Ti lascio. Grazie a una app.

Vuoi lasciare qualcuno? C’è l’app che fa al caso tuo

Lista delle cose da fare: comprare occhiali-gioiello del 2016, prendere una trombetta. Fare scorta di champagne. Rifilare profumi e maglioni ricevuti in regalo a qualcun altro. Smontare l’albero di Natale. E, sì, rompere con il partner.
Di Aimee Lee Ball

Si sa, la fine dell’anno è il periodo in cui le cose finiscono. (Un’analisi delle modifiche agli stati di Facebook che menzionavano “separazioni” ha indicato un picco nelle due settimane precedenti al Natale.) Ma, giusto in tempo per il rimorso di fine anno, ecco una fiorente industria delle separazioni che unisce nuove tecnologie e abitudini sociali in evoluzione.

Un tempo, chiudere una relazione era un fatto privato tra i due diretti interessati, con un coro greco di amici intimi e familiari. Ora i soprani e i tenori includono app, siti, social media e Cyrano digitali in affitto.

Non te la senti di fare il lavoro sporco? Lascia fare a Breakup Shop. Il sito, il cui slogan è “Ti aiutiamo a lasciarlo”, ricorre a mail, posta tradizionale, messaggi e Snapchat con un prezzo compreso tra i 5 e gli 80 dollari per pacchetti personalizzati più o meno crudeli. (Quelli più gentili prevedono l’opzione hasta-la-vista con biscotti con scaglie di cioccolato e Le pagine della nostra vita in Blue-ray. Quelli più crudeli hanno un “allegato foto” di te e della tua nuova fiamma.)

Sì, è possibile togliere l’amicizia a qualcuno su Facebook, ma il servizio “breakup flow” permette di limitare i contatti con l’ex: elimina i tag dalle foto, nasconde vecchi post e non ti mostra le sue novità nella schermata Home.

«È un po’ come togliere l’amicizia, ma meno forte» dice Kelly Winters, manager nella “compassion team” di Facebook (ebbene sì, Facebook ha una “compassion team” per «semplificare i momenti difficili della vita», che ad esempio si occupa di designare un “contatto ereditario” che gestisca il tuo profilo alla tua morte).

Mantenere i rapporti sui social media, per quanto limitati, può sembrare una forma di autoflagellazione, una porta aperta per il cyberstalking delle attività e delle relazioni dell’ex (mentre se tronchi anche a livello digitale, puoi sempre immaginare che un pullman l’abbia preso in pieno).

«Abbiamo parlato con scienziati sociali ed esperti per cercare di capire se stiamo creando qualcosa di buono» continua Kelly Winters. «Un momento davvero intenso è stato quando abbiamo parlato con un uomo che stava affrontando un divorzio dopo un matrimonio di vent’anni. Ci ha detto: “Dovrò collaborare con lei per il resto delle nostre vite per la gestione dei figli. Ho investito più in questa relazione che in qualsiasi altra cosa”. Vogliamo pensare all’eventualità che si voglia restare connessi ma non si vogliano rivangare le cose tristi. Il “breakup flow” permette alla gente di rimanere delicatamente in contatto, in maniera casuale, e alle proprie condizioni».

Il consiglio a Facebook è venuto dal Greater Good Science Center della University of California, Berkeley. «Abbiamo esaminato il linguaggio usato perché fosse poco provocatorio e più empatico» dichiara Emiliana R. Simon-Thomas, direttrice del centro scientifico. «Ci sono diversi modi per parafrasare un concetto in modo che siano neutrale, non incendiario. “Non vuoi vedere John mai più?” può anche descrivere le emozioni di qualcuno, ma Facebook ha la grande opportunità di non esagerare o fomentare animosità e dolore».

Per ora, il “breakup flow” è disponibile solo negli Stati Uniti, solo su dispositivi mobili e solo per un ristretto gruppo di utenti.

«Serve un anno circa per espandere le nuove funzionalità a tutti gli utenti» dice Winters «ma questa ci metterà molto, molto meno. La reazione del pubblico è stata “Grazie, ne avevamo bisogno”».

In realtà, il primo servizio di questo tipo è stato KillSwitch. Inserisci il tuo nome nell’app, e questa si mette al lavoro raccogliendo foto, video, post in bacheca e stati su Facebook, che rimuove in un colpo solo dando la possibilità di salvare le foto cancellate in un album nascosto.

«Ehi, siamo umani, chi non c’è mai passato?» dice Clara de Soto, una delle creatrici. «Ma 10 anni dopo che avevamo lanciato l’app, Facebook l’ha fatta chiudere. In sua difesa, ha alzato un cartellino rosso contro la cancellazione di massa». Dopo che i fondatori di KillSwitch «avevano fatto forti pressioni» su Facebook, era stato loro garantito nuovamente l’accesso.

De Soto, ex redattrice pubblicitaria, ha sviluppato l’app con Erica Mannherz dopo che alcuni loro amici avevano affrontato delle separazioni e avevano disattivato i loro profili sui social media per evitare un possibile incontro virtuale con l’ex. «Ci sono dolorosi frammenti di relazioni passate nel tuo angolo di Internet» dice. «Il che rende davvero difficile andare avanti». Lontano dagli occhi, lontano dal cuore: questa sì, che sembrava un’idea migliore. L’app è gratuita, e una percentuale dei proventi della pubblicità va alla American Heart Association di New York, «così i cuori infranti possono aiutare i cuori infranti» dice De Soto.

Una volta che la separazione è ufficiale, perché non vendere i resti della relazione, o guadagnare dalla miseria di qualcun altro? Siti come Out of Your Life ed Exboyfriend Jewelry (ora di proprietà di Breakupgoods) sono l’equivalente digitale di bruciare salvia per purificare la casa dagli spiriti maligni, come il personaggio di Sex and the City che vende all’asta i regali dell’uomo che l’ha lasciata. (È una coincidenza che il nome del personaggio, Blair Elkin, sia un anagramma di Ellen Barkin, l’attrice che ha messo all’asta da Christie’s più di 100 oggetti accumulati nel corso del matrimonio con Ronald O. Perelman e si è portata a casa più di 20 milioni di dollari?).

I comuni mortali possono liberarsi di ogni cosa, da una camera da letto a una mangiatoia per uccelli – o perfino un uccello in carne e ossa. Gli oggetti più insoliti su Never Liked It Anyway sono stati una retina per capelli e una bottiglia di ketchup. Verrebbe da pensare che cose simili le si può buttare nella spazzatura. «È un’esperienza catartica, un rituale di purificazione» dichiara la creatrice del sito, Bella Acton. «Chiediamo a tutti i venditori di dire perché vendono, e c’è uno commento finale in cui dicono cosa faranno con i soldi. Sì, quel che è successo è successo, e ci dispiace, ma cosa possiamo fare per farti tornare in splendida forma?».

I compratori non sembrano preoccupati di ereditare la sfortuna dei venditori. «Fai affari» dice Acton «e se puoi avere una borsa di Louis Vuitton per 500$, accetti anche l’energia negativa». Buona parte dei partecipanti sono donne, ma il sito è stato utile anche per alcuni uomini sfortunati, come spiega Acton: «Lui le ha chiesto di sposarlo, lei ha detto di no, e a lui è rimasto l’anello».

Parte dell’industria delle separazioni è chiaramente intesa come un divertimento. Dopo aver scaricato l’app da 99 centesimi Breakup Text, puoi scegliere l’icona di un papillon per una relazione “seria” o le infradito per “casual”, e decidi se vuoi dire “Non mi interessi più”, “Ho trovato un altro” o “Mi ha sbranato un orso”. Poi ti ritrovi un’appassionata ed esilarante diatriba, il tuo Louis C. K. personale.

«Era uno scherzo» ha detto Jake Levine, un co-creatore che di giorno lavora per la piattaforma d’arte digitale Electric Objects. «Serviva a prendersi gioco delle paure delle vecchie generazioni in merito a quello che succede alle relazioni al giorno d’oggi. Chi davvero chiuderebbe così una storia è un idiota. Forse le relazioni sono meno serie per la generazione Y, ma continuo a pensare che la tecnologia cambia gli esseri umani più lentamente di quanto si immagini».

Mackenzie Keast, uno dei fratelli canadesi (responsabile dello sviluppo industriale e ingegnere civile) che ha creato il Breakup Shop, ha detto: «La vediamo come una cosa ironica. Siamo molto professionali, ma c’è sempre un po’ di ironia nel pagare qualcuno per chiudere con una persona. Le cose cambiano. Non dev’essere un’esperienza emotiva solitaria e miserabile. Può essere il mezzo per andare oltre, verso il prossimo potenziale partner».

Kanye Myers, un 27enne di Toronto che lavora nei digital media, ha ordinato un messaggio al Breakup Shop per smettere di frequentare una donna che aveva conosciuto tramite Tinder. «Le cose si stavano facendo troppo serie» ha detto. «Tutto è iniziato nella sfera digitale, e aveva senso finirla così, come un esorcismo digitale; ai vecchi tempi si sarebbe fatto con una croce. Capisco perfettamente perché sia così diffuso tra la generazione Y. Siamo cresciuti online. È ovvio che vogliamo anche scaricare in internet le parti complicate delle nostre vite».

Myers concorda sul fatto che sua madre potrebbe disapprovare la cosa, e che sarebbe nei guai se dovesse mai incrociare la donna che ha ricevuto il messaggio di addio, ma non è per nulla dispiaciuto.

«Immagino che tutti abbiano una ragione per quello che fanno» dice. «So di essere una brava persona, ma questa relazione era troppo breve perché investissi tempo in una separazione in grande stile. Volevo solo continuare con la mia vita, già dalla mattina stessa».

«Se fosse stata una cosa più seria, forse avrei sborsato dei soldi per una chiamata».


Aimee Lee Ball, «Breaking Up? Let an App Do It for You», New York Times, 26 dicembre 2015

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