I Giochi non sono fatti

Rio 2016: a cento giorni dall’apertura, i giochi non sono fatti.

Di Claire Gatinois

Alle Olimpiadi di Sydney del 2000 il Brasile non ha portato a casa nessuna medaglia d’oro. Quattro anni dopo, ad Atene, se ne accaparrava quattro, poi tre a Pechino e a Londra. Il Paese non ha mai superato le 17 medaglie di oro, argento o bronzo. Ospite dei Giochi, il Brasile spera ora di figurare tra i top 10, con un obiettivo di 23-30 medaglie di “tutti i colori”. «Il Brasile è fatto per lo sport» assicura il ministro dello sport, Ricardo Leyser. Da più di quattro anni il Paese allena, rastrella e finanzia futuri campioni, fornendo loro le attrezzature più sofisticate, così da far dimenticare gli stereotipi che associano al Brasile solamente “futebol” e samba.

Ma, considerate le turbolenze politiche che attraversano il Paese, il ministro non sarà senza dubbio più in carica quando il 5 agosto la fiamma olimpica arriverà nello stadio Maracana di Rio de Janeiro. Nemmeno la Presidente, Dilma Rousseff, sarà sulle tribune quel giorno, allontanata temporaneamente dal potere in seguito alla procedura di destituzione avviata contro di lei.

«I ministri vanno e vengono, sapete. A questo punto, i giochi non dipendono più dai dirigenti politici» assicura Leyser. «La preparazione per i Giochi olimpici è ormai entrata in una fase molto operativa in cui questo genere di questioni politiche influisce poco sull’organizzazione dei Giochi» ha confermato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) il 18 aprile, all’indomani di un voto dei deputati che rende molto probabile la destituzione della Presidente.

Il simbolo resterà. La “città meravigliosa” è stata scelta per accogliere i Giochi nell’ottobre del 2009, in un momento in cui il Paese – diretto dal carismatico Presidente Luiz Inacio Lula da Silva – sembrava poter rispettare le sue promesse. Sette anni più tardi i Giochi Olimpici, che costeranno circa 39,1 miliardi di reais (9,7 miliardi di euro), sembrano più che altro un contrattempo.

Di fronte a una severa crisi economica e penalizzato dalla caduta del prezzo del petrolio, lo Stato di Rio, pesantemente indebitato, fa fatica a pagare i suoi lavoratori statali, e la sua capitale sembra sempre più una città in fallimento. Il mondo degli affari e della politica è scosso da uno scandalo di corruzione tentacolare legato al gruppo pubblico Petrobras. Senza dimenticare la tremenda epidemia del virus Zika, che provoca gravi malformazioni fetali e spaventa i turisti.

A 100 giorni dalla cerimonia di apertura prevista per il 5 agosto, il ritardo nella costruzione e nella messa in atto di infrastrutture, fonte di angoscia quasi abituale del Comitato Olimpico organizzatore non è più la sola sfida che Rio dovrà affrontare.

Il programma olimpico vittima del “jeito brasileiro”

Eduardo Paes, sindaco di Rio de Janeiro dal 2009, lo ribadisce quasi ogni settimana. «Sarà tutto pronto per tempo, spaccando il minuto e senza costi aggiuntivi». Sicuro di sé, l’avvenente carioca incarna il “jeito brasileiro”, questo modo di fare alla brasiliana che consiste nello svolgere tutto l’ultimo minuto. Inizialmente sconvolti, i membri del Comitato Olimpico Internazionale sembrano aver accettato i metodi brasiliani.

Ma il velodromo dà i sudori freddi. È ancora in cantiere e le prove, previste tra il 30 aprile e il 1 maggio, sono state annullate e sostituite con sedute di allenamento dal 25 al 27 giugno. «La posa di assi di pino siberiano ha portato a dodici giorni di ritardo perché abbiamo avuto dei problemi logistici durante il trasporto del legno» ha spiegato Mario Andrada, portavoce del Comitato Rio 2016. Una spiegazione che non sembra rassicurare Brian Cookson, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale.

La pulizia della baia di Guanabara lascia a desiderare

Passeggiando sulle acque della baia di Guanabara, là dove avranno luogo le prove su acqua, non è strano per il biologo Mario Moscatelli incrociare qualche borsa di plastica, vecchi televisori, un divano… Fervente difensore della natura, lo scienziato rimpiange che la città non abbia approfittato dei Giochi olimpici per intraprendere un profondo processo di pulizia della baia. Lo Stato di Rio ha avviato dei lavori, in particolare nella Marina da Gloria, dove sono stati installati eco-sbarramenti e un sistema di pompaggio per impedire che le acque di scarico si riversino nella baia. «Ma non è niente» commenta Moscatelli. «I politici non hanno alcun interesse in materia» si lamenta.

Secondo le autorità, i media distorcono la realtà dei fatti, mostrando zone inquinate molto distanti da dove avrebbero luogo le prove. Le gare di vela si svolgerebbero tra il Pan di Zucchero e il ponte che collega Rio a Niteroi, sottolinea il segretariato per l’ambiente dello Stato di Rio.

Una metro di ritardi

I Giochi olimpici sono stati l’occasione per avviare importanti cantieri finalizzati al rinnovamento della città: in alcuni punti, si costruiscono binari del tram, in altri si scavano linee della metropolitana. Il quartiere un tempo decrepito e sfigurato da un viadotto chiamato “la perimetrale” è ormai dominato dallo spettacolare Museu do Amanha (Museo del domani) dell’architetto Santiago Calatrava Valls, e i carioca amano passeggiarvi. I cantieri procedono. Ma non tutti.

La linea 4 della metro, 14 chilometri di binari che dovrebbero collegare in tredici minuti le spiagge di Ipanema e Copacabana, dove si svolgeranno le prove di beach volley nel parco olimpico di Barra da Tijuca, e il centro cittadino ad appena mezzora di distanza, hanno sofferto per colpa diverse perturbazioni finanziarie (il costo del cantiere è stimato attorno a 9,7 miliardi di reais). Senza questo collegamento, la tratta minaccia di essere lunga (più di un’ora), spossante, e di sovraccaricare un traffico automobilistico già denso.

Ancora una volta, le autorità sono fiduciose. «Le gallerie tra Barra da Tijuca e Ipanema sono già scavate» assicura il segretariato generale dei trasporti dello Stato di Rio. «I lavori di impianto sono realizzati al 93%». La linea sarà inaugurata a giugno, assicurano.

La minaccia Zika, l’influenza H1N1 e il terrorismo

Ci sono circa 91.387 casi probabili di contaminazione da virus Zika in Brasile – dove l’epidemia di chikungunya ha conosciuto una forte crescita rispetto all’anno precedente – ha annunciato ufficialmente martedì 26 aprile il ministero della salute brasiliano. L’epidemia di Zika ha suscitato una sorta di isteria mondiale, spingendo i turisti ad annullare i viaggi in Brasile e preoccupando gli atleti.

«La nostra preoccupazione è più l’influenza H1N1» sottolinea il ministero della salute. Rio ha già verificato più di 400 casi di influenza aviaria, con due decessi. Dal 30 aprile sarà lanciato un programma di vaccinazione delle fasce a rischio: personale medico e lavoratori degli hotel, bambini, anziani e donne in gravidanza.

Come ennesima preoccupazione, il 14 aprile l’agenzia di intelligence brasiliana ha confermato l’esistenza di una minaccia terroristica per il Brasile. L’ondata di attentati in Europa e negli Stati Uniti ha cambiato la situazione. L’arrivo dei dirigenti dei Paesi nel mirino dell’Isis fa del Brasile un potenziale bersaglio. «Fin dall’inizio la nostra preoccupazione numero uno è stata il terrorismo» afferma José Mariano Beltrame, segretario di stato incaricato. della sicurezza di Rio. E si affretta ad aggiungere: «Siamo pronti, i giochi potrebbero iniziare anche lunedì prossimo».


Claire Gatinois, «Rio 2016 : à cent jours de l’ouverture, les Jeux ne sont pas faits», Le Monde, 27 aprile 2016

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