Il cane in condivisione

L’idea del cane in condivisione

Di Harald Czycholl

Stefanie S. ha sempre sognato di avere un cane, fin da piccola. Ma nell’appartamento in affitto dei genitori non erano permessi animali domestici. Quando è andata a vivere da sola, la 24enne di Würzburg ha trasformato il suo desiderio in realtà: tramite un’associazione animalista ha adottato un cane randagio proveniente dalla Romania. Ben presto, però, si è resa conto che gestire un cane richiede tempo – e che le esigenze dell’animale non erano sempre conciliabili con i suoi studi in odontoiatria.

Ha così cercato in internet qualcuno che si prendesse cura della cagnolina, Wanda, per qualche ora al giorno. «Il gran numero di risposte mi ha lasciata sbalordita» ha dichiarato. Non ci è voluto molto per trovare un’anziana signora interessata al dog sharing che vivesse nei paraggi, condizione questa indispensabile. «Wanda resta comunque il mio cane, ma lei lo terrà per un paio di ore al giorno» questo l’accordo.

I cani sono gli animali domestici più amati in Germania: secondo l’associazione delle imprese specializzate in cure zoologiche, ci sono 7,9 milioni di cani distribuiti su 16% dei nuclei domestici complessivi.

Ma un cane richiede molte attenzioni. Alcuni amanti dei cani mettono da parte il desiderio di adottare un compagno a quattro zampe perché non hanno tempo di occuparsene, ma il dog sharing rappresenta una soluzione concreta: la cura del cane è infatti condivisa con un “partner”.

Il dog sharing aiuta i padroni a corto di tempo 

Che sia per una passeggiata, per le cure quotidiane o per un’assistenza in caso di assenza prolungata, «il dog sharing è adatto per chi ama gli animali ma non ha abbastanza tempo per prendersi cura di un cane» dice Rolf Metens, che si occupa di assicurazioni mirate per padroni di cani presso il gruppo Ergo. E si presta particolarmente bene nel caso di un padrone che improvvisamente ha nuovi orari lavorativi o anche un nuovo lavoro e non può più portare l’amico a quattro zampe in ufficio.

Lasciare da solo un cane per lassi di tempo protratti non fa bene all’animale: così, con il dog sharing ci sono ben due persone che se ne prendono cura. Di giorno il padrone del cane va al lavoro e l’altro dog sharer si occupa dell’animale. O, se il padrone non può o non vuole camminare, trova un partner di passeggiate ideale per l’amico a quattro zampe.

Chi è interessato al dog sharing trova un primo punto di appoggio nella cerchia di familiari e amici, ma esistono anche siti come stadthunde.de o dogsharingdeutschland.de. «Alcune cliniche veterinarie e scuole di addestramento per cani mettono in contatto partner diversi interessati a un’esperienza di dog sharing» spiega Mertens.

Cambiare continuamente padrone è fonte di stress

[…] Il dog sharing non dovrebbe essere un’attività commerciale: occorre infatti una persona che si assuma la responsabilità dell’animale e che sia sempre presente per l’amico a quattro zampe. Cambiare continuamente padrone, infatti, è fonte di stress per il cane.

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Vanno chiarite questioni importanti

Scegliere un partner prevede un’attenta riflessione. «Una condizione essenziale è che i due partner vadano d’accordo: in fin dei conti devono occuparsi per un massimo di 15 anni dell’animale – occorre metterlo in chiaro fin da subito» dice Mertens.

I due partner devono decidere prima di tutto dove trascorrerà il tempo – e di quanto tempo si tratta – il cane, quali sono gli accordi per le ferie e cosa fare se a uno dei dog sharer accade qualcosa.

Ma ancora: in quale ambiente starà il cane? E come gestire la salute e le vaccinazioni dell’animale? Se queste questioni non vengono chiarite in anticipo, ci saranno litigi tra i due partner – garantito.

Heidi Bernauer-Münz, attivista per i diritti degli animali, ammette che prima o poi nel caso del dog sharing un conflitto è inevitabile: «Si crea un legame emotivo con il cane e i conflitti sono garantiti» dice l’esperta. Che simili conflitti possano o meno degenerare, dipende anche dal cane: «Ci sono cani che si legano facilmente a ogni persona, e cani che invece hanno una buona intesa solo con poche persone» dice Bernauer- Münz.

Regole e comandi concordati

In linea di principio, la routine del cane deve essere ben strutturata a prescindere da possibili cambiamenti, altrimenti l’animale fatica a stare tranquillo. Prima di avviare questa transizione, è ragionevole prevedere un periodo di ambientamento.

Un consiglio è quello di portare a passeggio il cane e di invitare il partner anche nell’ambiente domestico, così può vedere come il padrone si comporta con il cane e regolarsi di conseguenza.

«Servono regole uniformi con i cani: linguaggio corporeo e comandi devono essere coordinati. Se in casa del padrone, ad esempio, il cane non può mettersi sotto il tavolo a chiedere cibo, il partner dovrebbe applicare la stessa regola» dice Merten.

Assicurazione per dog sharing

Anche se nel caso del dog sharing ci sono due partner, solo uno dei due deve essere il padrone effettivo. È importante chiarirlo anche per questioni legali: qualcuno deve pur versare la tassa sul cane – anche se sono due i partner coinvolti.

E se durante la passeggiata il cane si libera dal guinzaglio e provoca dei danni che prevedono un risarcimento ed eventuali danni morali «il responsabile è sempre il padrone – a prescindere che questo sia correo o meno» dice Mertens, l’esperto di Ergo. «In questi casi va raccomandata un’assicurazione di responsabilità civile» che protegga i proprietari di cani dalle conseguenze finanziarie di un danno.

Questo vale di norma anche quando il cane provoca danni a persone o cose sotto la supervisione del padrone surrogato. […]

Per Stefanie S. e la sua cagnolina, finora il dog sharing è stata un’esperienza positiva: «Wanda non è complicata, si trova bene con tutti» dice la proprietaria. Ora lei può concentrarsi sull’università – e passa a prendere la cagnolina ogni sera dalla sua partner.


Harald Czycholl, «Das steckt hinter der Idee des geteilten Hundes», Die Welt, 20 settembre 2016

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