Ciao Sesso. Riposa in pace.

Addio al sesso: un breve e sentito elogio funebre

Di Eva Wiseman

Nato nel 1963, morto nel 2016 – povero Sesso. Ti conoscevamo bene. Ma non proprio bene bene. Ti conoscevamo. Di vista. È stata una bella estate quella passata con te.

È stato con grande rammarico e qualche lacrima che la scorsa settimana abbiamo saputo della tua morte. Tutti noi si ricorderanno dov’erano quando l’abbiamo saputo – ovviamente non eravamo impegnati con te. Eravamo sul divano, la tv accesa, pigiama, tutti a scorrere pagine sul telefono per avere gli ultimi aggiornamenti su quello che pensano i millennials, mangiando Doritos.

C’è stato un periodo in cui tutti noi abbiamo pensato tu fossi eterno, che la tua ricerca fosse vitale all’umanità – “guerre e libidine”, giorno e notte, che stupidi eravamo. Ovviamente sarebbe arrivato un giorno in cui qualcuno avrebbe inventato qualcosa di più bello, come un gioco in cui lanciare palle immaginarie a mostri invisibili. Emanavi tanto calore – era ovvio che sarebbe arrivato il giorno in cui ti saresti raffreddato.

Ma perché? Perché i giovani hanno smesso di occuparsi di te? Perché hanno smesso di costruire le loro vite attorno a te, il palo cui erano legate le loro tende, l’errore che più bramavano di fare? Perché sei morto proprio quando, come sostengono alcuni, ci servivi di più?

Forse chiedevi troppo? Una volta, nei giorni di maggiore nostalgia, si diceva bastasse fottere per divertirsi. Oggi ci si aspetta non solo che i nostri corpi siano costantemente depilati, e tonici, ed esposti nel caso tu ci sorprenda con uno sguardo su un treno, né che tu sia qualcosa da imparare come l’algebra, prima dalle liste su Cosmopolitan e poi da video amatoriali online, sei link più in basso di quanto ci si aspetta di scavare: il fatto è che le nostre identità devono germogliare da te. Che la nostra moda, la politica deve venire da te, che le nostre comunità, le nostre vite devono essere incentrate su di te. Via il piacere, via l’intimità – come l’ozono, sei diventato tutto. E poi qualcosa si è rotto.

Forse sei diventato arrogante e sei caduto dal tuo piedistallo? Hai visto il tuo nome scarabocchiato sulle fermate del pullman, il modo in cui tutti si appellavano a te per vendere sia profumi che cibi per gatti e hai pensato: mi amano, il mondo è mio.

Ma, ora lo vediamo bene, hai avuto un solo colpo di fortuna, e te ne sei approfittato troppo a lungo. La tua arroganza ti ha fatto credere che nulla potesse battere un tuo brivido, ma non hai fatto i conti con la duratura attrazione dei vecchi colleghi, Ansia e Depressione, né con tv migliori, o rischi maggiori; hai fallito nel cogliere il cambio di umore dei fan, delle generazioni. E come una pop star ormai invecchiata […] ti sei dimenticato cosa contava davvero.

Se solo ti fossi presi il tempo di mettere tutto a posto, di passare un anno nei boschi, di tornare all’arte, magari oggi saresti ancora qui.

Come l’industria delle pubblicazioni, ci hai messo troppo ad accogliere la rivoluzione digitale, ossessionato com’eri da tette e culi e candele. Come Corbyn, ti sei rifiutato di scendere a compromessi con i media. Ogni sette secondi pensavi solo a te stesso. Avevi una mente a senso unico.

Nel frattempo i giovani (tradizionalmente, i tuoi fan più grandi) hanno trovato altro con cui divertirsi. I telefoni hanno sostituito i posti in cui eri solito vivere tu – cinema, feste, uffici a tarda notte. Tinder ha rimpiazzato la tenerezza, e invece di evolverti, sei rimasto intrappolato dietro quegli schermi – la tua vita doppiamente rimossa da ogni pelle. Ora esisti solo nelle parole, nelle emoticon e nelle camere da letto degli ultrasessantenni, persone che non annaspano nell’ansia per il proprio corpo, o che vanno in iperventilazione stressandosi di avere una pensione per la carriera freelance di sviluppatore d’app. Non sei compatibile con gli appartamenti da condividere con persone che si sentono incomplete senza un filtro.

Un giorno guarderemo indietro e ti vedremo, Sesso, come un gioco tanto amato ma frivolo, come i nostri antenati devono aver fatto con i tornei a cavallo, o con la perduta arte dei dadi. E ci meraviglieremo che tu sia sopravvissuto così a lungo, che tu abbia ispirato tanta arte, tanta morte. Ma il letto – ops, la fossa – te lo sei scavato tu, Sesso, e ora ci devi stare. Riposa in pace.


Eva Wiseman, «Goodbye to sex: a short and heartfelt eulogy», The Guardian, 14 agosto 2016

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