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Libri, serie, film… Sherlock Holmes va ancora per la maggiore

I fan aspettano impazienti da quasi due anni: venerdì 1 gennaio la BBC trasmette un nuovo episodio della serie Sherlock, il decimo dal lancio nel 2010. Acclamato all’unanimità ed elevato a grande successo popolare, oggi questo riadattamento delle storie di Arthur Conan Doyle offre un ritorno di visibilità e popolarità a Sherlock Holmes, specie tra i giovani.
Di Morgane Tual

Ma la BBC non è la sola a essersi interessata al celebre detective negli ultimi anni. Qualche mese prima, il regista americano Guy Ritchie faceva uscire al cinema la sua versione delle avventure di Sherlock Holmes, una superproduzione hollywoodiana con protagonista la star Robert Downey Jr e arricchita da un sequel nel 2011. Da allora, gli adattamenti di Sherlock Holmes si moltiplicano nella cultura popolare: serie tv (Elementary), film (Mr. Holmes), ma anche videogiochi (Sherlock Holmes – Crimes and Punishments), fumetti (Sherlock Holmes e la cospirazione di Barcellona), giochi da tavolo (riedizione di Sherlock Holmes consulente investigativo) e perfino giochi di carte…

La nuova ondata di interesse per il detective si manifesta anche su Google, con un aumento netto delle ricerche a partire dal 2009, anno dell’uscita del film di Guy Ritchie; i picchi corrispondono a una nuova stagione della serie Sherlock.

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Tendenza “steampunk” e polizia scientifica

Sherlock Holmes non si è mai davvero estinto dalla sua creazione per mano di Arthur Conan Doyle. «Dopo Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes è stato ripreso senza sosta e a lui è stata consacrata un’intera letteratura» sottolinea Denis Mellier, docente di letteratura comparata all’università di Poitiers, che ha diretto l’opera Sherlock Holmes sous le signe de la fiction [Sherlock Holmes nel segno della fiction, N.d.T.]. Racconti “apocrifi”, innumerevoli e variegati, che traspongono il detective in mezzo ad altri intrighi, epoche e universi, dove incontra altre grandi figure della fiction, come Dracula o Dr. Jekyll. Ancora oggi, miliardi di fan di Sherlock Holmes redigono fanfiction, racconti pubblicati in rete originati dalle avventure del detective. Un destino unico, secondo il ricercatore: «Si tratta del solo personaggio di finzione che abbia conosciuto questo destino apocrifo senza soluzione di continuità, che io sappia. Sherlock Holmes non è mai scomparso, solo ci sono stati periodi in cui se ne parlava di meno. In questi ultimi anni, c’è effettivamente un effetto molto visibile, declinato su vari media; un’attualità di Holmes che dà l’impressione di una presenza accresciuta del personaggio».

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Come spiegare un simile ritorno? Certo, il successo di film e della serie Sherlock ha creato un effetto a catena. Ma perché questa vecchia figura ispira gli sceneggiatori ancora oggi e ottiene l’avallo del pubblico contemporaneo? Questo ritorno in grazia si iscrive in tendenze più ampie, analizza Denis Mellier: «Va di pari passo con un gusto attuale per l’epoca vittoriana, la Londra avvolta dalla nebbia, la cultura steampunk… Sherlock Holmes è parte anche di una tradizione poliziesca tornata in voga con le nuove fiction scientifiche, come CIS e NCIS, dove la scienza risolve tutti i problemi. Il modello di Holmes va più lontano: è l’idea che il DNA e i laboratori non bastano, serve anche un genio. Sherlock Holmes è infinitamente più sexy degli investigatori di CSI che, dal canto loro, non sono geniali».

Come Dr. House, altro personaggio e serie di successo, liberamente ispirato… a Sherlock Holmes, ovviamente trasposto nell’universo medico, con eroi dai nomi simili a quelli di Arthur Conan Doyle. House è il medico geniale e odioso capace di diagnosticare casi là dove tutti gli altri falliscono, accompagnato dal suo amico Wilson dal grande cuore. «Sherlock Holmes è una figura talmente plastica che può adattarsi facilmente a diversi contesti e all’epoca contemporanea» continua Denis Miller.

Un personaggio rassicurante

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Sherlock Holmes risponde anche alle inquietudini dei tempi che attraversa. «Tutto ciò che le epoche non riescono a interpretare, lui riesce a comprenderlo. Al contrario degli altri, è in grado di produrre senso grazie alla sua logica» spiega Nathalie Jaëck, docente di letteratura britannica del XIX secolo all’università di Bordeaux-Montaigne. «Sherlock Holmes risponde forse a un bisogno contemporaneo di essere rassicurati. L’intervento di questo detective ricrea l’ordine là dove c’era caos. Siamo in un periodo dove serve trovare soluzioni radicali a diversi mali, e Sherlock Holmes rappresenta una soluzione infallibile. Questa storia è rassicurante anche nella forma: conosciamo il personaggio, sappiamo come finisce; conosciamo i codici: andrà tutto bene».

In questo modo, il ritorno di Sherlock Holmes si avvicina a quello dei supereroi diffusi dall’inizio degli anni 2000; nei film di Guy Ritchie, il personaggio è trattato come tale. Il suo interprete, Robert Downey Jr, spiega in un’intervista al Wall Street Journal che nella sua interpretazione si ispira ad Iron Man, il supereroe della Marvel. «Sherlock Holmes è a tutti gli effetti in linea con i supereroi moderni, complessi, ammaccati… è perfetto proprio per la sua buona dose di problemi» sostiene Nathalie Jaëck. Perché se il detective dispone di un intelletto straordinario, i suoi molteplici difetti ne fanno un uomo esecrabile, asociale e di conseguenza solitario. «È un personaggio decisamente moderno, con le sue fobie, le sue dipendenze, la sua ambiguità sessuale… è ancorato nell’epoca vittoriana, ma sviluppa problematiche che fanno eco ai contemporanei» analizza Nathalie Jaëck.

Sherlock Holmes “super geek”

Problematiche che corrispondono a tutti gli effetti a un altro stereotipo, recentemente elevato al rango di moderna figura eroica: quello del geek, che ha trovato la sua patente di nobiltà negli ultimi anni con l’emergere di personalità forti come Mark Zuckerberg o Julian Assange e una conferma nel mondo della fiction (The Big Bang Theory, Mr. Robot, Silicon Valley). «È un supergeek, un ossessivo compulsivo» conferma Nathalie Jaëck. Affascinato dalle scienze, in mancanza di nuove tecnologie, Sherlock Holmes è ad esempio capace di appassionarsi all’analisi delle ceneri di tabacco e non vive che per risolvere crimini, è la sua ossessione. «È ai margini del mondo normale, non esce di casa, non ha amici, non ama le donne, non mangia quasi mai quando ha un caso tra le mani… È una figura positiva per i geek, che però nell’epoca di Conan Doyle non erano alla moda!».

E forse si spinge ancora oltre nella modernità, perché più che essere assimilabile a un geek, Sherlock Holmes si avvicina anche a una sorta di computer superpotente. Un paragone spinto all’estremo nella serie Sherlock, in cui si visualizza sullo schermo l’intelligenza del detective sotto forma di motore di ricerca dove sfilano parole chiave, foto, carte geografiche e altri dati. «Sherlock Holmes è una versione vittoriana di Wikipedia e Google» sostiene Nathalie Jaëck. «La sua conoscenza è enciclopedica e immediatamente fruibile – questo ideale di padronanza delle conoscenze è centrale nella nostra epoca. La sua ossessione è di archiviare il mondo, pensa che gli basti imparare tutti i fatti di cronaca perché la realtà non lo sorprenda. Per lui, si è già svolto tutto, può immagazzinare e analizzare tutto. È un fantasma contemporaneo».

Ma un fantasma che conosce i suoi limiti: «Sherlock Holmes non è un po’ un megalomane, come Wikipedia?» si chiede la ricercatrice. Come l’enciclopedia collaborativa, Sherlock è nonostante tutto fallibile. «Quest’idea che si possa conoscere tutto conduce a volte a grandi bug, anche nel caso di Sherlock Holmes».


Morgane Tual, «Séries, films… Sherlock Holmes fascine à nouveau», Le Monde, 1 gennaio 2016

 

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