Una ricchezza su cui non tramonta il sole

Fugger, l’uomo più ricco di sempre

Nessuno è mai stato più ricco di Jakob Fugger. Oggi il suo patrimonio stimato ammonterebbe a circa 400 miliardi di dollari. Una ricetta del successo, quella del banchiere di Augusta, simile a quella di Steve Jobs.
Di Daniel Eckert

Un giorno di primavera dell’anno 1523, l’imperatore Carlo V ricevette una lettera. Il capo del Sacro Romano Impero Germanico, re di Spagna, Napoli e Gerusalemme, duca di Borgogna e detentore di altri 76 titoli era l’uomo più potente dell’Occidente.

Il suo regno si estendeva su quasi tutta l’Europa e l’Atlantico, fino ad arrivare al Sudamerica, ed era il primo impero su cui non tramontava il sole. La lettera era un promemoria in cui all’Asburgo veniva chiesto senza troppi giri di parole di saldare il suo debito, «compresi eventuali interessi e senza indugio alcuno».

Una persona qualsiasi non avrebbe potuto osar muovere all’imperatore un ultimatum per la restituzione di un prestito, non a quel regnante, cui il popolo attribuiva poteri curativi e che alcuni chiamavano Dio sulla Terra.

Il mittente, però, non era una persona qualsiasi, ma una sorta di imperatore nel suo campo, un Dio del denaro: Jakob Fugger.

Al confronto, i Medici impallidivano

Al momento della stesura della lettera, quel nipote di un contadino non solo era il banchiere europeo più potente del suo tempo, ma anche l’uomo più potente in assoluto. Il mercante di Augusta, che visse tra il 1459 e il 1525 nell’epoca del Rinascimento, eclissava anche i Medici di Firenze.

E perfino i superricchi di oggi non possono competere con la ricchezza di Jakob Fugger, se si considera l’entità del suo patrimonio sulla base del potere d’acquisto attuale.

L’ascesa di quest’uomo originario della Svevia è simile a quella dei suoi pari, ma fornisce una sorta di formula per diventare non solo ricchi, ma superricchi. La soluzione è al contempo incoraggiante e deludente.

Jakob Fugger, l’uomo che poteva far pressione all’imperatore, non ha inventato o scoperto nulla di nuovo. Ma ha unito in modo innovativo qualcosa di noto e ormai collaudato, ovvero la contabilità in partita doppia, con una grande prestazione aziendale.

Un altro ingrediente per la ricetta del successo di Fugger era la sua capacità di creare contatti. Stringeva amicizia con la gente giusta e non si faceva problemi a troncare con loro al momento opportuno. Oltre a questa spietatezza, poi, aveva un’altra caratteristica: si faceva in quattro. Eppure sapeva anche che solo il lavorare molto di per sé non l’avrebbe reso ricco. Fugger quindi non esitava ad assumersi rischi estremi in momenti critici. Speculava. A volte le cose andavano male, ma il più delle volte vinceva. È così che ha accumulato un patrimonio enorme.

Secondo i calcoli dell’autore Greg Steinmetz, il cui libro sull’«uomo più ricco della storia mondiale» è ora pubblicato in tedesco dalla casa editrice FinanzBuch, al termine della sua vita Jakob Fugger possedeva circa 2,1 milioni di fiorini.

Non era solo il primo milionario documentato, ma eclissava anche i superricchi di oggi.

Il 2% del PIL

L’attuale superricco numero uno, l’americano Bill Gates, vanta senza dubbio una ricchezza notevole. Il patrimonio complessivo del fondatore di Microsoft è stimato attorno agli 86 miliardi di dollari (76 miliardi di euro).

Questo però non corrisponde nemmeno allo 0,5% della produzione economica annua statunitense. Invece i beni di Jakob Fugger corrispondevano al 2% del PIL europeo dell’epoca. Oggi il patrimonio stimato di questo nipote di contadini si aggira attorno ai 400 miliardi di dollari (354 miliardi di euro). Nel XIX solo i Rothschild, potente famiglia di banchieri, si sono avvicinati a questo valore nel periodo di massimo splendore.

Secondo le informazioni della Bloomberg il tedesco più ricco di oggi è l’ereditiere industriale Georg W. Schaeffler, associato del gruppo Schaeffler e azionario di maggioranza di Continental, che possiede – ricalcolando il potere d’acquisto – solo un ventesimo del patrimonio di Fugger.

Un visionario, come Steve Jobs

Cosa ha permesso a Fugger di diventare così incommensurabilmente ricco nell’arco di così poco tempo? Il banchiere di Augusta è vissuto in un’epoca di sconvolgimenti: nel Rinascimento le coordinate intellettuali europee si sono modificate.

L’ordine predeterminato delle classi sociali proprio del Medioevo – secondo il quale un borghese restava un borghese e un nobile un nobile – per Fugger era inaccettabile. Pur non essendo un intellettuale, Fugger era un rivoluzionario e riteneva che tutto fosse possibile.

Da questo punto di vista, l’abitante di Augusta ricorda il fondatore della Apple, Steve Jobs, che non si è mai rassegnato alle norme a prima vista immutabili.

Ma ci sono altri punti di contatto con Steve Jobs. Il cofondatore della Apple non ha inventato né il computer, né i lettori di musica digitali, né il cellulare. Eppure i prodotti che ha sviluppato hanno creato un ecosistema al quale è difficile resistere.

Questo trova una corrispondenza con le fabbriche e le manifatture di Jakob Fugger, da lui sviluppate con la mania dei dettagli in un sistema alquanto efficiente. I dipendenti delle sue fabbriche erano come gli ingegneri della Apple: guidati dal loro capo maniacale verso prestazioni massime, per le quali Fugger impiegava nuove tecniche e nuovi metodi.

Il precursore delle agenzie di stampa

Proprio come la contabilità in partita doppia, che in Italia si praticava già da tempo ma che era ancora sconosciuta a nord delle Alpi. Inoltre, Fugger ha creato un suo servizio stampa, un precursore delle agenzie di stampa Reuters e Bloomberg, con il quale raccoglieva informazioni importanti prima di altre case commerciali.

È così che Fugger con i suoi corrieri ha scoperto che le navi dall’Inghilterra non avevano il carico d’oro che stava aspettando. E che si è tirato indietro da un prestito che altrimenti l’avrebbe rovinato. Ma i voli di Fugger non sarebbero stati possibili se non ci fosse stata una rottura nel paesaggio politico del Vecchio Mondo. Durante la vita di Fugger, infatti, gli Asburgo sono ascesi alle vette del potere europeo. Una salita da finanziare con armi e capitali.

Due cose che la dinastia si è vista fornire dal mercante di Augusta in quantità tali da mettere in gioco l’esistenza stessa dell’azienda. Se una palla di cannone avesse disarcionato lo sfortunato imperatore Massimiliano o il futuro Carlo, sarebbe stata la fine per l’azienda di Fugger. Ma le cose sono andate diversamente.

Quindi ci vuole anche un pizzico di fortuna per costruire un patrimonio come il suo. Alla fine, il denaro ha reso un banchiere più potente dell’imperatore. Così potente da permettergli di scrivere un’ingiunzione di pagamento.


Daniel Eckert, «So wurde Fugger zum reichsten Menschen der Geschichte», Die Welt, 6 giugno 2016

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