“Duck you”, alias il tao del correttore automatico

Correttore automatico: il tao dei messaggi

Di Mary Phillips-Sandy

Di tutti gli “internet meme”, uno dei più longevi è il correttore automatico, quel gremlin degli smartphone che trasforma gli scambi di messaggi in un gioco d’azzardo. Ci sono interi siti e libri dedicati alle stranezze del correttore automatico, per non parlare poi di magliette, tazze e calendari su cui campeggiano le sue sviste più madornali.

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Cose divertenti, certo, ma dopo anni di post in cui si legge “No ducking way” sono arrivato alla conclusione che il correttore automatico ha qualcosa di utile da dirci – se solo lo stessimo a sentire. […]

Certo, puoi sempre insegnare al correttore automatico le tue, di stranezze linguistiche, così che capisca che non vuoi scrivere “Marisa hashish” ma Mariska Hargitay (la star di Law & Order). Ma siamo onesti: se non abbiamo il tempo di metterci a digitare come si deve, non esiste che troviamo il tempo per dare lezioni di lingua al telefono.

E quindi bisogna tirare avanti senza sapere quando il correttore automatico deciderà di inserirsi nella conversazione. Lo si può considerare come l’ennesima scocciatura tecnologica moderna, o fare come faccio io: accogliere le emozioni e la saggezza che porta nella tua vita.

L’estate scorsa, ad esempio, ho inviato una serie di messaggi per riferire a parenti e amici che mia mamma, che abita nel Maine, era in ospedale dopo un attacco di “Corea”. Chissà che emozione per i miei amici immaginarsi una storia di spionaggio, mentre in realtà li aspettava un noioso aggiornamento dal reparto cardiologia! […]

A volte il correttore automatico vuole essere una fonte di ispirazione, come le scritte sulle bustine di tè, solamente con un contesto reale. Una volta un mio amico stava cercando di rispondere in una chat di gruppo che Tal-Dei-Tali aveva “probabilmente” fatto questo-e-quest’altro. Ma il suo telefono non era d’accordo. “Poeticamente”, ecco cosa ha scritto. Sono settimane che ci penso. Non dovremmo forse cercare tutti di fare le cose con più poesia?

Altre volte questa umile funzione per smartphone ha risvolti visionari. In un’occasione ho ricevuto un messaggio in cui mi si chiedeva “l’acconto papale”. Era chiaro che il mittente voleva sapere i dati della mia PayPal, ma a ben pensarci un acconto papale stravolgerebbe la fede di milioni di persone. Con pochi, semplici mosse si possono aggiornare i sacramenti e controllare lo stato delle dispense in ogni momento!

Ma forse la prova più evidente che il correttore automatico la sa più lunga di noi è la sua abilità di dare voce a chi non ne ha. Ai gatti, in special modo. Il mio gatto ha messo le zampe sull’iPhone ed è riuscito a inviare un messaggio a mio marito, in cui il suo linguaggio felino è stato trasformato in una singola parola intelligibile: Nolan.

Mio marito ha subito interpretato la cosa come un invito ad avviare una conversazione su Nolan Ryan, leggendario lanciatore della Major League di baseball. Non avevo davvero idea che il mio gatto si interessasse di sport. E la cosa ci ha avvicinati molto.

Poco più di un anno fa, la nostra famiglia ha accolto un’altra creaturina miagolante, e come tutti i genitori ben sanno, i bebè sono attratti dallo schermo luminoso dello smartphone come le falene sono attratte… beh, dallo schermo luminoso dello smartphone. Lo scorso autunno mio figlio, 11 mesi, ha afferrato lo smartphone dal divano e ha spedito una serie di messaggi a mio fratello.

Prima quattro emoji raffiguranti palle da baseball (chiara influenza del gatto). Poi una frase deliziosamente evocativa, per gentile concessione del correttore automatico applicato alle dita grassocce di un bebè: «Effigie dell’ansa di Meg».

Non ho idea di cosa significhi, ma di sicuro sembra l’inizio di un concetto profondo. Ho cercato di convincere il piccolo a terminare il pensiero, ma lui si è messo il telefono in bocca. Quindi, a meno che non mi scriva il contrario, continuerò a pensare che sia un genio.

Ebbene sì, il correttore automatico ha l’abilità straordinaria di rivelare il nostro io più autentico. Una coppia del Midwest stava parlando in chat dei raffreddori: dato che lui lamentava una congestione nasale, lei gli suggeriva di ridurre i latticini. «Ma non posso venire senza il formaggio» è stata la risposta. Il cuore e le sue ragioni… Nessuno lo sa meglio del correttore automatico.

La stessa parola “amore” è la riprova che il correttore automatico mi conosce meglio di me stessa. Da anni il mio telefono ha l’abitudine di sostituire “love” con “L&O”, abbreviazione di Law & Order. Mio marito è splendido, ma quando gli dico “I L&O you” mi ricordo che la relazione più lunga che io abbia mai avuto rimane quella con il poliziesco di Dick Wolf […].


Mary Phillips-Sandy, «Autocorrect and the Tao of Texting», New York Times, 5 febbraio 2016

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