Telelavori, gioie e dolori

Cosa significa davvero lavorare da casa

Lavorare dove e quando si vuole – sembra allettante, almeno all’inizio. Sono molte le aziende che permettono il telelavoro, altre invece se ne tengono ben alla larga. Cosa significa davvero lavorare da casa?
Di Christine Schultze

Smartphone e tablet – non serve granché al lavoratore dei giorni nostri. A casa, alla scrivania, sul divano o in un bar è possibile controllare le mail ricevute, telefonare ai clienti e lavorare a nuovi progetti.

Quasi il 40% delle aziende – specialmente quelle più grandi – offrono ai dipendenti la possibilità di lavorare da casa. Ma chi sceglie il telelavoro è davvero un collaboratore più produttivo e più soddisfatto? E questa modalità di lavoro porta vantaggi o svantaggi alle aziende?

Cinque tesi sul telelavoro al vaglio:

  1. Il telelavoro permette di conciliare meglio lavoro e famiglia

A supportare questa teoria c’è il fatto che i dipendenti possono scegliere dove lavorare e decidono liberamente come suddividere in maniera flessibile il lavoro; viene inoltre a cadere il tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro. Ma chi vive di telelavoro lo sa: non è sempre facile conciliare al meglio le due cose.

Prendersi cura di un bambino in tenera età e contemporaneamente telefonare al proprio capo? Bella sfida, almeno quanto rispondere alle mail di lavoro andando di corsa all’asilo nido. «Lo stress è doppio» dichiara Oliver Suchy, a capo del progetto “Arbeit der Zukunft”  [Il lavoro del futuro, N.d.T.] presso la Confederazione dei sindacati tedeschi.

  1. Chi lavora da casa è più efficiente

Niente chiacchiere con i colleghi nello spazio comune, niente fastidiosi squilli del telefono – dal telelavoro molti si aspettano più concentrazione ed efficienza. Quando un progetto va svolto rapidamente, è senza dubbio un vantaggio.

Bello anche il fatto che nel frattempo si possa far andare la lavatrice oppure usare la pausa pranzo per delle commissioni. Ma sono occupazioni private che possono anche fornire distrazione – e non tutti i dipendenti sanno essere responsabili quando hanno tanta libertà nella gestione del proprio tempo.

Viceversa, occorre una certa autodisciplina per non privarsi delle pause in nome dell’efficienza.

  1. Lavoro e vita privata si mescolano troppo.

È questo il nocciolo della questione che coinvolge il nuovo mondo del lavoro – specie dove scarseggiano regole per il lavoro “mobile”. Una buona parte dei dipendenti controlla le mail ben oltre l’orario di lavoro.

Alcune aziende come Volkswagen o BMW concedono ai loro collaboratori il diritto di non essere raggiungibili. Ma la crescita della categoria di chi è costantemente reperibile è spontanea, come dice l’esperto della Confederazione dei sindacati tedeschi, Suchy. La pressione di essere sempre raggiungibili può gravare molto sui lavoratori – e questo vale anche per il telelavoro.

  1. Essere sempre a disposizione fa male

Lo dice uno studio pubblicato di recente dall’iniziativa Salute e Lavoro. Anche chi sceglie volontariamente di essere raggiungibile fuori dall’orario di lavoro tende a rilassarsi di meno e a soffrire più spesso di disturbi del sonno.

Perché chi lavora quando ne ha voglia in molti casi passa molto più tempo alla scrivania di chi lavora con orari fissi – e trova anche più difficile staccare la spina.

I telelavoratori dovrebbero perciò imporsi tempi di lavoro fissi, consiglia la coach del lavoro Claudia Kauscheder.

  1. Con il telelavoro si perde la fedeltà verso l’azienda.

Sono soprattutto i datori di lavoro a temere questa deriva. Specialmente per il lavoro in squadra, per la gestione dei collaboratori e per la  cultura aziendale nel suo complesso, il telelavoro è una sfida non indifferente, come dichiara la Confederazione delle associazioni federali dei datori di lavoro tedeschi.

La Siemens, ad esempio, fa in modo che anche i dipendenti con posti di telelavoro trascorrano al massimo l’80% del loro lavoro settimanale a casa – non per sfiducia, ma per uno scambio positivo tra i colleghi, come ci tiene a precisare la società.

Alla Microsoft le cose sono diverse: i dipendenti si incontrano in base alle esigenze del progetto, non ci sono regole fisse di presenza. I dirigenti sono responsabili del fatto che la collaborazione tra colleghi non fallisca, dice una portavoce Microsoft.


Christine Schultze, «Was das Homeoffice wirklich bringt», Der Spiegel, 26 settembre 2016

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