100% Made in Uganda

Presto in vendita la vettura 100% made in Uganda

All’avvio, sussulta. Tossisce un po’. La portiera si chiude a fatica. Al motore scappa un boato sordo. Un bello spavento. Ma finalmente si avvia e supera la porta del garage. «Benvenuto a bordo!» esclama il pilota, tutto sorridente. «Benvenuto nella prima vettura 100% ugandese».
Di Bruno Meyerfeld

Dopo cinque anni di lavoro, la berlina della ditta Kiira Motors Corporation è ai test finali. E dovrebbe essere messa in vendita a partire dal 2018. «Abbiamo fatto tutto qui» si vanta il giovane al volante, uno degli ingegneri all’origine del progetto. A decorare il paraurti e il cofano, così come la leva del cambio, c’è una gru reale, la zampa ripiegata, simbolo dell’Uganda. Ciò significa che Kiira è diventata una scommessa di tutta la nazione.

«Il nome è un’idea del Presidente Yoweri Museveni» [rieletto il 18 febbraio per un quinto mandato molto controverso] ammette Akovuku Albert, a capo delle operazioni della Kiira Motors. Voleva qualcosa che unisse il paese. “Kiira” è una parola di lingua luganda, si riferisce alle sorgenti del Nilo. Là dove l’acqua è spumeggiante, piena di forza e di vita».

Un prototype de la Kiira Smack, voiture 100 % ougandaise, à Kampala.

Progetto in origine strettamente politico, la Kiira nasce nel 2007, da un piccolo programma extrascolastico dell’università di Makerere (la terza migliore università africana, secondo Times Higher Education). Nel 2008 l’università partecipa al Vehicle Design Summit, lanciato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), destinato a creare l’ibrida del futuro. «Siamo stati la sola università africana ad aderire al progetto» ricorda Akovuku. «Abbiamo progettato il gruppo motopropulsore del veicolo. Dopo questo successo, ci siamo detti che avremmo potuto fare una macchina da soli!».

Tenuta insieme con lo spago

Ancora oggi, sono una ventina gli studenti del master che si affaccendano attorno alla Kiira Smack. Per il momento, il prototipo riposa nel piccolo garage di un’enorme casa nel quartiere di Ntinda, a est di Kampala. Ian Kavuma, 24 anni, giacca marrone sulle spalle, ci apre il cofano. «Vengo qui sedici ore a settimana, nel pomeriggio, dopo le lezioni» spiega. Passerà alla storia il fatto che la macchina nazionale è stata tenuta insieme con spago e cacciaviti. «È la prima volta che costruiamo una macchina» dice Ian sorridendo. «Rispetto ad altri veicoli, non è la stessa cosa. La frizione, ad esempio, è unica. Abbiamo dovuto inventarla noi. La stessa cosa vale per il sistema di raffreddamento».

Dopo la creazione di un primo modello di auto elettrica, il Presidente ha stanziato 1,54 miliardi di scellini ugandesi (410 000 euro) perché gli studenti e gli insegnanti creassero una versione commerciale. Offre all’équipe un campo di prova di 100 ettari e collega il progetto al potente Uganda Development Cooperation Limited (UDCL), un fondo di investimento governativo che possiede oggi il 96% dell’impresa.

«Viene tutto da un’iniziativa presidenziale» ammette Albert Akovuku, ma questa non è la “macchina Museveni” o la “macchina NRM” [il partito al potere]! Si tratta di una macchina per tutti gli ugandesi. Anche Kizza Besigye, principale avversario di Museveni alle presidenziali [che contesta i risultati delle elezioni] dovrebbe promuoverla!»

Dodicimila posti di lavoro locali

Il progetto fa parte dello sviluppo accelerato della costruzione automobilistica africana. Con solo 43 vetture per 1000 abitanti (11 su 1000 in Uganda), contro 451 in Europa e 790 negli Stati Uniti, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale di Costruttori di Veicoli a motore (OICA), il continente è un Eldorado. Nel 2014, sono state vendute solamente 1,7 milioni di macchine nuove in Africa (4900 in Uganda), vale a dire 10 volte meno che in Europa.

Alla Kiira Motors si è deciso di commercializzare una macchina con motore a combustione interna, inquinante, invece che una ibrida o elettrica, troppo onerosa da produrre. La Kiira Smack dovrebbe costare intorno ai 25.000 dollari. Una sommetta considerevole. «Il target sono gli impiegati governativi, i giovani laureati e la nuova classe media» spiega Richard Madanda, direttore di produzione. «Persone con dei soldi da parte».

Il governo vuole far uscire 300 auto dalla fabbrica nel 2018, e salire a 60 000 entro il 2040. La vettura 100% ugandese dovrebbe generare più di 12.000 posti di lavoro locali. «Il progetto svilupperà subappalti, favorirà l’istruzione» ribadisce Albert Akovuku. «Alla fine, serviranno dei fabbricanti di componenti di base in loco».

«Non vogliamo vendere solo agli ugandesi»

Ma già la Kiira Motors mostra nuove ambizioni. L’azienda spera anche, a partire dal 2018, di commercializzare pick-up, crossover e camion. Il 16 febbraio l’azienda ha presentato Kayoola, il primo autobus “solare” dell’Africa, stando ai suoi costruttori: 35 posti, batterie ricaricabili in un’ora… che Yoweri Museveni (all’epoca in piena campagna elettorale) ha inaugurato pubblicamente e che vuole commercializzare attorno al 2039.

Albert Akovuku et le bus solaire de Kiira Motors à Kampala.

La gru reale, e il suo pennacchio di piume d’oro, non migra. Ma la Kiira Motors, nonostante il suo logo, vuole salire rapidamente a nuove altezze. «Non vogliamo vendere solo agli ugandesi» continua Albert Akovuku. «La nostra macchina si adatta al Kenya, alla Tanzania … Potrebbe rafforzare l’integrazione dell’Africa orientale».

Sono emersi diversi progetti di veicoli made in Africa negli ultimi anni. Come le vetture della keniota Mobius Motors, sostenuta dall’uomo d’affari americano Ronald Lauder; i 4×4 Kantanka del Ghana; o, in Nigeria, le auto Innoson, lanciate dal Presidente Goodluck Jonathan. La Kiira Smack è in buona compagnia. La lotta per l’auto africana al 100% si preannuncia difficile.


Bruno Meyerfeld, «La voiture 100 % ougandaise verra bientôt le jour», Le Monde, 29 febbraio 2016

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