Democratica e pure donna

Taiwan elegge la sua prima Presidentessa

Tsai Ing-wen raggiunge un traguardo storico dopo che gli elettori hanno espresso la loro insoddisfazione nei riguardi dell’economia e del leader uscente.
Di Tom Phillips

Dopo una vittoria storica e schiacciante alle elezioni, la prima Presidentessa di Taiwan ha promesso di dare il via a una nuova era politica, che potrebbe creare qualche tensione nei rapporti del Paese con la Cina.

Accaparrandosi più della metà dei voti, la candidata del Partito Democratico Progressista (DPP), Tsai Ing-wen, è passata in testa davanti al rivale nazionalista del KMT, Eric Chu.

«Grazie per aver permesso al DPP di emergere e per aver affidato a noi il governo del Paese» ha detto sabato sera dopo la vittoria la 59enne Tsai. «Ci lasceremo alle spalle una volta per tutte la polarizzazione e andremo incontro a una nuova era politica a Taiwan».

Precedentemente, il 54enne Chu aveva accettato la sconfitta con le parole: «Abbiamo disatteso le aspettative degli elettori». Più di 20.000 sostenitori del DPP si sono riuniti fuori dalla sede del partito, a Taipei, per festeggiare la vittoria di Tsai, scandendo la frase: «Stiamo facendo la storia».

«Per me questa non è solo una vittoria alle elezioni» ha detto Tsai nel suo primo discorso pubblico successivo ai risultati. «I risultati di oggi mi dicono che il popolo vuole un governo disposto ad ascoltare, un governo più trasparente e responsabile, un governo in grado di guidarci attraverso le sfide contemporanee e che si prenda cura di chi ne ha bisogno. I risultati di oggi mi dicono che il popolo si aspetta un governo capace di guidare il Paese verso la prossima generazione, un governo stabile nel proteggere la propria sovranità».

Quattro anni fa, Tsai aveva perso di poco le presidenziali. Diplomata alla London School of Economics, aveva preso in considerazione l’idea di tornare al mondo accademico, ma ha poi deciso di tentare una seconda volta la scalata verso la maggiore carica politica di Taiwan.

Gli esperti dicono che sono stati la crescente insoddisfazione pubblica nei confronti del presidente nazionalista uscente, Ma Ying-jeou, e il drastico indebolimento dell’economia a spingere Tsai verso la vittoria. Il suo successo mette fine a otto anni di governo del KMT, durante il quale si è assistito all’allentarsi delle relazioni tra la Cina e l’isola indipendente.

Ying-jeou, che aveva vinto le presidenziali nel 2008, è stato oggetto di crescenti critiche a causa di quello che gli esperti chiamano un “opaco stile di governo” e a causa dell’idea diffusa che le sue politiche pro-Cina non siano state in grado di produrre significativi guadagni economici.

La distensione nei rapporti con Pechino è culminata lo scorso novembre in un summit storico con Xi Jinping, ma i critici dicono che i sempre più stretti legami commerciali e turistici con la Cina hanno fatto poco per migliorare la vita della gente comune.

«Nei quattro anni passati ho viaggiato per Taiwan, ho visto la sofferenza del popolo e ho sentito il suo appello a un cambiamento» ha detto venerdì Tsai nel raduno finale della sua campagna. «La politica democratica è una politica responsabile, se [un governo] non sa fare il suo dovere, allora lo cambiamo».

La vittoria di Tsai potrebbe destare allarme tra i leader del Partito comunista cinese, che vedono ancora Taiwan come parte del territorio nazionale e sperano un giorno di riassorbire l’isola, indipendente dal 1949. L’esercito di censuratori virtuali di Pechino ha bloccato il suo nome su internet, sabato sera, quando ormai la portata della vittoria del DPP era palese.

«[I risultati elettorali] potrebbero avere un enorme impatto sulla regione», questo l’avvertimento emerso da un editoriale apparso questa settimana sul tabloid del partito, Global Times. «Contribuisce all’incertezza sulla politica di terraferma di Taiwan, per non parlare poi della situazione con la Cina».

Tsai ha spesso evitato di rilasciare commenti sulle relazioni bilaterali dei due Stati durante la campagna elettorale, ma il suo partito sostiene l’indipendenza formale dalla Cina, invece dell’attuale indipendenza “de facto”. Pechino ha promesso di usare la forza militare in caso di tentativi di indipendenza formale, e ha già in posizione più di mille missili balistici rivolti al Paese lungo lo stretto di Taiwan.

Ciò nonostante, gli esperti non si aspettano dopo l’insediamento di Tsai a maggio cambiamenti eccezionali nella posizione di Taiwan nei confronti della Cina.

«Non credo proprio che [le relazioni bilaterali] saranno il primo punto all’ordine del giorno. Penso che i temi su cui si dovrà concentrare, specialmente i primi anni, saranno gli affari interni, un dialogo su programmi sociali di welfare, forse un riesame delle leggi fiscali, magari una riforma giudiziaria, un attacco al sistema di sicurezza alimentare» ha affermato Nathan Batto, scienziato politico dell’Academia Sinica di Taipei.

«Per quanto concerne [i rapporti con] l’altro lato dello stretto, penso proprio che sia interessata a mantenere lo status quo. Che si tengano pure dibattiti per discutere cosa sia il Paese o, per quel che vale, se sia o meno un Paese. Ma che non si cambino i contratti già firmati. I turisti non devono smettere di arrivare, gli investimenti devono rivolgersi ancora al Paese, il lavoro e le aziende taiwanesi in Cina devono continuare ad operare come aziende taiwanesi.

Se le cose cambieranno, è perché la Cina le vorrà cambiare. E penso che questa responsabilità, Tsai la voglia lasciare alla Cina» ha detto Batto.

J. Michael Cole, docente del China Policy Institute presso la University of Nottingham, ha dichiarato: «La sola variabile sarà come Pechino reagirà alla vittoria del DPP. Penso che per ora il governo cinese dovrebbe conoscere Taiwan abbastanza da sapere che l’ultima cosa che vuole è punire il popolo per le sue scelte elettorali.

In realtà, l’abilità cinese di punire Taiwan è alquanto limitata, perché qualsiasi cosa possa fare per alienarsi i taiwanesi sarebbe controproducente. L’ultima cosa che la Cina vuole ora come ora è allontanare Taiwan. Quindi come fare per tenersi stretto il Paese? Continuare a coinvolgerlo».

Sabato sera, dopo la vittoria, Tsai ha promesso di «contribuire in maniera significativa alla pace e alla stabilità della regione».

Ha detto: «Durante le elezioni ho promesso spesso di costruire relazioni solide, prevedibili e sostenibili con la Cina. Secondo il volere e il consenso del popolo di Taiwan, lavoreremo per mantenere status quo, pace e stabilità con la Cina, così da apportare i maggiori benefici e il maggior benessere possibile alla gente di Taiwan».

Poi ha aggiunto: «Andrò avanti con i 23 milioni di persone di Taiwan. Assieme supereremo le sfide che questo Paese si trova a dover affrontare. L’elezione non ci dividerà. Anzi, ci unirà grazie alla democrazia».


Tom Phillips, «Taiwan elects first female president», The Guardian, 16 gennaio 2016

 

 

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