6,9% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 800.000 nascite in più registrate.

I media statali hanno anche riferito di un «baby boom» a Pechino, con lunghe code negli ospedali migliori della città per prenotare posti letto, e alcuni reparti di maternità prenotati fino all’aprile dell’anno prossimo.

Ma questi dati sono fuorvianti, ha detto Wang Feng della University of California di Irvine.

L’aumento di quest’anno nelle nascite è inferiore all’obiettivo governativo di 2,5 milioni di nascite extra nel 2016, dice, e comunque modeste considerate tutte le richieste represse che la politica del figlio unico avrebbe dovuto creare.

Le code negli ospedali migliori della capitale sono una conseguenza delle strozzature nel sistema sanitario stressato della Cina: molte delle donne che hanno scelto di dare alla luce un figlio quest’anno sono più vecchie della media e sono state incoraggiate a rivolgersi ad ospedali di categoria A in caso di complicanze.

In effetti, quando la politica del figlio unico si è allentata per la prima volta nel 2013, permettendo ai genitori figli unici di avere un secondo figlio, solo il 18% degli 11 milioni di coppie papabili ha scelto di farlo, dice Wang, una risposta che definisce «tiedipa».

La migrazione di massa verso le città, dove i costi della vita sono alti, ha affossato i tassi di natalità, mentre le persone si sposano sempre più tardi, o non si sposano affatto, dice Wang.

«Nel breve periodo, si spera che la Cina possa aggiungere più persone alla sua popolazione, ma nel lungo periodo è molto improbabile che la fertilità superi l’1,5 figli per coppia» dice.

Ed è un problema per la Cina. Le persone nate nell’era di Mao stanno invecchiando, e ci saranno sempre meno persone in età lavorativa a sostenere l’onere economico.

Ma Xi Wei, padre di un bambino di 9 anni, dice che lui e sua moglie non cercheranno di avere un altro figlio. Il loro bimbo fa corsi extra dopo la scuola e anche il sabato, e i genitori e il bambino si sentono spossati dalla pressione sociale di non “rimanere indietro”.

In quanto essi stessi figli unici, Xi e sua moglie non pensano ci sia qualcosa di sbagliato nel crescere da soli. «Dopo tutti questi anni, siamo propensi ad avere solo un figlio. Ci siamo abituati» dice. «E come fai ad avere un secondo figlio quando la società gli offre un ambiente ostile e incompatibile?»


Simon Denyer e Congcong Zhang, «China drops one-child policy, but ‘exhausted’ tiger moms say one is plenty», The Washington Post, 16 ottobre 2016

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