#A4waist

Una vita da A4

La “Paper Waist Challenge” e i suoi standard irraggiungibili.
Di Bianca Xenia Mayer

Ci risiamo: dopo le lunghe lotte introdurre la diversità nel mondo della moda (vedi Ashley Graham sulla copertina di Sports Illustrated) e le campagne di grandi produttori di detergenti (come Love Yourself), internet preferisce ripiegare sui propri, personali ideali di bellezza.

Chi non usa Instagram non si è forse imbattuto nella marea di ragazze che si mettono un foglio A4 davanti alla vita per mostrare quanto sia sottile. In questo caso: sottile come un foglio di carta. Si fanno foto davanti allo specchio e le taggano con #A4waist. “Paper Waist Challenge”, questo il nome della controversa sfida di bellezza, che sembra dire ai vincitori: corrispondi all’ideale di bellezza. Hai vinto. La sfida consiste nel determinare quanta porzione della propria vita non sia più visibile una volta nascosta dietro un foglio A4. Il foglio misura 21cm x 29,7cm e si trova normalmente nelle fotocopiatrici. L’uso improprio di un materiale originariamente pensato per la diffusione di testi ha creato un nuovo metro di misura per la magrezza. La sfida era inizialmente diffusa in Asia, ma nel frattempo è arrivata anche in Europa.

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Purtroppo la “Paper Waist Challenge” non è la prima “sfida” che le donne devono affrontare in internet con il loro corpo. Come dimenticare il “Belly Button Challenge”, il “Collar Bone Challenge”, il “Bikini Bridge Challenge”, e non per ultimo il “Thigh Gap Challenge”. Avevano tutti una cosa in comune: porre al centro dell’attenzione parti del corpo molto magre ed etichettarle come perfette.

Chi di suo ha una costituzione molto minuta ed esile può stravincere queste sfide semplicemente trattenendo il fiato e scegliendo l’angolazione giusta per le foto. Tutti gli altri non riescono a superarle da soli perché non è loro anatomicamente possibile. L’ampiezza della cassa toracica, non è possibile ridurla nemmeno con diete infinite.

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Solo perché una persona supera questa “sfida” inscenata su Instagram, non significa che abbia un corpo più sano, migliore o addirittura più bello di chi invece apparentemente ha fallito.

Il termine “challenge” in italiano è una prova, una competizione o un compito – e quindi già non è adatta a questo fenomeno, perché un corpo non può in senso stretto “vincere” o “perdere”. È lì, ognuno con la sua propria forma e bellezza. La standardizzazione dei corpi con sfide alla moda fa sì che questi standard poco realistici non solo continuino a esistere, ma anche a diffondersi in maniera virale.

Ad ogni modo, il dialogo è aperto. Le donne reagiscono con spirito, poi con serietà alla “Paper Waist Challenge” e mostrano a modo loro di non disperarsi per le rivendicazioni altrui.

Ecco cosa scrive ad esempio un’utente:
«Il mio contributo alla pagliacciata dell’#A4waist. Non ho abbastanza dita medie per esprimere quello che penso. Ho un #A3waist (e se anche fosse dieci volte più largo, che problema ci sarebbe?) Come si arriva a determinare ideali di bellezza così malati? Nemmeno il mio bambino ha un #A4waist».

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Con #Stopa4Waist gli utenti cercano su Twitter e Instagram di mettere in guardia dai pericoli di questa moda.


Bianca Xenia Mayer, «Eine Taille, so schmal wie ein A4-Blatt», Bento, 21 marzo 2016

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