Thync, la droga del futuro

Questo piccolo dispositivo sarà la droga del futuro?

Per 300 dollari nella Silicon Valley si può comprare un dispositivo che invia corrente elettrica al cervello. Il suo scopo è tranquillizzare o aumentare la concentrazione. Thync è la droga del futuro?
Di Mara Delius

La frase di quest’uomo sembra folle. Folle, folle, folle, ma anche futuristica; è una frase come se ne possono dire solo nella Silicon Valley: «Yeah, it’s awsome, it’s streaming digital content to the nervous system!».

Questo tizio pronuncia le parole come se fossero un annuncio, con occhi raggianti, il fare rilassato dei californiani e una smorfia a metà tra il ghigno di un fattone e il sorriso di presentazione di una startup. Il tizio californiano mi mostra un oggetto di un bianco futuristico: un cuscinetto con tre angoli arrotondati, sembra quasi che il designer non abbia capito bene come fare una benda dei pirati o l’abbia reinterpretata.

Ad ogni modo, me la dovrei agganciare alla tempia sinistra, dice il tizio «You should totally try it!» mentre io ancora mi meraviglio di come abbia potuto mettere insieme in una sola frase le parole «streaming», «digitale», «contenuto» e «sistema nervoso»; ognuna singolarmente potrebbe essere scelta come parola dell’anno, ognuna contiene inizi di storie future.

Il mondo digitale si unisce al corpo

Thync stimola le cellule nervose nel cervello con minuscole correnti elettriche tramite il contatto cutaneo. Nell’arco di qualche minuto si può modificare il proprio stato d’animo, con un’app si sceglie fra calma e concentrazione. La discreta struttura triangolare del dispositivo rappresenta la Silicon Valley come un ambasciatore piuttosto eloquente, nel suo riserbo: è un dispositivo che unisce il mondo digitale con il corpo – si applica nel suo punto più sensibile e delicato, vale a dire la testa, il viso, tra pensieri e sentimenti, in breve: nella coscienza.

E non è tutto. Thync scrive il capitolo conclusivo di una storia lunga, cangiante e in tutto e per tutto californiana dell’ampliamento di coscienza, integrandola con qualcosa di nuovo: il primo trip 100% digitale.

Il tizio californiano si avvicina con il dispositivo, lo tiene vicino al mio volto come una maschera tecnologica per verificare che mi vada bene così che io possa indossarla.

Hipster indie mainstream

La startup che commercializza Thync è stata fondata cinque anni fa da uno scienziato biomedico e da un ingegnere chimico, poi sono stati coinvolti anche neuroscienziati e informatici del Massachusetts Institute of Technology e della Stanford. Sul tranquillo, luminoso sito della società ci sono hipster-indie-mainstream con cappello e tatuaggi criptoasiatici […], e si può osservare come si occupino di lavori indie mainstream stressanti ma soddisfacenti. [Tutti] hanno un Thync sulla tempia e lo impostano prima su “concentrato” poi su “rilassato”. […]

Thync è sul mercato da quasi un anno. Inizialmente era un giocattolo per nerd tecnologici, poi il cuscinetto è apparso tra le barche in mogano e le giacche hemingway dei “Cult Favorites” di Vanity Fair, e ora si può acquistare a Palo Alto, a due minuti dallo Starbucks, sulla strada principale, per 300 dollari. […]

Un umore a comando

Quelli che hanno testato il dispositivo sono entusiasti: sei sveglio come dopo quattro caffè o piacevolmente calmo come dopo un bicchiere di vino. Certo, c’è chi si lamenta del pizzicore alla pelle, chi dice di non avvertire alcun effetto. Le domande sorgono spontanee – effetto placebo? Conseguenze a lungo termine? Danni psicologici?

Gli inventori minimizzano: chi non ha riscontrato effetti non ha applicato correttamente il cuscinetto (c’è un servizio clienti via chat per dare una mano) e la neurostimolazione ha diversi decenni di solide ricerche scientifiche alle spalle. L’esame ufficiale del dispositivo da parte della Food and Drug Administration ancora non è stato fatto.

Più interessante della questione dell’ammissibilità è – come per tutte le droghe – quello che il nuovo ampliamento di coscienza tecnologico ci dice del mondo da cui proviene. Gli hippy, i beatnik e gli edonisti degli anni ’60 e ’70 nelle loro camere di Haight Ashbury e sulla spiaggia di Monterey volevano raggiungere un’altra condizione con le droghe – un mondo di fantasia parallelo che era accessibile solo a queste condizioni e che ogni volta cambiava – cambiando anche chi assumeva quelle sostanze.

Senza l’apertura di coscienza artificiale, la musica di Jimi Hendrix o di Jim Morrison non sarebbe sembrata tale, né la letteratura sarebbe sembrata così ricca senza autori che assumevano LSD, come Hunter S. Thompson o Allen Ginsberg. Un intero sottofondo di pensiero americano sarebbe difficilmente immaginabile senza droghe psichedeliche e senza la placidità di fondo della West Coast.

Oggi nella Silicon Valley ci si imbatte sempre più spesso in droghe psichedeliche – ma più facilmente tra i programmatori che le assumono in micro-quantità per essere più creativi o per avere più energie (o per alternarli ai tanto amati medicinali, Xanax o Adderall in primis).

Prima le droghe servivano soprattutto per disconnettersi dalla realtà – ora aiutano ad addentrarvisi meglio. Ci si adegua alla realtà on-demand, in cui tutto, dai film al cibo fino al sesso, è disponibile su richiesta, e ora si vuole decidere a comando anche l’umore, benché sia qualcosa di esclusivamente individuale. Con Thync non si compra solo un trip, ma anche l’utopia di cambiare se stessi. Alquanto attraente, certo. Ma, come sappiamo, le utopie rimangono tali. Il tizio californiano è ancora davanti a me e mi sorride: «Go ahead!». Io sorrido a mia volta: nah, non oggi.


Mara Delius, «Ist dieses kleine Gerät die Droge der Zukunft?», Die Welt, 13 giugno 2016

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fabrizio ha detto:

    Ciao, non so se questo dispositivo sarà la droga del futuro, ma per me che sono bipolare penso che potrebbe essere utile per rilassarmi visto che le case farmaceutiche non producono pillole di sola serotonina, ma producono antidepressivi con un pó di serotonina all’ interno non sufficiente a dare una buona (vita) à chi ne ha bisogno, grazie.

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    1. alicerampinelli ha detto:

      Ciao Fabrizio, potrebbe essere un’applicazione decisamente interessante di questo dispositivo! Del resto non sarebbe la prima volta che un’invenzione pensata solo per lo svago ha portato a miglioramenti nella medicina! 🙂

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