L’amante-bambina del principe-playboy

L’amante-bambina del principe-playboy

La schiava Machbuba aveva dieci anni, quando il principe Pückler perse la testa per il suo “corpo prosperoso” e la acquistò per 100 talleri. Diventò la sua favorita e lo accompagnò in un viaggio in Oriente.
Di Claudia Becker

Oggi si griderebbe alla prostituzione minorile. All’epoca lo si chiamava “mercato di schiavi”. È lì che la vide per la prima volta. Al Cairo, nella primavera del 1837. Machbuba – “la dorata”. Le avevano tolto il velo di mussola. Non indossava nulla, al di fuori di una cintura ornata di conchiglie e fatta di minuscole cinghie di cuoio. Aveva solo dieci anni. Il principe Hermann von Pückler-Muskau era in viaggio. L’Oriente! Un sogno, per un avventuriero come lui! Non era solo un eccentrico che faceva trainare la sua carrozza dai cervi in giro per Berlino, né solo un dandy di sangue blu che forniva il materiale per molti pettegolezzi, come quando un fornaio aveva dato il suo nome a una creazione di gelato ai gusti vaniglia, fragole e cioccolato. Il principe Pückler era popolare. E un architetto di giardini dal grande talento. Aveva trasformato la sua tenuta a Bad Moskau in un parco all’inglese, oggi patrimonio mondiale dell’Unesco. Pückler era un playboy, ma moderno, liberale e illuminista. Quando vide Machbuba, cambiò tutto.

Come scrisse lui stesso in uno dei suoi libri di viaggio, diede al mercante circa 100 talleri. Doveva averla. «Era già» secondo il principe «ben sviluppata, con un corpo prosperoso. I sensi già sbocciati, lo spirito ancora una tela bianca». Lui aveva 52 anni. Machbuba, figlia di un funzionario di corte rapita dalla sua patria nella provincia etiope di Guma durante alcuni scontri, non era solo bella. Era anche sveglia. Pückler le insegnò l’italiano. E presto fu lei a gestire il denaro del viaggio. Poi, dopo alcuni scontri che Pückler definì feroci, sembrò accettare il suo destino.

Che altro poteva fare? Divenne la sua amante “accomodante”. Lui sapeva che lei non si stava concedendo “par amour”. Ma che gli importava? Viaggiarono insieme per tre anni, tra Egitto, Libano, Turchia. Anche se lei non era innamorata, i due parlavano, si scambiavano culture. Quando lui era malato, lei lo curava.

Ma prima o poi lui doveva tornare a Muskau, dove lo aspettava “Schnucke”, vale a dire Lucie, nata von Hardenberg, la sua ex moglie, da cui si era separata solo per riuscire a saldare i debiti. I fatto che tornasse con una schiava dalla pelle scura non deve averle fatto piacere. Indignata partì per Berlino – e gli ordinò di seguirla.

Machbuba invece restò nella provincia della Sassonia. Era l’autunno del 1840. Alle persone di Muskau il destino della straniera non deve essere passato inosservato. Si sparse la voce che aveva cercato di gettarsi dalla finestra ma che era rimasta impigliata nella rete. Non era un segreto che era gravemente malata. E sola. Aveva la tubercolosi. Le sue condizioni peggioravano. Pückler si faceva spedire informazioni a Berlino. Ma non veniva mai a farle visita. Quando lei morì, il 27 ottobre del 1840, lui non era con lei. E nemmeno quando fu seppellita nel cimitero evangelico.

Ma la gente di Muskau arrivò a centinaia, per accompagnarla nell’ultimo viaggio con una lunga processione illuminata dalle candele in quella scura serata d’autunno. Dev’esserci stata una forte partecipazione quando l’hanno messa nella tomba. Che finora è rimasta curata e adorna di fiori.

La storia è triste, anche scandalosa. Ma è anche la storia dell’incontro di due culture. Lo testimoniano le lettere di condoglianze che Pückler ricevette dalle signore della nobiltà cui Machbuba era stata presentata. Senza alcuna arroganza, queste dicono di aver preso sul serio l’ex schiava, definiscono sincero lo scambio con lei, affermano di averla considerata un arricchimento. La gente di Muskau, con quella processione funebre, vuol indicare che lei non era solo “una straniera”, ma una persona come loro, che godeva della loro simpatia.

Il principe Pückler e il suo lavoro di architetto del paesaggio a Muskau, Branitz e Baselsberg saranno il tema di una mostra che si terrà dal 14 marzo 2016 nella Bundeskunsthalle di Bonn.


Claudia Becker, «Die Kinder-Mätresse des fürstlichen Playboys», Die Welt, 21 dicembre 2015

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