Eutanasia per le serie tv

Cancellazione improvvisa o addio protratto: qual è il modo migliore per chiudere una serie TV?

The Leftovers finirà con la terza stagione, lasciando così tempo ai fan di dirle addio, ma sarà meglio dell’inattesa cancellazione di Looking e Hannibal?

ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler di Hannibal, The Leftovers e Looking. Procedete con cautela se non siete al passo con le trame.

Di Brian Moylan

Le notizie della scorsa settimana in merito a The Leftovers , cupa quanto “magica” serie tv in onda su HBO, si possono considerare come il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dell’atteggiamento di ognuno verso la televisione. Il canale via cavo ha annunciato una terza stagione conclusiva per il programma, che è andato un po’ a rilento il primo anno ma si è ripreso nel secondo, grazie a nuovi stimoli che gli hanno garantito le lodi della critica. Chi è ottimista può vedere la cosa come un rinnovamento, ma per chi vorrebbe che il programma continuasse all’infinito (o quanto meno per un paio di stagioni), questa scelta è sembrata più una cancellazione. Personalmente credo sia una fortuna. I programmi che sanno di essere vicini alla fine possono invecchiare con grazia, per così dire, e uscire di scena con un inchino e una certa dose di dignità.

Damon Lindelof, creatore di The Leftovers insieme al romanziere Tom Perrotta, si è potuto permettere il lusso di sapere la data conclusiva del suo programma più famoso, Lost. Dopo una trama alquanto contorta nella terza stagione e un periodo di stacco rivolto agli autori, che non sapevano più come portare avanti i molti misteri della serie, è arrivata la decisione di chiudere il programma con la sesta stagione. Questo avrebbe permesso di creare un percorso con cui condurre gli spettatori a una conclusione per quanto possibile soddisfacente.

Lo stesso vale per i giganti delle serie tv, Breaking Bad e Mad Men, che hanno deciso in anticipo quando interrompere la serie e in che modo. Si tratta però di tre serie molto popolari, che hanno avuto la possibilità di scegliere il proprio destino e pianificare finali con molto anticipo e altrettanta analisi. In altre parole, hanno potuto uscire di scena al meglio, sotto la guida dei loro creatori.

Per le serie meno popolari, ma comunque amate, non è sempre così, specie quando la cancellazione incombe. L’ultimo episodio di The Leftovers, scritto e persino trasmesso senza che se ne conoscesse il destino, sembra un po’ il finale di tutta la serie. Kevin Garvey (Justin Theroux), il protagonista, risuscitato già due volte, torna alla sua casa fatiscente di Jarden, in Texas, dove trova la sua intera famiglia ad attenderlo in soggiorno: la versione ideale della sua vita, o la versione ideale del paradiso, in base a quello che credete stia succedendo. Se questa fosse stata la fine della serie, sarebbe comunque stata adatta. Ma per fortuna abbiamo ancora un anno per sapere come va a finire.

Pensate a quei programmi vissuti sul filo del rasoio, come Parks and Recreation, in cui ogni finale di stagione sembrava il finale di tutta la serie. Non è riuscito a tenere gli spettatori in sospeso, a farli rimuginare su quanto era accaduto, perché chissà se sarebbe mai tornato sugli schermi, o quando.

Prima ancora quest’anno, Looking, l’eccellente serie di HBO sulle vite di un gruppo di omosessuali a San Francisco, ha avuto uno di quei finali che sarebbero potuti essere la conclusione di una stagione ma anche dello show nel suo complesso. Patrick (Jonathan Groff) è dal barbiere, ovvero dal suo ragazzo-tira-e-molla Richie (Raúl Castillo) e sembra pronto a impegnarsi in una relazione, cosa che aveva cercato di fare fino a quel momento. E purtroppo gli spettatori si devono far bastare questo, perché il finale di stagione e l’annuncio della cancellazione del programma sono arrivati poco dopo la sua messa in onda. (Anche se HBO sta realizzando un film basato sulla serie per darle una conclusione adeguata.)

Hannibal non ha avuto la stessa fortuna. Dopo tre stagioni, quest’estate è arrivata la notizia della cancellazione, ma i momenti conclusivi non sono così coerenti. Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen) e Will Graham (Hugh Dancy) lottano avvinghiati e  cadono da una scogliera, presumibilmente verso la loro morte. Bryan Fuller, creatore dello show, sapeva di essere su un terreno instabile in quanto ad ascolti e ha scritto qualcosa che sarebbe potuto servire come finale per tutta la serie, ma esattamente come contava di iniziare una possibile quarta stagione? I due erano morti davvero? O sarebbero sopravvissuti alla caduta? Non lo scopriremo mai, ma sarà qualcosa a cui io penserò sempre nelle lunghe notti insonni o nei noiosi viaggi in treno.

Credo sia sempre più soddisfacente, non solo dal punto di vista creativo ma anche da quello psicologico, sapere quando uno dei miei show preferiti sta per chiudere bottega. Non è meglio solo per Lindelof e per gli scrittori di The Leftovers sapere che hanno altri 13 episodi per raccontare il resto della storia, ma anche per noi spettatori è un bene sapere che quando alla fine scorrono i titoli di coda non ci sarà altro. Nessuna speculazione su un possibile ritorno, nessuna trama lasciata per sempre in sospeso, nessuna petizione di fan sconvolti che chiedono alla rete un’altra stagione. È una conclusione carina e pulita per tutti i soggetti coinvolti.

E bisogna dargliene atto: HBO sta lasciando morire The Leftovers con dignità. Nessun’altra rete avrebbe rinnovato lo show, che, nonostante il recente guizzo creativo, aveva una scarsa audience. La seconda stagione registrava in media 700.000 spettatori e la notizia positiva è che la puntata finale è andata vicino al milione, dimostrando l’entusiasmo dei fan per i capovolgimenti della trama verso la fine della stagione e il loro desiderio di scoprire come si sarebbe concluso il tutto. Per fare un paragone, il finale di stagione più recente di Game of Thrones, in onda nella stessa fascia oraria e nello stesso mese di giugno, ha superato gli otto milioni di spettatori.

Dando a The Leftovers un’ultima chance, HBO dice agli spettatori che ci tiene a fare programmi di qualità, anche se sono poche le persone che li guardano, ma non è così folle da produrre serie che non attirino premi o grandi ovazioni. Accetta il fatto che i programmi debbano uscire di scena alle loro condizioni, senza che venga staccata loro brutalmente la spina. Che gli spettatori siano o meno favorevoli all’eutanasia dal punto di vista politico, questa sembra l’opzione più umana per le nostre serie TV più amate.


Brian Moylan, «Quick cancellation or long goodbye: what’s the best way to end a TV show?», The Guardian, 14 dicembre 2015

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