Mi aiuterà Allah. Oppure una app.

Appuntamenti casti per musulmane assetate d’amore

Il dilemma delle giovani musulmane di Singapore è che vogliono sia fare carriera sia baciare gli uomini. Ma le tradizioni rendono ardua la ricerca di un partner. Una nicchia allettante nel mercato degli incontri galanti.
Di Sophie Mühlmann

Una giovane malese carina, con uno scialle fiorato sui capelli, abbassa pudicamente il capo. Ma gli occhi, con le ciglia folte e un tocco di ombretto argentato, luccicano. Sta flirtando, senza dubbio. Questa bellezza schiva è il volto della campagna pubblicitaria di Mat & Minah, prima app di incontri dedicata alla comunità malese di musulmani che abitavano la regione dell’odierna Singapore e Malesia prima dei cinesi e degli indiani che vi sono giunti da immigrati.

I single musulmani sono il nuovo target. Per loro il romanticismo risiede nella pudicizia, perché le tradizioni culturali esigono la castità e vietano segnali troppo evidenti all’altro sesso. Al contempo, però, i vecchi metodi per la scelta del partner non sono più validi. Le musulmane d’oggi a Singapore indossano sì un velo che copra loro i capelli, ma già da tempo non si fanno dire come si dovrebbero comportare. E di conseguenza sono spesso sole.

Il padre che sceglie il marito? Non è carino…

«Un tempo erano i genitori a scegliere il marito della figlia» racconta l’agente immobiliare Nurul «ma oggi sarebbe imbarazzante. Viviamo in una metropoli moderna. Io ho studiato e mi guadagno da vivere. Non sarebbe carino se mio padre mi dicesse chi è l’uomo giusto per me».

La 29enne vorrebbe un bravo musulmano per marito, uno che condivida il suo background culturale. Deve avere gli stessi valori che le sono stati trasmessi dai genitori. Ma dove trovarlo?

È per questi casi-nicchia che è nata Mat & Minah. Il nome viene dallo slang malese: “Mat” è l’appellativo canzonatorio ma affettuoso per gli sbarbatelli, “Minah” è il suo corrispondente femminile. Un nome giocoso, innocente, che richiama anche i minorenni – e che prende quindi le distanze da app per il sesso facile come Tinder & Co.

In realtà, però, la app funziona con lo stesso principio: con il semplice movimento di un dito si possono rifiutare o accettare con un “like” le foto dei pretendenti in cerca d’amore. Un cuoricino indica che si è aperti ad altro. Ma gli utenti che vogliono vedere chi ha mandato il cuore devono pagare. E così l’app si auto-finanzia.

Il fondatore, il 43enne Zuraimie Ismail, ha visto la sorella, una ragazza istruita, non riuscire a trovare un uomo adatto a lei. E ha quindi investito 12.500€ circa nello sviluppo di un’app per incontri rivolta ai musulmani malesi di Singapore.

Un sesto circa dei 5,5 milioni di abitanti di Singapore rientrano in questa categoria. In buona parte, dichiara Nurul, sono moderati e liberali. Non ci sono guardiani delle tradizioni fondamentalisti, in questa piccola e ricca città-Stato, o ad ogni modo non si espongono in maniera esplicita.

Le donne quindi si sentono libere anche di flirtare. Possono truccarsi e decidere da sole se coprirsi corpo e capelli con un sarong o con la tipica “baju kebaya”, una blusa a maniche lunghe dai colori vivaci ma alquanto castigata. Nurul ad esempio indossa questo completo classico cambiando ogni giorno colore, abbinandoci un hijab che le copre capelli, orecchie e collo. È una bella donna. Di una bellezza castigata, quasi pudica, e il volto incorniciato dal tessuto fluido.

Nurul conosce i film e le canzoni che parlano di amore e passione. Ha sfogliato Vogue – ormai da tempo disponibile senza censure nella non più così rigida Singapore – e ha letto i consigli sul sesso e le pubblicità di rossetti a prova di bacio. «Anch’io voglio baciare un uomo!» confessa. Ma da dove dovrebbe arrivare? O meglio: «Come farà a trovarmi?». Nurul non si azzarderebbe mai a fare il primo passo. Non perché sia timida. Semplicemente, non è stata educata in questo modo. «Sono molti ad avere problemi nel relazionarsi con l’altro sesso» riferisce il proprietario di Mat & Minah, Zuraimie. «La comunità musulmana si è sempre affidata ai consigli degli anziani. Ma ora questa pratica è scomparsa».

Alcune moschee propongono un “ambiente protetto” per i giovani alla ricerca di un partner, ma a molti anche questa alternativa puzza di vecchio. E non si adegua allo spirito del tempo.

Il numero di single tra i giovani malesi è in crescita, stando all’istituto di statistica di Singapore. 15 anni fa, i single erano circa la metà degli uomini tra i 25 e i 29 anni, mentre nel 2010 erano circa due terzi del totale. Tra le donne, il numero è quasi raddoppiato.

La versione asiatica di Tinder e un numero di utenti a sette cifre

Trovare la persona giusta è sempre più difficile – a prescindere da quale gruppo sociale o religioso si appartenga. Carriera, stress e giornate lavorative sempre più lunghe non lasciano quasi spazio ai casi di romanticismo. «Singapore è una pentola a pressione» così descrive Nurul la pressione quotidiana. «Quando mi siedo alla luce brutale della metropolitana, alle sette di mattina, pallida, stanca e con un caffè in mano, sono certa che non conoscerò nessun uomo. E al ritorno, la sera alle nove, distrutta e sudata, men che meno».

A Singapore, le app di incontri sono numerose e necessarie, perché nello stress di una metropoli pulsante non resta molto tempo per la ricerca della persona giusta. Quindi per i cuori solitari la tecnologia casca a pennello: un tocco sullo schermo dello smartphone ed eccoli lì, i pretendenti che competono per avere fortuna in amore, sesso senza complicazioni o addirittura un anello al dito.

Paktor, la versione asiatica di Tinder, ha un numero di membri a sette cifre; Love Out Loud Asia (Lola) dichiara di aver già formato 10.000 coppie. Il cofondatore di Lola, Kenneth Lim, vede un «un comprovato valore commerciale nel creare siti internet di nicchia». Come Mat & Minah.

Sono già 2.300 gli utenti che si sono registrati su Mat & Minah, e sono tutti cuori solitari musulmani. Le foto spaziano da succinte a castigate, provocanti e caste. Samantha mostra le spalle scoperte e i capelli che le ricadono sul viso in modo erotico; Izzah si è messa in posa da un fotografo professionista, con cappello e tacchi alti; Fariza invece è struccata, si è fatta un selfie in auto. Sono uno specchio della comunità di giovani musulmane: donne che vogliono sia l’indipendenza e il divertimento, sia un uomo che appartenga al loro gruppo sociale. Uno che perfino il nonno e la nonna accetterebbero senza troppe smorfie.

«Mi aiuterà Allah»

Nadia è scettica. La 35enne lavora nelle risorse umane di una banca. Si definisce una «musulmana liberale» e la maggior parte dei suoi amici non è di religione musulmana. «I miei genitori non sono rigidi. Ma la religione è una cosa importante. Quando metterò su famiglia sarà con un musulmano». Anche lei ha problemi: «Alla mia età molte donne sono sole. Gli uomini sul mercato sono giovani o già sposati». E quelli che bazzicano sulle app di incontri preferiscono divertirsi: «quelli alla ricerca di una storia seria sono pochi».

Nadia non va in moschea. Tiene i capelli scoperti senza paura «di bruciare all’inferno», come dicono gli anziani. Ma una parte di lei vuole realizzare il sogno di una famiglia. Cerca un compagno musulmano, «uno che la pensi come me». In Mat & Minah trova solo vecchi cliché: arrivisti, macho, fanfaroni. «Non voglio cambiare me stessa. Da qualche parte, là fuori, c’è qualcuno come me». Come farà a trovarlo? «Mi aiuterà Allah».


Sophie Mühlmann, «Wie liebeshungrige Muslimas sittsam daten», Die Welt, 25 settembre 2015

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