Professione: gladiatore

Professione: gladiatore

Quando vi accoglie ai piedi dell’imponente castello di Beaucaire (Gard), lì dove svolge l’addestramento dei suoi gladiatori, Brice Lopez mette subito le cose in chiaro: «Non ho uno pseudonimo romano, in casa non sto tutto il giorno in perizoma e sulle pareti di casa mia ci sono quadri di Klimt, non riproduzioni di bassorilievi antichi». Il fondatore della società Acta, punto di riferimento a livello europeo nella ricostruzione di combattimenti antichi, teme di passare per un illuminato, un sognatore che vorrebbe trovarsi in una scena de “Il gladiatore”. La sua passione è lo sport. «La sua storia, la sua gestualità e quello che dice dell’uomo» precisa l’uomo che nella mostra “Vivere la storia”, a febbraio a Parigi, ha proposto dimostrazioni di combattimento tra gladiatori.
Di Gilles Rof

Nei secolari locali del castello dove ogni giorno la squadra di Acta compie i suoi allenamenti, a due passi dal Rodano, ricco di eccezionali vestigia dell’antichità, il dubbio non resta a lungo. Più che il set di un film, la sala principale, un largo fabbricato di pietre grezze restaurato di recente, sembra una scuola di boxe o un dojo. Se non fosse per la rastrelliera delle armi, da cui sbuca un tridente dalle punte curve, e per il casco splendente poggiato a terra, la somiglianza sarebbe perfetta. Una decina di uomini di età compresa tra i 20 e i 40 anni suda sangue e acqua in una seduta di rafforzamento muscolare. Brice Lopez, 47enne snello e tonico, dà il ritmo. In tuta sportiva e maglietta attillata, elargisce consegne e consigli. Con un tono a volte esigente, a volte benevolo. «Quando i fan dei giochi di ruolo chiedono di venire ad allenarsi con noi, li metto in guardia» racconta. «’Sarà dura, sicuramente vomiterai alla prima lezione’. È quello che capita. E poi, non li si vede più».

Ex campione di ju-jitsu – ha rappresentato la Francia alla coppa del mondo di Rio nel 1998 – Brice Lopez ha scoperto l’archeologia sperimentale negli anni ‘90. Dario Battaglia, pioniere italiano del settore, cercava specialisti per testare dal vivo le sue teorie sulle tecniche di combattimento antiche: lotta, pancrazio, boxe… L’idea era di verificare la validità di ipotesi storiche tratte dallo studio di testi, oggetti antichi o rappresentazioni visive, come affreschi e mosaici.

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«Per gli sport di combattimento ci si rifà di solito alle culture asiatiche. È lì che ho scoperto quelle che chiamo arti marziali “olio d’oliva e miele”», racconta Lopez, originario di Narbona. «Per qualcuno di profondamente mediterraneo come me è stato un colpo di fulmine. Un legame con il mio patrimonio». Da allora il legame si è rafforzato sempre più, e Brice Lopez ha fatto dello studio della gladiatura, e della ricostruzione di sport antichi e medievali in generale, il suo mezzo di sostentamento. «Con la ricerca non si vive, allora abbiamo deciso di commercializzare le nostre prestazioni» dice. «In questo modo ci rifacciamo allo spirito dei gladiatori, che erano gente di spettacolo». Acta, società fondata nel 2005 con la sua compagna e le sue amicizie più strette, impiega oggi una quindicina di lavoratori saltuari e collabora, tra le altre cose, con il MuséoParc Alésia e con il Musée Arles Antique. Le sue dimostrazioni di combattimenti tra gladiatori, ma anche di lotta, pentathlon greco o duelli con la spada medievali, ammaliano ogni anno 7000 scolari di Provenza-Alpi-Costa Azzurra, dalle elementari al liceo. Acta ha inventato un modulo pedagogico, Il latino attraverso lo sport, in alternanza (un’ora di cultura romana, due ore di educazione fisica e sportiva), che seduce i professori di lettere classiche.

«Per noi è un accordo ideale» conferma Claude Sintes, direttore del Musée Arles antique. «Ci sono molti gruppi che si travestono da romani, spacciando la propria attività per una ricostruzione storica, ma non sono molto scientifici. Con Acta sviluppiamo i nostri programmi pedagogici nell’ottica di una vera maestria della comprensione. Perché loro sono continuamente dediti alla ricerca, in contatto con altri gruppi più classici di storici e archeologi».

«Venti anni fa il mondo scientifico ci guardava storto», ricorda Brice Lopez, che ha solo un diploma in sociologia. «Oggi lavoriamo con i docenti di tutta Europa e abbiamo accesso a un’ampia collezione di oggetti, come quelli del museo di Napoli». A settembre, Pierre-Henry Holland, laureato in storia di 28 anni, si è unito all’equipe. «Lavorare con i professionisti del mondo sportivo mi interessava per poter completare la mia ricerca» spiega lo specialista di combattimento medievale, completamente senza fiato dopo un epico duello con la spada pesante.

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Barba ben curata e portamento di un lottatore, Dmitri Zaphirato si prepara con cura. Tra una ventina di minuti, questo veterano di Acta sarà uno scissor, un gladiatore superequipaggiato, il cui aspetto non sfigurerebbe in un manga giapponese, che è uno degli otto tipi identificati di gladiatori che hanno combattuto nella Roma antica, assieme al secutor, al trace e all’hoplomachus. Di fronte a lui, Brice Lopez ricoprirà il ruolo di reziario, uno degli avversari che il codice dei gladiatori assegna allo scissor.

Imponente armatura in cuoio e lastre di ferro, un casco a punta e un rampino da un lato; reticella, pugnale, tridente e un corpetto con una placca in bronzo dall’altro. «Sembrerà forse poco equilibrato» ammette Brice Lopez svolgendo la sua reticella, «ma la mia teoria è che in tempi antichi il reziario dominava la gerarchia dei gladiatori. Quando si hanno tre armi, di cui una rete che pesa 3 chili, e nessuna protezione, serve una certa abilità. Per battere il tuo avversario, devi essere rapido, stancarlo girandogli attorno. Era una cosa riservata ai migliori». La lotta è intensa. Tre minuti di impegno totale. Più volte, il professore va sotto l’armatura dello scissor e finge di tagliare la gola del suo avversario, rallentato da 25 chili di equipaggiamento.

«Inizialmente portavamo dei caschi di cuoio, perché pensavamo fosse impossibile combattere con 8 chili di piombo in testa» ricorda Grellier Julien, 34 anni di cui 11 passati ad Acta. «A forza di pratica, abbiamo scoperto che, ben chiuso e su misura, questo casco è molto protettivo, e comodo anche. Tutta questione di atteggiamento e di pratica. A ogni attrezzatura, a ogni tipo di gladiatore corrispondono delle tecniche precise».

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Seduta su una delle panchine che circondano la zona di combattimento, Meryl Ducros, 26enne, unica donna, monitora gli scontri continui. Dottoranda in storia, la figlia di Brice Lopez sta per concludere la tesi presso l’Università di Montpellier. Il suo tema? “I gladiatori dell’oriente greco, rappresentazioni e status sociale”. «Non ho mai pensato di averla influenzata tanto» si sorprende il padre. Meryl Ducros è divertita dell’atavismo: «A differenza di altri storici, ho sperimentato il combattimento prima di studiare i testi e le rappresentazioni iconografiche al riguardo. Per un soggetto come il mio, la sperimentazione è un must. A differenza del Medioevo, non abbiamo trovato manuali di combattimento antichi». La figlia e il padre si scambiano continuamente materiale. Lei porta la foto di un affresco rinvenuto in un museo nel nord della Grecia, l’altro testa la postura dei personaggi.

«Quando si trovano delle armi» dice Claude Sintes, del Musée Arles Antique, «Acta stabilisce un protocollo per capire il loro uso e ci fornisce soluzioni. Sono il fisico, e noi, l’intelletto». Uno dei fiori all’occhiello di Brice Lopez e del suo team è quello di contribuire a dissipare le idee divulgate da film e videogiochi.

«Qualunque cosa crediate di sapere dei gladiatori è sbagliato e deriva dai quadri del XIX secolo» sibila il patrono di Acta. «L’Europa viveva allora in un’atmosfera coloniale, di concorrenza capitalista e non poteva concepire un mondo fatto per lo spettacolo». Al primo posto degli errori storici rientra il pollice verso. «Il pittore Jean-Léon Gérôme l’ha reso celebre con il suo lavoro Pollice verso» spiega Meryl Ducros. «Ma nei tempi antichi, non esisteva. I gladiatori combattevano per la stessa scuola. L’obiettivo era la sottomissione degli avversari, non la loro esecuzione, che rimaneva estremamente rara».

Nella corte, Cirillo Meot, il più antico dei partner di Brice Lopez, ha finito il riscaldamento. Prende lo slancio e si lancia in un impressionante “penta-jump”, cinque salti a piedi uniti eseguiti con manubri di 2 kg in ogni mano. La disciplina è una delle cinque prove dell’antico pentathlon. In questo 2016 olimpico, il Musée Arles Antique ha chiesto ad Acta di resuscitare la tecnica per presentarla ai visitatori.


Gilles Rof, «Profession gladiateur», Le Monde, 18 febbraio 2016

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