Rubber: That’s amore!

Italia: la gomma guida la ripresa

Moda, design, cibo – ecco per cosa è famosa l’Italia. Eppure se è diventata una nazione industrializzata è stato anche grazie a prodotti più “noiosi”. Oggi, la ripresa italiana è guidata da un settore miliardario in sordina.
Di Tobias Bayer

Gli assi nella manica italiani sono nascosti per bene. Anche per molti italiani, il lago d’Iseo è sconosciuto. Si trova a metà strada tra il lago di Como e quello di Garda, da qualche parte tra Bergamo e Brescia. Dall’uscita Ponte Oglio dell’autostrada A4, che va da Torino a Trieste, serpeggia una strada di campagna che costeggia un fiume. Piena di ristoranti, night club, officine e stazioni di servizio. Giù giù fino all’acqua.

Benvenuti nella “Rubber Valley”. A Paratico, Sarnico e Villongo, paesi incastrati nell’angolo sudoccidentale del lago d’Iseo, è di casa l’industria italiana della gomma. Qui, circa 200 aziende producono guarnizioni in caucciù impiegate nei motori di auto e navi, nei filtri dell’aria e nelle raffinerie di petrolio. Si stima che il giro d’affari complessivo sia di più di un miliardo di euro.

Il 2015 per l’Italia dovrebbe essere l’anno della ripresa. Qui al lago d’Iseo – che gli Italiani chiamano anche Sebino – la ripresa è già iniziata. Il cluster della gomma, che copre con i suoi 80 chilometri quadrati undici comuni, si è già lasciato alle spalle la crisi. Secondo una statistica della banca Intesa Sanpaolo, le aziende di Sebino Bergamasco hanno aumentato del 10% le loro spedizioni all’estero l’anno scorso. Posizionandosi al primo posto. Prima della moda, delle calzature e degli alimentari.

Dopo le tre recessioni subite dal 2008, l’Italia riprende lo slancio. L’euro in picchiata, il petrolio a buon mercato e i bassi rendimenti sui titoli di stato dovrebbero permettere quest’anno alla terza economia dell’eurozona di tornare a crescere. Con un aumento previsto dello 0,7% circa.

I fornitori dei fornitori

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in carica da più di un anno, spera in un boom occupazionale e si muove in questo senso con una riduzione di tasse e tributi. I segnali sono incoraggianti. Nel primo trimestre dell’anno il numero di contratti a tempo indeterminato, stando all’INPS, istituto di previdenza sociale, è salito a circa 620.000. «C’è ancora molta strada da fare, ma il motore si è acceso» ha dichiarato Renzi.

AR Group ha sede a Villongo, un giro d’affari di 70 milioni di euro – realizzati per il 90% al di fuori dell’Italia –, 700 collaboratori e fabbriche in Romania, Spagna e Tailandia. Il maggiore cliente è l’industria automobilistica tedesca. E dire che l’AR Group si inserisce in fondo alla catena del valore: è un fornitore dei fornitori. Produce guarnizioni per aziende come Bosch, Continental, Mahle o Schaeffler, che a loro volta riforniscono BMW, Daimler o Volkswagen. Visto dall’esterno, l’edificio in cui si trova l’azienda non tradisce le dimensioni del suo giro d’affari. Quattro aste della bandiera. Un cancello in ferro, una costruzione bassa con i telai delle finestre di colore turchese. Una porta della fabbrica è aperta e ne fuoriescono i gemiti dei macchinari. Vicino alla reception sono appese delle foto di una squadra di basket. “Basket Iseo”, una squadra della serie C, sulla cui divisa campeggia il logo dell’azienda.

«Il nostro successo ha poco a che vedere con la scienza e molto con la conoscenza»

Alessandro Scaglione, AR Group

Alessandro Scaglione è il direttore vendite dell’AR Group. Un uomo elegante con cravatta ricamata, ha già lavorato in Germania e Brasile. Per spiegare ai profani cosa produce l’azienda ha pronto a portata di mano – sul davanzale della finestra – un pezzo di plastica. Una parte di un motore d’auto che assomiglia al tubo di un aspirapolvere. Lo tiene sollevato e mostra le aperture circolari, attorno alle quali sono tesi degli anelli in gomma. «Ecco le nostre guarnizioni».

La nazione industrializzata nascosta

Nella Rubber Valley italiana ci sono, per farla semplice, due tipi di aziende. Da un lato quelle che mescolano la gomma – usando ricette segrete. E dall’altro quelle come l’AR Group, che a partire da questi miscugli ottengono prodotti finiti. Ciò che le accomuna tutte è che nella nicchia sono di casa, che dispongono di uno straordinario know-how e che offrono ai loro clienti soluzioni personalizzate.

Scaglione spiega il segreto del successo rimarcando la differenza tra “scienza” e “conoscenza”. «Il nostro successo ha poco a che vedere con la scienza e molto con la conoscenza» dice.

Chi pensa all’Italia ha in mente i vestiti di Giorgio Armani, le vetture della Ferrari, il caffè Illy e la pasta Barilla. Lusso, gusto e stile. Ma ci si dimentica spesso che l’Italia, come la Germania, è una nazione europea industrializzata. Che è una delle cinque nazioni, a livello mondiale, il cui settore manifatturiero produce esportazioni per 100 miliardi di dollari.

Le medie imprese italiane sono forti nella costruzione di macchine, nella lavorazione dei metalli, nella meccanica di precisione. Le industrie si concentrano al nord, nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Solamente in Lombardia viene realizzato, secondo il gruppo Unicredit, il 22% delle performance economiche complessive del Paese, che corrisponde a 345 miliardi di euro. Gli economisti del gruppo Unicredit prevedono che quest’anno in Lombardia si assisterà a una crescita dell’1,3%.

Il mito delle barche Riva

Le province lombarde di Bergamo e Brescia, che fanno parte del cluster della gomma, contribuiscono in misura considerevole. Secondo uno studio elaborato dalla Fondazione Edison e dalla Confindustria di Bergamo, le due province con un valore aggiunto di 10 miliardi di euro ciascuna sono le due zone industriali più forti in Europa. Dei 20 maggiori cluster industriali europei, nove si trovano in Italia e dieci in Germania, come scrivono gli esperti con a capo il celebre economista Marco Fortis.

La Rubber Valley ha le sue origini a Sarnico. Il luogo ha una certa notorietà. Il perché ce lo svela una rotatoria. Al centro della rotonda, sollevata rispetto al piano della strada, c’è una barca di legno. Sulla carena in mogano, la scritta “Riva”. Carlo Riva ha dato il via qui, sul finire degli anni ’40, al suo cantiere navale. Le sue slanciate barche a motore sono diventate uno status symbol per il jetset. La regina dello schermo Brigitte Bardot e il playboy Gunther Sachs sfrecciavano con eleganza su una Riva.

In una via laterale dopo la rotonda con la Riva, si trova la ditta Colombo & C. È qui che ha inizio la storia della gomma. La storia di Rinaldo Colombo. All’inizio del XX secolo, il bergamasco ha lavorato per l’azienda di Dresda Feodor Burgmann, produttrice di guarnizioni. Durante la guerra, Colombo si è messo in proprio e nel 1922 ha trasferito la sua azienda da Milano a Sarnico.

Nel corso degli anni i collaboratori di Colombo & C. hanno seguito l’esempio del loro capo, fondando un’azienda dopo l’altra. Era nato il cluster della gomma.

Con circa 60 collaboratori, oggi Colombo & C. ha un giro d’affari di 12 milioni di euro. Le guarnizioni che produce sono usate soprattutto nei motori delle barche. Il principale acquirente è l’impresa finlandese Wärtsilä. A dirlo, Bruno Gervasoni. Che non è un ingegnere, ma un commercialista. «Anche mio padre era un commercialista. Lavorava per tutte le aziende della gomma in zona. Conosceva proprio tutti» dice Gervasoni, che è cresciuto a Sarnico e ci abita.

Belle guarnizioni invece che belle donne

Nella tromba delle scale, nei corridoi e negli uffici si avverte la presenza del fondatore, Rinaldo Colombo. Colombo era avanti per i suoi tempi. E un mago del marketing. Ce lo ricordano i vecchi poster pubblicitari appesi alle pareti. Colombo disegnava le macchine con penna e china, indicando con le frecce i punti in cui erano impiegate le sue guarnizioni.

Le sue opere d’arte ricordano le pubblicità di Alfa Romeo, Martini o Campari, ditte di gran lunga più grandi che si sono rivolte ai privati consumatori. E non solo. Colombo ha anche realizzato un calendario. Non un calendario con signorine svestite, come quello della Pirelli, ma con una guarnizione carina per ogni mese.

Resta aperta una domanda: perché Colombo trasferì l’azienda da Milano a una località lacustre sperduta? Non era una mossa necessaria. Anzi, era un ostacolo, in fin dei conti Sarnico non era ben collegata alle reti stradali. Nella cronistoria dell’azienda la spiegazione è alquanto vaga: «Tra la gente girava la voce che Colombo fosse venuto al lago perché impegnato in una relazione sentimentale con una donna del posto».

Traduzione: Colombo si era innamorato di una donna sposata che viveva sul lago. Lo sapevano tutti. Eppure, anche se la storia risale a molto tempo fa e Colombo è morto nei primi anni ’80, della liaison non si parla nemmeno oggi. Anche il direttore amministrativo della Colombo, Gervasoni, sogghigna in modo eloquente ma non si sbottona. Dice solo: «Il cluster della gomma è nato dall’Amore». Alla fine l’Amore in Italia non manca mai.


Tobias Bayer, «Gummidichtungen bringen Italien wieder nach vorn», Die Welt, 27 maggio 2015

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