La pioggia nel museo

Los Angeles riscopre la pioggia… in un museo

Ogni anno, a Los Angeles le precipitazioni si contano sulle dita di una mano. Ecco perché quando un collettivo artistico presenta loro la “Rain Room”, installazione in grado di riprodurre la pioggia, loro… beh, si precipitano.
Di Corine Lesnes

A Los Angeles la pioggia è arrivata, sì, ma al museo. Posti di fronte a una siccità che dura ormai da quattro anni, gli abitanti di questa città hanno trovato l’umidità in un luogo inatteso: alla mostra “Rain Room” ospitata dal Los Angeles County Museum, augusto edificio inondato dal sole sul Wilshire Boulevard. In questa “camera della pioggia”, l’arte si mescola alla tecnologia: si riproducono delle precipitazioni nello spazio di quattro mura, ma i visitatori escono asciutti quanto dopo una passeggiata nel deserto (anche se alcuni fanno di tutto per farsi spruzzare, la tentazione è troppo forte…).

Prodotta dal collettivo londinese Random International, la “Rain Room” mescola natura ed effetti speciali. I visitatori sono introdotti in una stanza nera che evoca una stradina europea in una sera d’inverno. La luce è livida e la pioggia cade fitta sul marciapiedi. Mentre i “passanti” avanzano, la pioggia si interrompe. Grazie a un sistema informatizzato di telecamere capaci di captare i movimenti 3D, i corpi sono protetti dalle gocce come da un ombrello invisibile.

La sorpresa dei bambini

Sui volti di tutti si legge un forte entusiasmo. Dopo aver accelerato il passo – un riflesso atavico, in fondo piove! –, che è il metodo più sicuro per farsi bagnare (i sensori sono infatti destabilizzati dai movimenti rapidi) i visitatori si abituano e i loro gesti si fanno lenti e ampi. Si aggirano come ombre, sperimentano, immaginano. Si possono fermare le gocce con un dito? E creare e fotografare il proprio arcobaleno? Riaffiorano sensazioni dimenticate. «La pioggia è qualcosa di sensuale!» esclama Babette Wilk, consulente di un’azienda di traslochi. «Ed è diventata così rara» aggiunge Janette Brown, un’altra delle “privilegiate” del giorno. «La pioggia pulisce, purifica» riprende la prima. I bambini più piccoli hanno l’aria un po’ preoccupata. Quelli nati dopo l’ultima pioggia non hanno mai visto una simile diluvio.

Di nuovo all’asciutto, i visitatori si pongono il problema del consumo di acqua, un imperativo diventato essenziale in California (Beverly Hills, che non ha voluto rinunciare ai suoi prati verdi né a mantenere l’obiettivo che si era prefisso, ovvero una riduzione dei consumi del 25%, sta per prendersi una stangata di 61.000 dollari). Ovviamente, l’acqua utilizzata nell’esposizione è riciclata. Secondo Random International, la “Rain Room” consuma “solamente” 2.000 litri di acqua totali, che equivalgono a cinque giorni di consumo medio di una famiglia.

32.000 ingressi in un mese

Tuttavia, come ripetono i responsabili del museo, l’esposizione non ha niente a che vedere con le condizioni climatiche locali. È passata infatti già per Londra e New York prima di arrivare, come da programma, in California. Ad ogni modo, in una città priva di precipitazioni e con un razionamento idrico considerevole, sembra avere una risonanza speciale. Dall’apertura, l’1 novembre 2015, sono stati registrati 32.000 ingressi. L’esposizione – visitabile da piccoli gruppi e su prenotazione – è satura fino a febbraio.

Uscendo, il sole torna ad abbagliare. Le palme hanno la testa immersa nel cielo blu. El Niño – perturbazione venuta dal Pacifico che la California aspetta e teme al contempo – non si è mai fatto vivo. A metà novembre ha nevicato ad alta quota, ma la costa è stata appena spruzzata d’acqua. «La gente va al museo per gli oggetti preziosi» spiega Michael Govan, direttore del museo di Los Angeles, al New York Times. «E in California, la pioggia è qualcosa di prezioso».


Corine Lesnes, «Los Angeles redécouvre la pluie… au musée», Le Monde, 1 dicembre 2015

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