Game of Thrones vi disprezza. Quindi voi lo amate.

Il Trono di Spade disprezza tutti. Ecco perché piace tanto.

Lo sceneggiato fantasy della HBO è esplicito, caricaturale, grottesco – e non ci mette nulla a uccidere i suoi personaggi principali. Con il suo ritorno sugli schermi, ha stregato anche Barack Obama.
Di Zoe Williams

«Ero in compagnia del Presidente degli Stati Uniti» ha detto il regista de Il trono di spade David Nutter a Entertainment Weekly. «Si è girato verso di me, mi ha messo una mano sulla spalla e ha detto: “Non vorrai uccidere Jon Snow, vero?”. Gli ho detto: “Jon Snow è morto stecchito”. Pensavo che mi avrebbe spedito a Guantanámo o qualcosa del genere, ma fortunatamente sono qui – e Snow è morto».

Con la sesta stagione de Il trono di spade che si avvicina – con rulli di tamburi e il mondo che aspetta nuove ondate di stupore – ci sono un paio di idee che mi frullano in testa. Se Jon Snow è morto stecchito, perché metterlo sui poster? Perché hanno pensato che fosse una buona idea uccidere Jon Snow? Ma la cosa davvero sorprendente – che Barack Obama sia un fan della serie – non mi ha nemmeno sfiorato.

È sorprendente perché i capi di Stato, anche di Stati molto piccoli, hanno un sacco di cose da fare. Quando si occupano della cultura mainstream, è per sembrare normali e vicini alla gente. Devono tenere il passo con lo sport, ma sono troppo nobili per le soap; devono sapere quello che leggono i figli e tenerli lontano dalle cose truci che ascoltano; devono usare i loro cinque minuti di impegno culturale per espandere i tentacoli della loro mente in maniera intelligente, tra generazioni e classi sociali diverse dalla loro. Non li dedicano a Il trono di spade, insomma: questo programma non vuole certo far sembrare qualcuno normale.

Il momento critico, dopo il quale solo la gente davvero normale ha continuato a guardarlo (e la definizione di “normale”, ovviamente, è la mia), è stata la terza stagione. Quindi è perfettamente sensato che anche il Presidente statunitense la guardi, anche se era un po’ ingiusto che chiedesse gli episodi della nuova stagione in anticipo. E infatti la giornalista Vanessa Golembewski ha subito gridato alla libertà di informazione, chiedendo che il presidente diffondesse gli episodi al grande pubblico. […] «La sola ragione per cui possiamo accelerare i tempi è che qualcuno sia in pericolo fisico, o che stia per perdere un processo in tribunale, o che ci siano di mezzo diritti civili. Quindi ho risposto: “Appunto. Jon Snow potrebbe essere morto. Dobbiamo saperlo”». Ma è stato un buco nell’acqua: sappiamo già che Jon Snow è morto. Morto stecchito.

Il maggior sostenitore de Il Trono di spade è stato il giornalista John Lanchester, nell’improbabile contesto della London Review of Books: «Il trono di spade mi è stato descritto per la prima volta come “un mix tra I Soprano e Il signore degli anelli”. A quel punto sapevo che mi sarebbe piaciuto. Ma del resto sono il genere di persona che ama i fantasy e la fantascienza. Non era scontato invece che tutti gli altri l’avrebbero amato come me». E in effetti è un mistero per tutti noi: io so perché mi piace. Ma perché piace agli altri?

Una spiegazione semplicistica è la grande quantità di seni nudi. È abbastanza insolito vedere tutta questa carne all’aria in una serie intellettuale, il che solleva subito due questioni – a) perché? e b) siamo proprio certi che sia una serie intellettuale? Dove la nudità è proibita, non è per ragioni di femminismo: trovo incredibile come delle serie che si proclamano intellettuali – The Night Manager, per esempio, ma anche The Wire – fatichino a costruire un mondo in cui le donne siano attivamente presenti, […], fautrici della propria fortuna e non premio di gesta maschili. Al contrario, spesso le donne sono mosse qua e là come pedine della trama utili solo a smuovere la motivazione maschile.

No, la tv intellettuale non evita il seno perché vuole evitare l’oggettivizzazione, ma perché vuole essere l’opposto di una pubblicità di auto. Nessuno dovrebbe essere nudo a meno che la situazione lo richieda, e l’ambiente che di solito lo richiede – bordelli, piscine, palestre – raramente presenta grandi drammi. L’elemento fantasy di Il trono di spade si contrappone al costante elemento bordello; normalmente (Torchwood, parlo di te), i cliché sono sempre numerosi – pantaloni alla zuava? Presenti! Prostituta incinta in lacrime? Presente! Due donne che lottano per un fard? Presenti! Praticamente inguardabile…

Ora confrontateli con le scene di Il trono di spade: Ditocorto – che tra l’altro non sa proprio recitare – che offre le sue idee politiche condite di istruzioni alle sue dipendenti femminili su come scopare meglio; la folle uccisione di due prostitute da parte di Joffrey, il momento in cui sua madre finalmente scende a patti con l’idea che lui sia irrimediabilmente cattivo; Melisandre, comunemente riconosciuta su internet per le tette migliori della serie, che dà alla luce il sesto bambino.

Il sesso non è un elemento accessorio della trama, e la trama non è uno strumento per mostrare più sesso. E quest’ultimo non è nemmeno sexy: in buona parte è come un sogno ansioso che qualcuno potrebbe avere sul sesso, in presenza di complessi così radicati che è quasi più semplice mediarlo nella morte che pensarci in vita.

Si parla anche dell’escapismo, del sollievo di essere liberati da un mondo fittizio di coerenza, in cui una religione esiste o non esiste, e un pericolo è reale e presente, o immaginato e assente […]. Ma, di nuovo, questa spiegazione è insufficiente: se fosse solo l’incoerenza, quella che cerchiamo, guarderemmo tutti Twilight.

Che sia o meno intellettuale, beh, è ben pensato (da qui il paragone con I Soprano, credo), e pieno di personaggi (vedi Signore degli Anelli), ma non ha alcuna delicatezza. I complotti sono amplificati, i cattivi caricaturali, la violenza grottesca. La motivazione determina un susseguirsi di onore (Brienne di Tarth e la sua promessa a Lady Stark) e ambizione (tutti i Lannister, che facciano qualsiasi cosa), ma non è davvero un susseguirsi, perché non c’è niente in mezzo. Tutti i personaggi hanno la loro storia; nessuno è lì solo per fare da puntello a qualcuno di più importante, il che è insolito.

Ma credo che l’unicità sia il fatto che, seguendo la trama dei libri di George R.R. Martin, la serie non ha alcuna traccia del cinismo tipico della televisione. Scrivere per la TV può essere magnifico, davvero una splendida forma di scrittura. Ma è anche strumentale. Non ammazzeresti mai Sean Bean in un copione per la TV. Magari vorresti anche, ma quando si arriverebbe al dunque, diresti che è troppo buono. Non avresti mai un matrimonio rosso, per poi far morire tutta insieme la tua famiglia ben curata, che hai cresciuto e differenziato e intrecciato in modi bellissimi. Organizzeresti il cast così da non avere troppi pezzi grossi tutti in una scena.

E sono regole ottime, ma perdono anche qualcosa, una certa imprevedibilità, una sorta di crudeltà verso il pubblico che è la vera unicità de Il trono di spade. Non è che trascuri lo spettatore: lo disprezza proprio. Ed ecco perché lui, di rimando, lo ama tanto.


Zoe Williams, «Game of Thrones despises you. And that’s why you love it», The Guardian, 20 aprile 2016

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