La casa del piccione

La moschea e la piaga (dei piccioni)

Amburgo ha un problema di piccioni. Finora nessuno sapeva come si sarebbe potuto risolvere. Ma adesso una moschea si è fatta avanti per occuparsene – con una soluzione piuttosto semplice.
Di Dennis Betzholz

La piaga dei piccioni? No, ad Amburgo non c’è nessuna piaga. Maria Hanika scuote impaziente la testa. 20.000 piccioni non sono una piaga. Tutto ciò di cui l’uomo dispone in abbondanza e che lo disturba è subito definito piaga, ribadisce Sandra Gulla, che siano procioni, martore o piccioni. Amburgo non ha un problema con i piccioni, sono i piccioni che hanno un problema con Amburgo. Nove su dieci morirebbero miseramente di fame a causa del divieto di nutrirli della città, dicono le due.

Queste donne sono una sorta di avvocato dei piccioni, o meglio, difensore. La loro requisitoria si basa sulle conoscenze e, ovviamente, anche sull’amore per gli animali. Conoscono il duraturo conflitto tra uomo e piccione, l’eterno allontanamento e successivo ritorno degli odiati uccelli. Monica Hanika, 56 anni, presidentessa dell’Associazione di piccioni cittadini di Amburgo, e Sandra Gulla, 46 anni, vicepresidente della locale associazione per la protezione animali, vogliono finalmente porre fine al contenzioso, con vantaggio di entrambe le parti. Quindi a maggio faranno costruire la prima piccionaia della città. Si tratta di un progetto pilota. Il fatto che sia stato trovato solo un partner, una comunità musulmana, mostra quanto sia profondo il divario tra la città anseatica e gli uccellacci grigi.

I piccioni, ex animali da fattoria

Un tempo, 2000 anni circa prima di Cristo, il piccione non era un nemico, ma un animale da fattoria. Gli Egizi imbottivano i cuscini con le loro piume, mangiavano la loro carne e affidavano loro dei messaggi da spedire – i piccioni erano fidati amici dell’uomo. 2014 anni dopo Cristo, Maria Hanika ha affrontato la politica formulando una petizione che secondo lei era da tempo necessaria. Il divieto di nutrire i piccioni per ragioni pubbliche doveva essere rimosso, questa la sua richiesta. Secondo lei, il divieto da solo non porta al controllo della popolazione di volatili, ma li tortura solamente. Il Senato si è espresso con 53% contrari e 47% favorevoli. La soluzione alle preoccupazioni di Hanika è fallita sul piano politico.

Oggi, due anni dopo, Hanika prende in mano la situazione. La sua invenzione dell’acqua calda, ovvero l’installazione di una piccionaia, non è nuova: 60 città tedesche l’hanno già fatto, e molti ne parlano con entusiasmo: la costruzione renderebbe la città più pulita e i piccioni più felici. Il concetto viene in origine dalla città di Augusta, e prevede di dare una casa ai piccioni, di nutrirli e di farli riprodurre in pace – per poi sostituire le loro uova con uova finte. «Così gli animali possono assecondare il loro comportamento naturale – ma senza successo» dice Hanika. Allo stesso tempo, scomparirebbero dalle strade, che sporcano di escrementi per la furia di molti cittadini. Questa idea, così pensava la 56enne, avrebbe trovato terreno fertile anche tra gli abitanti di Amburgo, specialmente quelli che più soffrivano la presenza dei piccioni e dei loro ricordini. Eppure si sbagliava.

Ha scritto a 25 grandi negozi della città, ricevendo solo rifiuti. Anche la richiesta di aree urbane da adibire a piccionaia è caduta nel vuoto. Ma un appoggio, anche se uno solo, è arrivato: dalla moschea Centrum del quartiere di St. Georg. Sul tetto di questa moschea, proprio vicino ai due minareti, ci sarà da maggio il primo alloggio per piccioni di Amburgo. I musulmani, bisogna dirlo, hanno un altro rapporto con i piccioni, culturale ma anche religioso. Nel Corano c’è scritto tra le altre cose che un piccione avrebbe evitato la morte al profeta Maometto. In fuga dai nemici, Maometto si sarebbe nascosto in una caverna e proprio in quel momento un piccione avrebbe costruito un nido davanti all’ingresso. Questo avrebbe fatto pensare agli inseguitori che nella caverna non ci fosse nessuno – altrimenti il piccione si sarebbe spaventato lasciando il nido. […] Quindi non stupisce che questo uccello  sia molto più stimato nei Paesi musulmani che da noi: davanti alla moschea di Istanbul, dice Mustafa Güngör, ci sono legioni di piccioni cui i credenti danno da mangiare.

Güngör è il segretario della moschea Centrum. Ammette di essere stato scettico all’inizio: «Perché darci tutto questo disturbo, e tutta quella sporcizia?». Ma poi si è lasciato convincere: i piccioni defecano in modo così deplorevole perché mangiano i rifiuti delle persone. «I piccioni sono granivori, ma sulla strada trovano solo patatine, pane, gelato. Quindi hanno disturbi della digestione e dissenteria, le cosiddette “feci da fame”» dice l’esperta di piccioni. Delle feci normali, che si troveranno in futuro e in quantità decisamente minore sul tetto della moschea, si dovrebbero poi occupare le due associazioni di animali. Dai fedeli, dice Güngör, ci sono state solo reazioni positive per la nuova attrazione sul tetto.

Un terzo delle spese coperto dalla città

Il progetto pilota costa 15.000€, di cui un terzo pagato dalla città – il resto dovrà essere finanziato tramite donazioni. «È semplice salvare una balena o adoperarsi per i rinoceronti – ma i problemi davanti a casa propria non li si vede mai, ed è quello per cui vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica» dice Sandra Gulla. Perché questa casa dei piccioni abbia effetti visibili, ne devono seguire altre: la piccionaia sulla moschea potrà ospitare fino a 200 piccioni. È solo un inizio. Ad ogni modo, un’altra località centrale ha dichiarato il proprio interesse all’idea dell’associazione animali: la stazione centrale avrebbe infatti già in programma una piccionaia. «Per Amburgo però serve una gestione dei piccioni» dice Gulla. «Se vogliamo agire in modo da risolvere il problema, possiamo finalmente lasciar stare il divieto di nutrire i piccioni». Non è solo il cibo che rende così difficile la vita ai piccioni sulla strada: i piccioni camminano su oggetti appuntiti e si feriscono le zampe. E anche i capelli lunghi delle donne, così alla moda, rendono dura la vita agli uccelli, come sa Maria Hanika: «I piccioni si impigliano con le zampe nelle extension cadute».

Dopo l’intervista, Maria Hanika e Sandra Gulla vogliono far visita ai clienti, vale a dire la massa di piccioni, che per loro non sono una piaga. Quindi vanno a Steindamm, nel quartiere di St. Georg. Qui, tra la stazione centrale e la moschea Centrum, vivono in branchi. Una passante svuota un sacchetto pieno di briciole di pane per terra, un ortolano pochi secondi dopo gonfia una borsa di plastica e fa come per scoppiarla, così da spaventare gli animali. «Una ama i piccioni, l’altro li odia» dice Maria Hanika. Poi chiede cortesemente di non chiamare i piccioni “ratti volanti”. Fomenterebbe l’odio. Piccioni uguale ratti uguale disgusto. Ecco la formula. E l’odio è già abbastanza grande, dice Hanika. Parla come se fosse un crimine gravissimo. Ma sono solo piccioni.


Dennis Betzholz, «Wie eine Moschee die Taubenplage lösen will», Die Welt, 28 marzo 2016

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...