Habemus sedia biodegradabile

Kartell, pioniere della plastica, e la sua sedia biodegradabile

Di Véronique Lorelle

Per il Presidente di Kartell, Claudio Luti, la maison italiana «punta a diventare il top dell’ecodesign».

La star del suo catalogo è la sedia trasparente Louis Ghost firmata Philippe Starck; la plastica, il suo materiale-feticcio da oltre 70 anni… E in effetti la milanese Kartell nasce nel 1949 per iniziativa di un ingegnere chimico, Giulio Castelli, e del suo desiderio, messo in atto con la moglie architetto, Anna Castelli Ferreri, di sviluppare il potenziale di questo «materiale foriero di modernità».

Al capezzale della plastica, priva di una forma predefinita, i due invitano i maggiori progettisti, tra cui Ettore Sottsass, maestro italiano e fondatore del gruppo Memphis. Nove premi Compasso d’Oro più tardi (si tratta di uno dei più influenti premi mondiali di design), Kartell immette sul mercato, la scorsa primavera, le prime sedie in materiale biodegradabile realizzate con scarti vegetali. Una rivoluzione, in mezzo a una serie di innovazioni nel marketing, commentata per noi il Presidente e proprietario della Kartell, Claudio Luti, che per dieci anni è stato il braccio destro di Gianni Versace.

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Nel 2016 Kartell lancia le prime sedie in materiale biodegradabile. Una rivoluzione per una società che dagli anni ’70 si dedica solo alla plastica?

L’Organic Chair, disegnata da Antonio Citterio, è realizzata con materie prime rinnovabili. Il mondo voleva l’ecodesign, e noi l’abbiamo fatto. Non basta avere solo materiali biodegradabili, sa, occorre anche mantenere la qualità e offrire un prezzo ragionevole. Solo se si raggiungono queste tre condizioni si ha un vero progetto industriale come il nostro. In una fabbrica italiana abbiamo scovato un materiale nuovo, che non interferisce assolutamente con la produzione di derrate alimentari – distruggere superfici coltivabili per produrre bioplastiche è assurdo.

La nostra ricetta si fonda su scarti vegetali a cui si aggiungono microrganismi per formare una biomassa simile alla plastica, che costa solo un euro un più di quest’ultima. Ho testato questo materiale – che abbiamo brevettato con il nome di Biodura – e da un punto di vista estetico il risultato è molto soddisfacente.

Questa sedia si presta sia a un uso interno che a un uso esterno, dato il trattamento che la preserva per circa vent’anni. Dopodiché si può riciclarla oppure distruggerla grazie all’aggiunta di specifiche sostanze.

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La Kartell ha chiuso con la plastica?
No, non abbiamo chiuso con la plastica. Nel 1999 siamo stati la prima società al mondo a utilizzare il policarbonato nella produzione di mobili. Dalle nostre ricerche è nata La Marie, una sedia completamente trasparente dalle linee minimaliste, disegnata da Philippe Starck. Nel 2014 lo stesso Starck ha disegnato per noi il canapé Uncle Jack (lungo 190 cm): un prodotto alquanto audace. Da La Marie a Uncle Jack siamo passati, in soli cinque anni, da 3,5 kg a 30 kg di policarbonato prodotto in un solo mese per iniezione, vale a dire la più grande opera mai realizzata con questa modalità. Al contempo abbiamo lavorato sulla trasparenza, tanto che ora i nostri vasi e le nostre sedie sembrano fatti di cristallo. Questa progressione tecnologica, intendo conservarla anche oggi, non rivelando il segreto del nostro materiale vegetale innovativo. Giulio Castelli, fondatore della società, voleva ottenere con i materiali del suo tempo «tecnologie di produzione finalizzate all’economia della materia e all’efficacia del processo». Per me è lo stesso. L’ecodesign, per produrre senza distruggere, fa parte del futuro.

Eugeni Quitllet, designer dell’anno per il 2016, dice che investite molto nel processo creativo…

Essere leader per ricerca e sviluppo è sempre importante per sedurre i principali designer del pianeta. Sono sempre in contatto con loro e se da loro mi aspetto il meglio della creatività, concedo loro tutto l’ingegno e la generosità dei nostri servizi. Il tempo trascorso a lavorare a un progetto e un costante dialogo permettono di ottenere risultati straordinari. Ogni anno produciamo almeno una ventina di articoli firmati da una decina di creatori. È un investimento. Ma mi piace che le vetrine dei negozi prendano vita e si animino senza sosta.
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Avete appena lanciato una nuova linea di mobilio per ragazzi, Kartell Kids.

Esatto. Starck ha progettato l’altalena, Nendo il cavallo a dondolo, Piero Lissoni un’auto e un piccolo trattore. Quanto a Ferruccio Laviani, ha proposto un tavolo fai da te, da costruire in modo autonomo e dell’altezza desiderata grazie a mattoni colorati che richiamano un gioco di costruzioni. Siamo sempre in linea con gli intenti del fondatore del marchio, dato che la prima sedia Kartell, la 4999 di Marco Zanuso e Richard Sapper realizzata nel 1964, era pensata per i bambini. È lei – la prima sedia al mondo interamente in plastica – che si è accaparrata il primo Compasso d’Oro della storia della società.

La nostra nuova linea per i bambini dai 3 agli 8 anni include sì oggetti nuovi, ma anche cavalli di battaglia storici, reinterpretati e riadattati alle esigenze di sicurezza richieste per i più piccoli. Penso alla libreria Bookworm di Ron Arad, in colori pastello, o ancora al nostro best-seller, la poltrona Ghost di Stack, da personalizzare con il nome del bambino, un disegno o una dedica del designer…  


Véronique Lorelle, «Kartell, le pionnier du plastique, lance la chaise biodégradable», Le Monde, 18 maggio 2016

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