La profezia di Fidel Castro

L’inverificabile dichiarazione profetica di Fidel Castro su Obama e papa Francesco

Di Maxime Vaudano

Da qualche settimana, Fidel Castro sembra sul punto di spodestare l’antico compagno rivoluzionario Che Guevara come mito della cultura popolare grazie a una citazione profetica del 1973 che invade i social: «Gli americani dialogheranno con noi il giorno in cui il loro Presidente sarà nero e il papa sudamericano».

Tradotta in spagnolo, inglese e perfino in arabo, la frase si è diffusa con la rapidità di un fulmine da quando Stati Uniti e Cuba hanno intrapreso un riavvicinamento storico, sette anni dopo l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti e due anni dopo che Francesco è diventato il primo papa sudamericano – due avvenimenti quanto meno imprevedibili nel 1973.

Numerosi internauti hanno rapidamente espresso dubbi sull’incredibile chiaroveggenza del leader della rivoluzione cubana, coscienti che il web pullula di citazioni smozzicate o del tutto false.

Dopo Buzzfeed e Slate.fr abbiamo tentato anche noi di verificare l’autenticità della citazione. Come hanno già fatto notare i nostri colleghi, sembra che non ci siano occorrenze al riguardo sul web prima del 2014, cattivo segno per una frase che dovrebbe essere stata proferita nel 1973.

Uno scherzo…

Questa frase appare per la prima volta su Twitter il 17 dicembre 2014, giorno in cui Obama e Castro hanno annunciato il riavvicinamento diplomatico tra L’Avana e Washington: il giornalista Vincent Bevins, corrispondente in Brasile per il Los Angeles Times, traduce in inglese quella che presenta allora come uno “scherzo” che circola sulle pagine Facebook brasiliane.

E che si trasforma rapidamente in meme, diffondendosi con la rapidità di un fulmine sui social:

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Qualche giorno dopo, Paris Match racconta che lo scherzo «circola per le vie smaltate del centro de L’Avana».

… trasformatosi in profezia

Il tono cambia progressivamente nella primavera del 2015: la stessa frase si trasforma in citazione veritiera, tratta da un colloquio tra Castro e un giornalista inglese e risalente al 1973. A provocare questo cambiamento, un articolo apparso il 10 marzo nel giornale argentino Diario de Carlos Paz con la firma di Pedro Jorge Solans.

Descrivendo il suo viaggio a L’Avana, lo scrittore e giornalista riferisce un aneddoto raccontatogli dall’autista del taxi, un certo Eduardo de la Torre, che nel 1973 era ancora uno studente:

Nel 1973, di ritorno da una visita in Vietnam, il comandante Fidel Castro si dedicò a una delle molte tavole rotonde con la stampa internazionale che il suo mandato gli imponeva. La guerra fredda era gelida, e il giornalista Bryan Davis di un’agenzia di stampa gli chiese:

«Quando pensa che potranno essere ristabilite le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, due Paesi così lontani malgrado la loro prossimità geografica?»

Fidel Castro lo guardò intensamente e rispose, parlando a tutti quelli che erano nella sala:

«Gli Stati Uniti dialogheranno con noi quando avranno un Presidente nero e quando il mondo avrà un papa latinoamericano.»

Passato inosservato per qualche tempo, l’articolo di Pedro Solans ha conosciuto un successo mondiale dopo essere stato ripreso nell’aprile e nel maggio del 2015 da diversi siti cubani. Con l’accumularsi di articoli, traduzioni e condivisioni sui social, la fonte della citazione è però sparita, rendendo difficile una verifica.

La citazione è autentica?

La veridicità della citazione si basa dunque interamente sulla testimonianza orale di Eduardo de la Torre, tassista de L’Avana. «L’oralità è una delle fonti più utili nella scienza così  come nella storia» si difende Dario de Carlos Paz.

Per saperne di più su Eduardo de la Torre, abbiamo contattato Pedro Jorge Solans, lo scrittore che ne ha riferito le parole a marzo.

«È il figlio di un traduttore-autista che si chiamava anche lui Eduardo e viaggiava all’epoca con diversi corrispondenti internazionali. Nell’ottobre del 1973, era stato ingaggiato da Neil Brian David, un giornalista australiano accreditatosi come britannico con il falso nome di Bryan Davis. David, che si era occupato della guerra [del Vietnam] era venuto a L’Avana per girare dei documentari sullo smantellamento dei missili russi nell’ottobre del 1962. È stato lui a fare la domanda a Fidel Castro in quella conferenza stampa».

La risposta del Lider Maximo sarebbe quindi stata riferita all’autista Eduardo de la Torre da Neil Brian David, e l’uomo avrebbe poi  tramandato l’aneddoto al figlio, che «si dedica a far rivivere l’eredità testimoniale e fotografica del padre», come dichiara Pedro Jorge Solans. Quest’ultimo ci assicura di aver confermato l’informazione nel febbraio 2015 con altri giornalisti cubani presenti alla conferenza stampa, i quali gli «hanno chiesto di mantenere l’anonimato per ragioni evidenti».

Non esistendo alcun testo in archivio né alcun filmato di questo incontro, siamo costretti a fare congetture per valutare la verosimiglianza (e non la veridicità) delle testimonianze: Neil Brian David, celebre reporter di guerra australiano conosciuto per i suoi pezzi su Vietnam e Cambogia, è purtroppo  morto nel 1985. Anche se non esistono tracce dei suoi documentari sui missili russi a Cuba, la sua biografia indica che è diventato freelance dopo aver lasciato Phnom Penh nel giugno del 1973. E lo stesso Fidel Castro aveva visitato il Vietnam nel settembre del 1973. Un incontro tra i due a L’Avana come descritto da Solans è dunque possibile.

Lo scrittore argentino avanza una possibile spiegazione per la risposta profetica di Fidel Castro alla domanda del giornalista australiano: si tratterebbe di un modo per non rispondergli, «dato che L’Avana lo considerava una spia».

I detrattori di questa tesi ritengono invece che la leggenda metropolitana sia nata da una deformazione della risposta rilasciata dal presidente cubano nel giugno del 1977 alla televisione americana ABC News in merito alla normalizzazione dei rapporti americano-cubani:

«Penso che dipenda dalla buona volontà delle due parti. E ci vorrà del tempo. Non penso che si potranno ristabilire durante il primo mandato Carter, ma forse in occasione del suo secondo mandato tra il 1980 e il 1984».

Retrospettivamente, potremmo paragonare questa scadenza alle calende greche, perché Jimmy Carter non è stato rieletto nel 1980.

A meno che i giornalisti presenti all’epoca non escano allo scoperto, non sapremo probabilmente mai se Fidel Castro era un vero profeta. Ma come avviene spesso per le belle storie, nella memoria collettiva la verosimiglianza avrà certamente la meglio sulla veridicità.


Maxime Vaudano, «L’invérifiable déclaration prophétique de Fidel Castro sur Obama et le pape François», Le Monde, 29 luglio 2015

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