Per un pianeta più pulito. No, non la Terra.

Una scienziata della NASA che protegge Marte dai batteri terrestri

Catharine Conley vuole essere rassicurante: «Per ora Marte è ancora abbastanza pulito». Ed è lei a dover fare in modo che il pianeta rosso resti così ancora a lungo. Catherine Conley è infatti la responsabile NASA per la protezione del pianeta. È lei che si occupa delle politiche di protezione planetaria elaborate dal Comitato per la ricerca spaziale, come si legge nel ritratto che le dedica il New York Times.

Alla NASA da nove anni, le spetta lo sporco lavoro di controllare che gli umani non contaminino (troppo) Marte e lo spazio in generale. Secondo il New York Times, il suo compito «non è quello di proteggere la Terra dagli alieni, ma di proteggere gli altri pianeti dai terrestri». Un incarico alla mission impossible, per Miss Galassia Pulita.

MARTE

Il lichene, un pericolo per Marte

Ancor prima che l’uomo metta piede su Marte, la situazione è già compromessa. La prima missione sul pianeta rosso nel 1971 si è conclusa con lo schianto della sonda sovietica Mars 2. Che si è lasciata dietro milioni di batteri umani. Da allora, con il suo viavai di missili, l’uomo non fa che depositare microbi su Marte. E secondo Catharine Conley sulla sonda Curiosity, attualmente sul pianeta rosso, sono presenti tra i 20.000 e i 40.000 batteri resistenti (e forse il loro numero è di cento o mille volte superiore).

«L’ambiente di Marte è potenzialmente un ricco banchetto per gli organismi terrestri» spiega Catharine Conley; a preoccuparla c’è soprattutto il lichene, che va matto di sole e roccia, due elementi di cui Marte è ricco. «Cerchiamo forme di vita su Marte, ma ci vorrebbe un nonnulla per trasferirvi quelle terrestri» avverte.

Un costo di 100 milioni di dollari

Cosa fare, quindi: sterilizzare del tutto i missili spaziali? Non necessariamente, dato che la maggior parte dei batteri vengono distrutti nello spazio o dagli ultravioletti del pianeta rosso. Ecco perché la NASA non ha ritenuto necessario sterilizzare Opportunity e Curiosity. E non prevede di farlo nemmeno per la sonda InSight, che verrà inviata nello spazio nel marzo 2016, o per Rover, il cui lancio è previsto per il 2020.

L’altra ragione è chiaramente di natura finanziaria. Sterilizzare del tutto le sonde costerebbe alle agenzie spaziali 100 milioni di dollari aggiuntivi. «È una questione di budget e di priorità. La gente preferisce che si riesca a fare scienza interessante ma a costi sostenuti» dice con amarezza Catharine Conley. Questa mancanza d’igiene è la ragione per cui gli scienziati non hanno potuto analizzare l’acqua rinvenuta su Marte: Curiosity non è autorizzata a visitare certe “regioni speciali”, per timore che contamini il pianeta con microbi terrestri.

Mentre Catharine Conley cerca di proteggere Marte dai batteri umani, c’è un’altra forma di inquinamento che sta mettendo a repentaglio la nostra galassia, ovvero i detriti orbitali. Nel 2013 si è tenuta la sesta conferenza europea sui detriti orbitali, in cui sono stati esposti i rischi crescenti legati all’inquinamento dello spazio. All’epoca, 170 milioni di oggetti di più di 1 millimetro erano in orbita, di cui 20.000 di dimensioni superiori a 10 cm. Il 94% di questi oggetti fa parte di detriti orbitali. E il pericolo è concreto. Gravitando a diversi chilometri al secondo, queste scorie possono avere effetti devastanti sulle attività spaziali e, di sicuro, sull’inquinamento della nostra galassia. Ma per quello, Catharine Conley non può fare niente.


«Une scientifique de la NASA protège Mars contre les bactéries humaines», Le Monde, 9 ottobre 2015

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